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NerdPool > Blog > Libri > PERCHÉ I CAVALLI CORRONO? di Cameron Stewart: recensione 
Libri

PERCHÉ I CAVALLI CORRONO? di Cameron Stewart: recensione 

Eleonora Trevisan
1 Ottobre 2025
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6 Min
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Perché i cavalli corrono? è il sorprendente esordio letterario di Cameron Stewart, attore, sceneggiatore e scrittore considerato ad oggi una delle voci più originali della narrativa australiana contemporanea. Un romanzo intenso e profondo che arriva in Italia grazie Carbonio Editore, con la traduzione di Barbara Ronca.

Trama

Da tre anni Ingvar è un uomo senza più una casa né una meta. Cammina giorno dopo giorno attraverso l’Australia più selvaggia, evitando le strade battute e il contatto umano, nutrendosi solo di ciò che la terra gli concede e annotando pensieri su un taccuino sgualcito. Cammina senza fermarsi, se non per qualche ora, come chi sa che ogni sosta aprirebbe la porta al fiume dei ricordi. Un giorno arriva in una remota valle tropicale, un luogo sospeso nel silenzio di un paesaggio indomabile. Qui incontra Hilda, anziana burbera ma dal cuore generoso, che gli offre rifugio in un vecchio capanno sulla sua proprietà. Così, nel linguaggio discreto delle piccole cose, prende forma un legame inatteso: due solitudini che si sfiorano appena, ma abbastanza da riconoscere nell’altro un’eco della propria ferita.

“Sono su una nave vichinga diretta verso nuovi mondi. Sei ancora con me, Lotte? Sei in me? Quando gli altri parlano, è solo te che voglio sentire. Fluttuiamo insieme in mare aperto e bruciamo come i vichinghi. Un falò sull’acqua.”

Recensione

Ingvar non parla da tre anni, da quando ha perso sua figlia in un incidente. Da quel momento ha iniziato a camminare e non si è più fermato, ha attraversato cittadine, foreste, strade, senza una meta, senza uno scopo. Ormai pelle e ossa, è diventato l’ombra di sé stesso: “Niente lo spaventava, al buio. Lui era il buio.”

Fermarsi vorrebbe dire pensare, fermarsi vorrebbe dire ricordare, e Ingvar non può sopportare il peso delle memorie della sua vita passata. Per questo cammina e continua a camminare, anche quando il corpo non ne può più, cercando di espiare la colpa che porta dentro, sotto la pioggia battente e sotto il sole infuocato.

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Finché, un giorno, raggiunge una valle e proprio lì, senza sapere bene perché (o forse sì), sceglie di fermarsi. Come dimora sceglie un capanno delle banane fatiscente, pieno di infiltrazioni e pericolante, che sorge nel terreno di proprietà di una vecchia signora.

Hilda ha perso tragicamente il marito Col da poco, ma continua a parlare con lui. Insieme al suo cane Janus si occupa del bestiame e della sua proprietà con tenacia e determinazione, nonostante l’età avanzata. Non si può certo dire che sia felice dell’arrivo di Ingvar, eppure malgrado la paura sceglie di mostrarsi gentile, forse riconoscendo negli occhi dell’uomo lo stesso suo dolore.

Così Ingvar si mette al lavoro: ha deciso di lastricare il vialetto di accesso alla casa di Hilda, che è diventato scivoloso e impraticabile. Un lavoro che richiederà mesi, ma che affronta a testa bassa, desideroso di ricambiare la gentilezza di Hilda. Col tempo, tra i due nasce un rapporto particolare, una solidarietà e una vicinanza speciali che aiuterà entrambi a guarire le proprie ferite.

Durante la sua permanenza nella valle, Ingvar incontra altri svariati personaggi e ciascuno di loro lascia una traccia in lui. Prima tra tutte, Ginger: una ragazza spigliata e piena di vita che gli ricorda sua figlia, e che vive al di là del fiume insieme a sua madre. Il loro rapporto aiuterà Ingvar ad avere il coraggio di perdonare e di perdonarsi, per tornare finalmente a sentirsi vivo.

Questo esordio è una lettura davvero magnetica, un racconto a tratti crudo e violento, come la natura australiana che ne fa da sfondo, così maestosa e piena di pericoli. Il personaggio di Ingvar ha una grande profondità e umanità, la sua voce ci arriva sia tramite il racconto, sia attraverso gli estratti dei suoi diari, lettere indirizzate a sua figlia. Ma in alcuni (dolceamari) capitoli, ecco che anche la voce di Lotte fa capolino, regalandoci degli spaccati di vita davvero commoventi.

Perché i cavalli corrono? si chiede Lotte, corrono via da qualcosa, o verso qualcos’altro? E proprio suo padre Ingvar è corso via, come un cavallo spaventato corre senza una meta, per il solo bisogno di allontanarsi il più possibile e fuggire dalla sua responsabilità e dalla colpa. Ma fuggendo è corso verso la valle, verso Hilda, Ginger e tutte le altre persone che ha incontrato, imparando che “Il mondo va avanti, e così fai tu. Con accettazione. Diventi la persona che sei destinato ad essere.”

Questa è una storia di dolore e di perdita, con un finale inaspettato che può lasciare con l’amaro in bocca, ma piena di struggente malinconia.

La potete trovare QUI.

L’Autore

Cameron Stewart è considerato una delle voci più originali della narrativa australiana contemporanea. È cresciuto in una fattoria nel Nuovo Galles del Sud e ha viaggiato per tutta l’Australia. Dopo molti anni a Sydney, oggi vive in Corea del Sud, a Seul. Con Perché i cavalli corrono?, suo romanzo d’esordio, ha vinto il prestigioso MUD Literary Prize 2025 e, nello stesso anno, si è classificato finalista fra gli autori esordienti ai NSW Literary Awards, uno dei più ricchi e longevi premi letterari australiani.

ARGOMENTI:carbonio editoreRecensione
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