Da qualche anno ormai Marvel e Dc Comics, le big two, pubblicano annualmente per il pride month (il mese di giugno) una serie di storie a tema LGBTQIA+ per dare visibilità tanto ai personaggi che agli autori e lettori facenti parte della comunità queer. Se da un lato il rischio di pinkwashing, ossia il mero sfruttamento a fini commerciali di una ricorrenza come il pride month (basti pensare a tutta quella sfilza di imprese, società e attività imprenditoriali che cambiano il logo con la variante arcobaleno a inizio giugno per poi tornare al logo “classico” passato il mese) è dietro l’angolo, potendo portare qualcuno a domandarsi se non sia solo una trovata commerciale messa in atto da due colossi dell’intrattenimento, dall’altro è anche vero che ci si trova in due contesti in cui la diversità e l’apertura mentale, fin dagli albori (possiamo risalire ai primi anni ’40 con Wonder Woman), hanno costituito il caposaldo che ha permesso a entrambe le compagnie di crescere e proliferare.
In questo particolare contesto si inseriscono le due antologie DC Pride e Marvel Pride, edite nel nostro mercato da Panini Comics, che con strumenti e forme narrative prescelte diverse, celebrano le comunità LGBTQIA+ dei rispettivi universi.

Stesso orgoglio, universi differenti
L’approccio prescelto dalle due case editrici è per certi versi distinto in modo quasi diametralmente opposto e permette quindi di fruire di due antologie diverse, che proprio per l’impostazione possono o meno attirare un pubblico più ampio: l’antologia Marvel prevede infatti una lunga storia sul rinnovamento delle promesse di matrimonio di Mystica e Destiny, una delle coppie queer storiche della marvel (a cui fa da corredo una breve intervista a Claremont, che introdusse questa relazione in un periodo di forte censura fumettistica), aggiungendo in appendice altre due storie con America Chavez (primo personaggio LBGTQIA+ latinoamericano della casa delle idee) e una con spider-man e i “super-amici” (l’x-man Iceman e Firestar); l’antologia DC prevede invece una serie di storie in larga parte autoconclusive con protagonisti anche qui personaggi che hanno fatto la storia queer della DC, su tutti Coagula, prima supereroina transgender di casa DC (del 1993, qui ripresa per omaggiare la sua creatrice Rachel Pollack, scomparsa nel 2023), passando ad altri personaggi più o meno noti e chiudendo con una storia focalizzata sull’esperienza personale di uno degli autori di comics più blasonati dei nostri tempi, Phil Jimenez, che insieme al nostro Giulio Macaione hanno dato vita a una toccante storia sull’identità di genere sviluppata attraverso e grazie al concetto di paracosmo.

Un grande elemento di differenza si individua già in questa introduzione ai volumi: nel caso Marvel buona parte del volume è focalizzata sui mutanti della Casa delle Idee, con tutto ciò che ne consegue in termini di rapporti interni, leggibilità e comprensione di dinamiche per chi non è poco familiare con l’universo; viceversa l’antologia DC cerca di presentare (non riuscendoci al 100%) una serie di storie brevi fruibili anche senza avere una conoscenza articolata del mondo di riferimento, mirando più a veicolare un determinato messaggio legato al tema prescelto. Il risultato finale è che, volendosi porre nell’ottica di un lettore lontano dai due mondi ma attratto dalla tematica LGBTQIA+, l’antologia DC risulti non solo più fruibile ma presenti anche storie contenutisticamente più rilevanti, forte anche del fatto di presentare un ventaglio narrativo più ampio. Come visto anche negli anni passati (DC Pride 2022 italiano per esempio), il fatto di permettere a un autore queer di poter condividere la sua esperienza e il suo rapporto con i fumetti, e come questi ultimi siano stati rilevanti per la proprio identità queer, restituisce sicuramente un volume con uno spessore aggiunto e un’anima che va oltre la semplice celebrazione.

Uno “spazio” per tutti
Come già accennato, una delle storie più rilevanti è “Spazi”, di Phil Jimenez e del nostro Giulio Macaione, raccolta nell’antologia DC. Vincitrice dell’Eisner Award come miglior storia breve, la storia racconta l’esperienza di Jimenez, autore dichiaratamente gay, e del suo rapporto indissolubile con Wonder Woman: Themyscira rappresenta infatti la prima utopia queer e qualcosa di estremamente forte con cui Jimenez si identifica tutt’ora, e proprio grazie al lavoro su quel mondo e i suoi personaggi coltiva la sua identità queer esplorandola e abbracciandola a pieno. Qui il lettore può vedere l’infanzia di Jimenez, l’elaborazione del suo paracosmo (un mondo immaginario complesso e stratificato che solitamente si elabora durante l’infanzia) e il suo sentirsi diverso e fuori posto in una società così omologata e omologante da non permettere qualcosa di “non conforme” per i tempi. Come dice lo stesso autore, il fatto stesso a quattro anni di avere una cotta per Freddy (del cartone di Scooby Doo) lo faceva sentire diverso ma in modo sbagliato. Questo porta alla scoperta del mondo di Wonder Woman, all’isola Paradiso popolata unicamente da donne e a quanto di queer avesse quel mondo utopico (lo stesso creatore di Wonder Woman, lo psicologo Marston, ebbe una relazione poliamorosa con la moglie Elisabeth e la partner Olive Byrne, ed entrambe furono d’ispirazione nel plasmare il mondo dell’eroina) e a come lo stesso Jimenez potesse contribuire a creare un mondo visto attraverso le lenti queer. Il valore di questa storia si apprezza soprattutto nel dialogo che l’autore fa con il giovane sé, ricordandogli di non smettere mai di sognare e immaginare i suoi paracosmi, facendo sì che le utopie di oggi diventino le realtà di domani, non perfette, ma reali e tangibili. Non una celebrazione solo dei personaggi quindi, ma anche dei creativi che ci stanno dietro e dei lettori, che proprio da queste storie negli anni passati sono stati ispirati e invogliati a intraprendere un viaggio alla scoperta di sé stessi.
L’utopia di oggi, la realtà di domani
Che siate fan o meno delle letture supereroistiche, ciò che si celebra con questi due volumi va ben oltre il semplice universo fumettistico di riferimento ma tocca corde che ognuno dovrebbe suonare almeno una volta nella propria vita. Le due antologie (che nonostante la dicitura 2025 nel nostro mercato pubblicano le storie edite lo scorso anno in America) regalano un punto di vista interessante e originale sulle comunità LGBTQIA+ fumettistiche, dimostrando ancora una volta non solo come il medium fumetto risulti sempre attuale ma anche estremamente rappresentativo di coloro che effettivamente ne fruiscono: si è visto in passato con rappresentazioni di genere e razziali “anomale” per i tempi e continua a vedersi tutt’oggi, ispirando e motivando le nuove generazioni.



