LA MIA CREATURA di Silena Santoni: recensione

Silena Santoni è tornata a maggio in libreria con il suo nuovo romanzo “La mia creatura”, ancora una volta con Giunti Editore. Un libro gotico d’amore, ossessione e rivalsa, ispirato alla vita della scrittrice Mary Shelley.

Trama

Quando a sedici anni Mary Wollstonecraft Godwin incontra Percy Shelley è perduta: viene travolta dall’amore folle per quest’uomo anticonformista, geniale e romantico, ma anche crudele. Per lui, Mary è disposta a tutto. Anche a perdere sé stessa. Così, insieme alla sorellastra Claire, abbandona la famiglia e il proprio onore, per seguirlo in viaggio per l’Europa.

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Sul Lago di Ginevra, Pierre e sua moglie Halle gestiscono con successo una locanda. La loro vita scorre serena e tranquilla. Forse troppo. Un giorno a Villa Diodati, dall’altra parte del lago, giungono dei visitatori alquanto eccentrici: sono il poeta Lord Byron e la sua corte, di cui fanno parte anche Mary, Percy e Claire. Pierre ne è attratto ai limiti dell’ossessione.

È il 1816 e proprio a Villa Diodati sta per consumarsi una vicenda oscura che, fra crimini e inquietanti ossessioni, porterà Mary a concepire la sua creatura: un mostro spietato che, nel metterla di fronte agli incubi più cupi, le darà finalmente anche la forza di liberarsene. Per diventare immortale.

Il povero corpo giace in un anfratto della roccia, a tratti vi penetra l’acqua del lago, quello che non hanno fatto i granchi lo fanno i vermi. Ma quando hanno desistito dal cercarlo, quando hanno smesso anche di ricordarlo, allora sono arrivata io e l’ho reso eterno. Non con gli elettrodi, con un romanzo, con questa mia creatura che nessuno potrà più togliermi. Solo io, lettore, ci sono riuscita, perché ho compreso che questa è l’unica forma di immortalità concessa a noi umani. Forse, fra cento, duecento anni qualcuno parlerà ancora di me, dirà: «Oh sì, Mary Shelley, l’autrice di Frankenstein, la creatrice del mostro!»

Recensione

Che figura affascinante Mary Shelley! Una donna che nell’Ottocento è riuscita a diventare scrittrice e per di più di un’opera così memorabile: il romanzo gotico Frankenstein.

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Impossibile non essere incuriositi dalla sua vita e chiedersi come abbia potuto concepire una storia così complessa e spaventosa. Ma Silena Santoni ci viene in aiuto scrivendo un romanzo che, tra realtà e finzione, soddisfa appieno le nostre curiosità.

“La mia solitudine crebbe con l’età, e divenne un pastrano che non mi toglievo mai di dosso”.

Figlia di William Godwin (filosofo e scrittore) e di Mary Wollstonecraft (anche lei filosofa e scrittrice, considerata la fondatrice del femminismo liberale), Mary è destinata a un futuro di scrittrice e come tale è trattata fin dalla nascita. Segnata dalla morte della madre, la piccola Mary cresce in solitudine e con sensi di colpa e di inadeguatezza, nel timore crescente di non soddisfare le aspettative paterne.

Silena Santoni usa proprio la voce di Mary per raccontare in prima persona del mondo ambiguo e crudele in cui vive e di cui mal sopporta le regole. Il racconto è un lungo flashback che percorre parte della sua vita, dalla nascita all’incontro con Shelley, poi i viaggi per l’Europa e l’amicizia con Lord Byron e John Polidori, fino all’ultimo fatale soggiorno di Viareggio nel 1822.

“Sarebbe vissuta all’ombra di lui, fino a perdere la sua, di ombra”.

Mary ha talento, desiderio di emergere, di amare e di essere amata. Fatale è l’incontro con Percy Shelley nel 1814: è disposta a tutto pur di stare con lui, anche a perdere sé stessa e a scendere a compromessi con ciò in cui crede. Suo malgrado viene trascinata da Shelley in una realtà che poco si addice al suo pensiero: matrimoni, figli, vita domestica e responsabilità sono per lui solo catene che bloccano la crescita individuale e lo sviluppo del talento letterario, tentativi di porre in schiavitù il libero pensiero e il libero amore. Insomma Shelley si dimostra ben presto un donnaiolo, incapace di fedeltà e senza un briciolo di maturità.

Silena Santoni usa il loro rapporto malato come filo conduttore di tutto il racconto: molte delle scelte (spesso discutibili) di Mary sono il frutto del disperato tentativo di salvare il matrimonio.

Ma Mary non è la sola a raccontare. L’altra voce, che si inserisce abilmente tra un capitolo e l’altro, appartiene ad Halle, proprietaria insieme al marito Pierre dell’Hotel d’Angleterre sul Lago di Ginevra. Questi sono due personaggi fittizi, ma determinanti per lo sviluppo del racconto. Perché a poca distanza dal loro hotel sorge Villa Diodati, rifugio dell’eccentrico poeta Lord Byron. E proprio qui, Mary porrà le basi per la creazione della sua creatura che la renderà immortale.

“Qual è il prezzo da pagare quando si cerca di sovvertire l’ordine della Natura, quando si viola la legge di Dio?”

L’autrice è riuscita a modellare la storia di Mary inserendo abilmente elementi soprannaturali, ambigui e inquietanti. Si parla a più riprese delle teorie di Luigi Galvani, uno dei massimi esponenti della filosofia sperimentale dell’epoca, e dell’idea che l’elettricità possa riportare in vita i defunti. E per Mary, circondata dalla morte fin dalla nascita, queste teorie erano molto attraenti.

La prima parte del romanzo è storicamente più accurata: qui l’autrice rivela col procedere del racconto come i mostri che si agitavano dentro Mary (le sue ansie e paure, i sensi di colpa e i numerosi lutti) poi siano confluiti nel suo romanzo.

Nella seconda parte del libro invece Silena Santoni si allontana dalla realtà storica per abbracciare la finzione. La creatura di Mary, il suo mostro, è nato a seguito dell’idea di Lord Byron di sfidarsi in una gara di racconti dell’orrore. Come era solito all’epoca infatti, tra intellettuali e poeti si amava discutere di fantasmi, di spettri, di cimiteri. Le storie dell’orrore e romanzi gotici erano di gran moda.

Il suo Frankenstein (pubblicato prima in forma anonima nel 1818 e riconosciuto come suo solo anni più tardi) ebbe molto successo, consacrando il nome di Mary Shelley all’immortalità.

Un libro che si legge tutto d’un fiato, misterioso e oscuro, e che vi terrà incollati fino all’ultima pagina.

Potete trovarlo QUI.

Quarta di copertina – Villa Diodati sul Lago di Ginevra

L’Autrice

Silena Santoni è nata e vive a Firenze. Per molti anni ha insegnato Lettere nella scuola secondaria di I e II grado. Scrive brani e adattamenti teatrali per la compagnia Katapult, nella quale ha a lungo recitato. Una ragazza affidabile (2018), il suo romanzo d’esordio, è stato un grande successo di critica e pubblico, al quale hanno fatto seguito Piccola città (2020) e Volver (2022), tutti pubblicati da Giunti Editore.

IN BREVE

Un romanzo gotico d'amore, ossessione e rivalsa.

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