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NerdPool > Blog > Libri > LA BALIA DI BACON di Maylis Besserie: recensione
Libri

LA BALIA DI BACON di Maylis Besserie: recensione

Ilaria Derosa
16 Dicembre 2025
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10 Min
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La casa editrice Voland ci presenta La balia di Bacon, ultimo capitolo della trilogia franco-irlandese di Maylis Besserie, con la traduzione italiana curata da Daniele Petruccioli. La scrittrice francese cerca di spiegarci da dove il pittore Francis Bacon abbia tratto ispirazione per la sua arte, lasciando che sia proprio la sua amata balia a raccontarci tutta la storia.

Trama

Irlanda, 1911. A Connycourt House si presenta l’inglese Jesse Lightfoot, pronta per incominciare il suo lavoro di balia presso la famiglia Bacon, che vanta nobili origini. Tra i vari figli del Capitano, Jesse si affeziona immediatamente al secondogenito Francis, il più sensibile e cagionevole di salute. Il padre è un uomo rabbioso che comanda in casa con fare tirannico, scagliandosi particolarmente contro Francis, considerato debole, fifone e una “femminuccia”. La madre di Francis non prende posizione ed è per questo motivo che il piccolo lega immediatamente con Jesse, arrivando a considerare lei la sua vera madre.

Francis subisce violenze di ogni genere, sia mentali che sessuali, provocando in lui una reazione continua di sfida nei confronti del padre, fino a che viene cacciato di casa all’età di 16 anni perché sorpreso a indossare la biancheria intima della madre.

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“…L’ho detto, questo ragazzo è diverso. Lui, lo schiacciato, l’esiliato, non è disposto a permettere al padre di fargli la pelle. Sa volare con le sue ali. La fossa se la scaverà da solo..”

Da qui Francis, con pochissimi soldi in tasca, inizia a girovagare per l’Europa scoprendo in sé quella vena artistica che aspetta solo di essere espressa su una tela. La sua è una pittura violenta, tesa e tragica che combacia sia con il tumulto interiore che lo attanaglia che con il mondo che lo circonda.

Tra notti sfrenate, amori tormentati e i giudizi taglienti della critica, l’amore di Francis per la sua amata nanny rimane forte e duraturo, la quale Jesse continua a proteggerlo, cercando di tenerlo lontano dai guai. Proprio lei, la donna che più di chiunque altro ha saputo amarlo e capirlo, leggendo nel suo cuore tormentato e standogli vicino fino al suo ultimo respiro.

Recensione

Francis Bacon (Dublino 1909 – Madrid 1992) è considerato uno dei pittori più importanti e influenti del secondo Novecento. Quello che colpisce della sua arte è come le vicende personali siano sempre state strettamente legate alle sue opere, in quanto l’artista ha utilizzato la pittura come mezzo per esprimere le sue emozioni e le sue inquietudini. Nonostante venga ricordata come una persona estroversa e dedica al divertimento, Bacon ha sempre nascosto dentro di sé dei sentimenti cupi e contrastanti, a causa dei problemi che ha avuto fino dalla sua infanzia. Il padre, veterano di guerra, aveva un carattere irascibile che lo portava a essere in contrasto con il figlio, maltrattandolo ripetutamente e facendogli subire non solo violenze verbali, ma soprattutto fisiche. Da piccolo Bacon soffriva di asma cronica che lo costringeva a stare in casa a riposo, ma agli occhi del padre questa sua condizione fisica lo faceva apparire come un debole. La sua vena artistica e la sua omosessualità diventano altrettanti punti di contrasto con il padre, che lo caccia di casa a 16 anni. Bacon inizia a viaggiare, portandosi dietro tutto questo dolore che comincia a esprimere nei suoi quadri. Inoltre, l’omosessualità è ancora considerata come un reato, per tanto la sua esistenza è in continuo bilico tra il nascondersi e il mostrare la propria anima. Non è un caso che nella sua arte le figure umane siano distorte oppure rappresentate come antropomorfe, spesso nell’atto di urlare. Le sue figure sono sempre sole in stanze vuote, realizzate con colori cupi e riprodotte in serie. Famosa è la sua serie sui papi, specialmente il quadro di Diego Velázquez Ritratto di papa Innocenzo X, che riproduce in 25 versioni. All’inizio la critica è particolarmente dura con lui, portandolo a distruggere parecchi suoi quadri quando li considera non meritevoli di essere visti. Solo dopo la seconda guerra mondiale le sue opere prendono piede, iniziando a essere molto richieste da grandi gallerie e musei, facendolo così diventare uno degli artisti più influenti del ‘900.

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Dietro al successo e agli amori sfuggevoli del pittore, vi è sempre stata una figura silenziosa a supportarlo, unico punto fermo di tutta la sua esistenza, ovvero la sua balia Jesse Lightfoot. Per Bacon, Jesse non è stata una semplice “nanny” ma una vera e propria madre, con la quale ha condiviso e vissuto la sua vita per oltre 40 anni. Un pilastro importante e solido, capace di difenderlo e proteggerlo, prima da una situazione familiare disastrosa, poi dal mondo che ha sempre cercato di prendersi un pezzetto della sua anima. Originaria di una famiglia di contadini della Cornovaglia, Jesse Lightfoot viene descritta dall’autrice come una donna semplice, capace di ascolto e amore, tutte cose che Francis aveva bisogno. Nel vederlo così stressato e continuamente soggetto a violenze, Jesse cerca di difenderlo con i pochi mezzi che ha a disposizione, inveendo in privato contro il capo famiglia. Non può mettersi contro il padrone, ma può creare intorno a Francis una barriera di amore per fargli comprendere che ci sarà sempre qualcuno che gli vorrà bene senza fargli del male. Questo attaccamento durerà ben oltre l’adolescenza, quando Francis decide di vivere con Jesse a Londra ed è proprio nel suo studio che Bacon la troverà priva di vita nel 1951. Quello stesso studio verrà poi venduto subito dopo, poiché per lui era diventato insopportabile vivere in quel luogo in cui hanno condiviso così tanto assieme.

Per celebrare questo amore così materno e viscerale, la scrittrice ha deciso di raccontare tutta la storia attraverso gli occhi e le parole di Jesse, facendo sì che sia lei la narratrice principale. Il romanzo diventa un vero e proprio dialogo tra la balia e il lettore, in cui Jesse racconta in prima persona la storia dell’infanzia e della giovinezza del pittore, usando un linguaggio e concetti molto semplici. La figura di Bacon non passa solo attraverso i ricordi di Jesse, ma l’autrice inserisce tra un capitolo e l’altro la descrizione dei suoi quadri facendo parlare direttamente il pittore, creando così un racconto a due voci. Si nota immediatamente la differenza tra il linguaggio elementare e colloquiale dell’una e quello più tormentato dell’altro. Questo cambio continuo di punti di vista fa sì che la narrazione risulti scorrevole e interessante, permettendo al lettore di comprendere a pieno i protagonisti della storia e cercando di vedere l’uomo dietro all’artista.

Il risultato finale è un romanzo piacevole, in cui l’autrice è stata in grado di realizzare una biografia non del tutto tradizionale, concentrandosi maggiormente sul delineare la personalità e l’anima inquieta di Bacon piuttosto che la descrizione tecnica delle sue opere. Nonostante la presenza di flussi di coscienza, soprattutto quando la balia racconta determinati episodi, lo stile di scrittura risulta nel suo complesso semplice. La storia di Francis Bacon viene raccontata in ordine cronologico, alternando episodi personali con le drammatiche vicende a cavallo tra le due guerre mondiali. Un mondo in perenne movimento in cui gli uomini hanno perso la fiducia verso il futuro, sentimenti che Bacon è riuscito a racchiudere nelle sue tele. Il dramma umano alle sue origini, un urlo incessante che ancora oggi è udibile a distanza di anni.

Il libro lo potete trovare qui

Autrice

Nata nel 1982 a Bordeaux, Maylis Besserie è una scrittrice e produttrice radiofonica francese. La balia di Bacon è l’ultimo capitolo della sua trilogia franco-irlandese, che comprende il suo romanzo d’esordio L’ultimo atto del signor Beckett (2020), vincitore del premio Goncourt 2020, e I dispersi amori (2023). Tutti e tre i romanzi sono stati pubblicati in Italia dalla casa editrice Voland.

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