Dopo averci portato in Russia ai tempi della Seconda Guerra Mondiale (La terra, il cielo, i corvi) e in Amazzonia (Il contastorie), Teresa Radice e Stefano Turconi sono tornati a ottobre con un nuovo fumetto, Ávila, stavolta ambientato nella Francia del 1600. Pur continuando la serie di Le ragazze del Pillar (lo scorso anno vi abbiamo parlato del terzo volume), ogni due anni arriva puntuale un’altra storia di questa fantastica coppia fumettistica, che non smette mai di sorprendere ed emozionare.

Caccia alla strega
Siamo in Francia nel 1642. Ávila vive nel bosco che circonda una piccola cittadina e si procura da vivere vendendo unguenti e prodotti fatti con le erbe. Questa sua passione e abilità viene vista però in malo modo da molti paesani, che la considerano una strega, e le voci finiscono per arrivare alle orecchie del Cardinale Richelieu, che manda un cacciatore a cercarla. Ávila è cresciuta con la mamma, spostandosi spesso da un posto all’altro, fino a quando la madre è scomparsa, lasciandola sola, ma lei non si è mai data per vinta ed è decisa a rintracciarla. Per quanto Ávila sia una persona buona e gentile con tutti, in realtà nasconde un oscuro segreto che non può rivelare a nessuno, infatti da qualche tempo ha acquisito l’abilità di parlare con gli animali e, soprattutto, con la sua ombra, chiamata Astor, con la quale ha sviluppato un rapporto molto profondo.
Una circostanza fortuita la porta a incontrare Timothée, un ragazzo che si procura di che vivere compiendo piccoli furti ai ricchi e che è stato appena reclutato da una banda di ladri, alla ricerca proprio di Ávila per venderla a qualche nobile della zona. Il primo incontro tra i due non è dei migliori, ma il ragazzo si affeziona subito ad Ávila e decide di restare al suo fianco in un cammino che sarà pieno di ostacoli.

La paura per il diverso
Con Ávila, Radice e Turconi inseriscono nella storia un elemento nuovo, finora pressoché assente nella loro produzione, ovvero la presenza del sovrannaturale. La protagonista vive in una condizione difficile a causa di quella paura per il diverso che portava molte donne a essere malviste e tacciate di essere delle streghe e delle adoratrici del diavolo, soprattutto agli occhi della chiesa. In qualche modo, Ávila lo è davvero ma le sue abilità sono volte al bene e ad aiutare le persone in difficoltà. Affrontando questo tema, Radice e Turconi raccontano anche la società contemporanea. Gli sguardi di paura che la ragazza sente su di sé sono come quelli che al giorno d’oggi tante persone provano su di loro solo per non essere conformi a quello che la maggioranza considera “normale”.

Tra realtà e finzione
Se è vero che in Ávila è presente l’elemento sovrannaturale, non mancano comunque i riferimenti alla realtà storica del tempo. Come in ogni opera di Radice e Turconi niente è lasciato al caso e ogni personaggio o inquadratura è il risultato di uno studio lungo e approfondito. Ad esempio, non poteva mancare una figura storica come quella del Cardinale Richelieu, che viene però raffigurato meno terrificante di come solitamente avviene. Mentre ordina di cercare la ragazza, lo vediamo addirittura accarezzare un gatto sulle sue gambe. Al tempo stesso, le matite e i colori di Stefano Turconi hanno ormai raggiunto una perfezione incredibile. I luoghi prendono vita con grande accuratezza permettendo a chi legge di sentirsi ancora più catapultati nel periodo storico in cui vivono i personaggi. A tal proposito, la mappa di Parigi dell’epoca interamente ridisegnata, che troviamo a metà volume, lascia veramente senza fiato.
Divisa in tre parti, la storia ci viene raccontata dalle parole di un narratore dall’identità ignota, un venditore ambulante che si trova a passare in quelle zone e venuto a conoscenza della vicenda. Le sue parole, rivolte direttamente al lettore, fanno da commento a quello che sta accadendo e, in alcuni casi, aiutano a contestualizzare meglio i personaggi. Teresa Radice costruisce delle figure a tutto tondo, che si inseriscono perfettamente nel ruolo che ricoprono, come nel caso del cacciatore, ma mai banali e ogni elemento si incastra alla perfezione per costruire un racconto dalle atmosfere fantastiche e fiabesche, con bei colpi di scena e momenti drammatici. Un altro bel gioiello nella produzione di due artisti che cercano continuamente di rinnovarsi e di raccontare ogni volta qualcosa di diverso, ma con una cifra stilistica ormai riconoscibile e unica.


