Di solito, quando si valuta il miglior film dell’anno, si guarda agli incassi al botteghino. Il 2025, però, fa eccezione, grazie al successo di KPop Demon Hunters: un film d’animazione distribuito in streaming su Netflix che ha avuto un’uscita cinematografica solo perché il colosso dello streaming ha deciso di portare in sala una versione “sing-along”. In poco più di cinque giorni, il film ha incassato 24,6 milioni di dollari, una cifra che rappresenta puro profitto per Netflix, considerando che il titolo non era stato inizialmente pensato per il grande schermo.
Per la prima volta nella sua storia, Netflix ha conquistato il primo posto al box office nordamericano. Le HUNTR/X hanno letteralmente dominato la scena: Netflix ha confermato che KPop Demon Hunters è diventato il film più visto di sempre sulla piattaforma, mentre ben sette brani della colonna sonora hanno occupato per mesi le posizioni di vertice della Billboard Hot 100. Il film ha inoltre ottenuto tre nomination ai Golden Globe: Miglior film d’animazione, Miglior risultato cinematografico e al botteghino e Miglior canzone originale. Eppure, c’è un dettaglio sorprendente: quello che si è rivelato un trionfo per Netflix avrebbe dovuto esserlo per Sony.
Perché Sony ha perso KPop Demon Hunters
La storia di KPop Demon Hunters risale al 2021, quando i vertici di Sony cercavano una strategia per reagire agli effetti della pandemia. Le sale cinematografiche erano ancora in difficoltà e gli incassi risultavano imprevedibili. Mentre molte major si spostavano verso modelli digitali o ibridi, Sony — priva di una propria piattaforma di streaming — trovò naturale siglare un accordo con Netflix. Secondo l’analista Matt Beloni di Puck News, lo studio firmò un accordo “Pay One” che garantiva a Netflix una sorta di diritto di prelazione su alcune produzioni, con la possibilità di approvarle direttamente. In cambio, Sony riceveva un pagamento premium concordato in anticipo, oltre alla copertura dei costi di produzione.
Questo extra, sempre secondo Beloni, era limitato al 25% del budget. Nel caso di KPop Demon Hunters, ciò significa che Sony ha incassato circa 25 milioni di dollari di profitto su un budget di 100 milioni: una cifra modesta se rapportata a quello che è stato il film più importante del 2025. Netflix detiene inoltre i diritti della proprietà intellettuale e ha già firmato accordi con Sony per un sequel, che resterà anch’esso un’esclusiva della piattaforma, con eventuali uscite in sala considerate solo un bonus.
È facile criticare Sony col senno di poi, ma all’epoca l’accordo con Netflix aveva perfettamente senso. Garantiva entrate sicure mentre il mercato globale cercava di riprendersi dal COVID. Come sottolinea Beloni, l’intesa prevedeva anche l’acquisto di film che non erano mai stati pensati per un’uscita cinematografica, come L’amante di Lady Chatterley o People We Meet on Vacation. Una strategia logica nel breve e medio termine, anche se oggi appare come un’occasione mancata.
KPop Demon Hunters avrebbe avuto lo stesso successo al cinema?
Durante una conferenza della Bank of America a settembre, l’amministratore delegato di Sony Pictures, Ravi Ahuja, ha ammesso che lo studio ha perso una grande opportunità:
«Col senno di poi, è evidente che si tratta di un successo enorme. È un film molto specifico, a tema K-pop. Netflix ha coperto tutti i costi, aggiungendo anche un margine di profitto. All’epoca sembrava la scelta giusta, ma oggi viene naturale pensare che forse avrebbe potuto funzionare anche in sala».
Detto questo, resta difficile stabilire cosa sarebbe successo in uno scenario alternativo. Alcuni addetti ai lavori hanno spiegato a Beloni che il film potrebbe aver avuto proprio nello streaming il segreto del suo successo. L’animazione originale, infatti, ha faticato al botteghino nel periodo post-pandemia e, fatta eccezione per i film dello Spider-Verse, uno stile più audace e vicino all’anime tende a non attirare un pubblico generalista nelle sale, soprattutto negli Stati Uniti.
Secondo questa visione, KPop Demon Hunters ha trovato il suo pubblico ideale su Netflix: spettatori che raramente vanno al cinema, ma che sono estremamente ricettivi a questo tipo di contenuti. Se così fosse, il film è diventato il fenomeno dell’anno proprio grazie allo streaming e avrebbe avuto un impatto molto più ridotto sul grande schermo. Per il co-CEO di Netflix Ted Sarandos, il successo del film rappresenta una conferma dell’idea che il pubblico moderno preferisca guardare i film a casa piuttosto che in sala — una prospettiva che sta già facendo discutere l’industria.
Allo stesso tempo, però, questa lettura rischia di sminuire il valore intrinseco del film. KPop Demon Hunters è un successo perché è un film realizzato con cura e talento, ricco di numeri musicali spettacolari, animazioni brillanti e personaggi ben costruiti. Nessun film è un successo garantito, ma con una campagna di marketing efficace avrebbe probabilmente ottenuto ottimi risultati anche al botteghino, sostenuto dal passaparola.
Alla fine, resta un grande “se”. Nella realtà, Sony si è lasciata sfuggire il film dell’anno, mentre Netflix ha aggiunto un nuovo, enorme franchise al proprio catalogo proprio nello stesso periodo in cui Stranger Things, il suo colosso da miliardi di dollari, è giunto al termine. Per Netflix, il tempismo non poteva essere migliore, e ora l’obiettivo è trasformare KPop Demon Hunters in una saga di lunga durata.


