In un mondo dove dominano i manga possiamo guardare non solo al Giappone ma anche ad altri paesi europei per leggere opere di questo genere. Tra gli autori di global-manga portati da Edizioni Star Comics alla scorsa Lucca Comica & Games, oltre alla nostra Francesca Siviero, era presente Marika Herzog, autrice tedesca che ha presentato la sua nuova opera, Sleepy Boy. Ricordatevi la nostra recensione del volume mentre nella nostra intervista qui sotto potete leggere cosa ci ha raccontato Marika del suo manga e delle sue passioni che ispirano il suo lavoro.
Ciao Marika e benvenuta su NerdPool. Potresti presentarti al nostro pubblico e raccontare il tuo percorso artistico e cosa ti ha spinto a dedicarti a disegnare in stile manga.
Ciao a tutti! Sono Marika, ma potete chiamarmi anche Demoniacalchild, come il mio nick online, o Mika. Vengo dalla Germania, sono dipendente dal caffè e ho tre gatti che non mi fanno mai dormire. Il mio percorso artistico è stato forse un po’ diverso da quello degli altri e ho iniziato davvero tardi. Prima di disegnare frequentavo una scuola sportiva, ho praticato volley e altri sport, ma in particolare ero una judoka. Facevo competizioni e volevo andare alle Olimpiadi. Poi, però, mi sono trasferita da una grande città ad un piccolo villaggio; la mia scuola era molto distante e quindi non ho più avuto la possibilità di continuare a fare sport. Quindi è arrivata mia nonna e mi ha detto, c’è una competizione di disegno per una fiera di libri, a te piace disegnare ma non hai mai avuto tempo per farlo, ora puoi, fallo! E quindi mi sono dedicata al disegno e ai manga.
Sleepy Boy è il tuo manga in uscita per Edizioni Star Comics a questo Lucca Comics & Games. Ci racconteresti chi è il protagonista Nate e perché beve sempre caffè?
Lui beve molto caffè perché deve stare vivo (ride). Non sveglio ma vivo. Infatti se lui si addormenta i suoi incubi prendono vita e mettono in pericolo i suoi famigliari e le persone che gli sono accanto. E ovviamente ciò ha un grande impatto sulla sua vita quotidiana. Quindi cerca di stare sveglio ad ogni costo bevendo molto caffè, e visto che non è una persona normale può sopravvivere senza dormire, a differenza nostra che probabilmente saremmo già morti (ride).

Il mondo di Sleepy Boy è pieno di elementi diversi: orologi, pesci, civette, funghi, sogni, doppelganger cattivi. Dove nasce l’idea della storia e come hai messo insieme questi diversi aspetti che lo rendono intrigante?
L’idea viene da molti caffè, come ho detto in precedenza ne sono dipendente e poi dai miei gatti che non mi fanno dormire. Tante idee provengono da scambi che ho avuto con mia sorella, con la quale mi confronto e ci lanciamo a vicenda idee e spunti. La parte del sogno in Sleepy Boy viene dal fatto di poter avere maggior libertà nel character design. Ho deciso di inserire i sogni perché con essi puoi fare qualsiasi cosa. Quindi anche se la storia è ambientata nel nostro mondo, posso aggiungere altri elementi diversi e mixarli. Era un’opportunità da sfruttare. Per Nate inoltre l’ho reso affetto da paralisi del sonno, anch’io un po’ ne soffro un paio di volte l’anno da quando ero piccola ed era un elemento che volevo inserire come parte degli incubi che lo tormentato e anch’esso si riconnette al mondo dei sogni.
Ogni autore tende a mettere qualcosa di sé nei suoi personaggi. Lo hai fatto anche tu, e che cosa hai messo di te in Nate a parte l’amore per il caffè?
Ah beh ovviamente c’è l’amore per il caffè (ride). Io possiedo la Gold Card di Starbucks con il mio nome sopra e nel passato prima del Coronavirus lavoravo ai miei manga sempre da Starbucks. Amici e anche fan sapevano che mi facevano felice a regalarmi le tazze di Starbucks, è una cosa conosciuta questa mia passione per il caffè. A parte questo però, credo che una parte importante della storia sia l’accettazione di sé, il riflettere su se stessi. Nate infatti non si fida del suo riflesso e di conseguenza di se stesso e delle sue capacità e quindi mi ritrovo in questo aspetto di lui.

Sleepy Boy è una serie, hai già programmato i prossimi volumi e il finale della storia?
Si, ho già deciso il finale. Sono solita lavorare su storie brevi, ma è deciso che Sleepy Boy sarà composto da 4 volumi. Gli ultimi due dovrebbero essere un po’ grandicelli, li potresti usare per uccidere qualcuno, se nel cuore della notte senti dei rumori li puoi usare come arma di difesa (ride). In ogni caso l’inizio e la fine della storia sono le cose che ho subito definito.
Infatti Sleepy Boy non è la tua prima opera, ma hai già pubblicato diversi manga. Senti di essere cresciuta come artista e in che modo?
Assolutamente! Penso che quando ho iniziato a fare manga questo era per me un mondo nuovo. Ho avuto però la fortuna di lavorare con un editor che aveva 10 anni di esperienza nel settore in particolare nelle nuove produzioni. In Germania molti editori non sono capaci di fare un questo tipo di editing, vorrebbero ma molti non riescono perché non abbiamo una cultura del fumetto come in altri paesi. Sta già crescendo con diversi editori come Altraverse (NdE: editore che pubblica Sleepy Boy in Germania), una delle speranze per la Germania (ride). Per quanto mi riguarda con il mio editor ho avuto una grande spinta a crescere rispetto a quando ero una novizia. Ho dovuto cambiare il mio modo di lavorare e non voglio tornare indietro, perché ho visto come si doveva fare il lavoro, come fare uno storyboard e tutte le basi necessarie. Questo ha avuto un grande impatto su di me, sul mio storytelling e stile di disegno e ne sono molto contenta.
Le tue opere rientrano nel genere shonen e avventura. Pensi in futuro di dedicarti ad altri generi e se sì quali ti piacerebbe esplorare?
Mi sono dedicata ad altri generi prima. Nelle fasi iniziali della mia carriera ho disegnato shojo e anche boys love poi sono passata a opere più shonen e credo che rimarrò soprattutto un’artista di shonen. Però sì in Germania ho pubblicato opere anche di altri generi.

Dovendo occuparti di ogni aspetto, della storia, della sceneggiatura, del disegno, quale aspetto del lavoro è il più difficile e quello più piacevole?
Ad essere onesta, dipende: alle volte sono frustrata dallo storyboard, altre volte trovo piacevole la parte di inchiostrazione, o fare le bozze o colorare le immagini… E altre volte odio fare tutto (ride)! Credo dipenda dal mio mood del momento e come sono, se ho bevuto abbastanza caffè o se mi sono dovuta dedicare troppo ad un certo aspetto e vorrei non ripeterlo. Però alle volte ho difficoltà in particolare con la parte di storytelling e storyboard soprattutto, quando hai molte informazioni ed elementi da inserire e devi trovare il modo di farlo sfacciatamente, perché devi avere un buon ritmo. Non sempre è facile e devi comunque trovare una buona soluzione. Quindi sì, credo che alla fine lo storyboard può essere la parte più problematica del lavoro.
Quali mangaka e artisti ti hanno ispirato per sviluppare il tuo stile di disegno?
Sono molti gli artisti che hanno avuto un grosso impatto su di me. Ci sono Oba e Obata, Kazuya Minekura, Oh! Great di Air Gear, Haruichi Furudate di Haikyu, Horikoshi di My Hero Academia. Questi sono i principali artisti, che mi hanno formato. Se poi ripenso al mio stile e alla mia crescita, all’inizio mi rifacevo allo stile di Arina Tanemura, poi sono passata ad uno stile più vicino a Kazuya Minekura, che ho mischiato con quello di Oh! Great per poi riuscire a sviluppare un mio stile personale. Questi sono stati gli step dello sviluppo del mio stile di disegno e gli artisti che ho citato quelli più importanti per la mia crescita.
Tu al pari di altri tuoi colleghi europei vi dedicate ad opere manga. Che cosa ne pensi di questo genere e che futuro vedi per i global manga?
Sono felice che stia crescendo, anche perché da un punto di vista tecnico e di disegno ci sono molti artisti che sono allo stesso livello di quelli giapponesi. L’unica differenza è come viene insegnato lo stile, che non per forza è brutto perché si tratta di una questione culturale. Non possiamo raccontare una storia identica a quella di un autore giapponese che vive lì immerso in quella cultura. Noi non potremmo mai avere la stessa esperienza, abbiamo la nostra cultura, il nostro modo di pensare che è diverso. Per questo credo che non è né brutto né bello, ma siamo comunque bravi nel nostro modo unico e nel nostro storytelling. Abbiamo influenze dalle nostre culture ed esperienze e questa è una cosa della quale non dovremmo vergognarci ma anzi esserne orgogliosi. Proprio per questo sono contenta di come sta crescendo il fenomeno dei global-manga perché sì, siamo bravi, siamo diversi che non copiamo troppo dal Giappone ma abbiamo un nostro stile.

Ultima domanda: caffè in lattina, americano oppure espresso?
Pumpkin Spice latte e latte macchiato (ride). Questi sono i miei preferiti ma qui in Italia mi sta piacendo l’espresso ma sopratutto il cappuccino!




