PADIGLIONE DI RIPOSO di Camilo José Cela: recensione

Padiglione di riposo di Camilo José Cela è un romanzo pubblicato nel 1943 e ristampato dalla casa editrice Utopia nel 2024. Racconta la vita di alcuni malati di tubercolosi in un sanatorio. A riportarcelo sono loro stessi, attraverso le pagine di una sorta di diario collettivo, nel quale ogni capitolo è dedicato ad un paziente.

Trama

Un gruppo di uomini e donne vivono il loro presente in un sanatorio per malati di tubercolosi. Non conosciamo i nomi, ormai la loro identità si basa sul numero del letto a cui vengono assegnati. La vita scorre lenta dentro il padiglione, a tratti la noia pervade sulla speranza di guarigione. Non ci sono orologi o rintocchi, sono i pazienti a scandire il ritmo della giornata. Passano la loro quotidianità principalmente a letto, gli unici momenti d’incontro sono nelle sale comuni.

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Il dolore della malattia è condivisa e fra i vari pazienti si sono instaurate delle relazioni importanti, sia d’amicizia che d’amore. La loro è una sorta di richiesta d’aiuto reciproca perché sanno che le uniche persone che possono ascoltarli sono coloro che vivono la medesima sorte. Sono anche consapevoli che questi legami durano poco in quanto vengono spezzati dalla morte, dalla quale non vi è via di fuga.

“Il mondo, impassibile all’angoscia, continua a girare nello spazio, obbediente alle complicate leggi della meccanica celeste..”

La morte è come uno spettro che si aggira tra le varie corsie. Ad essa, si aggiunge anche la malinconia per l’esclusione dalla società che li ha isolati e dimenticati. L’unica realtà a loro possibile è il sanatorio, nel quale il corpo è imprigionato ma la mente, invece, è libera di pensare e viaggiare.

Ogni paziente scrive i propri pensieri su una sorta di diario, che corrisponde ad ogni capitolo del libro. Accennano a qualche elemento della loro vita precedente, per tanto sappiamo chi era fidanzato, chi aveva una situazione economica molto agiata o chi sogna di rivedere il mare.

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I pazienti si spogliano delle loro identità vissuta prima del ricovero e diventano più spontanei, più veri. Le loro emozioni sono un turbinio di parole. Alla base di tutto vi è la speranza di poter uscire dal sanatorio per ricominciare una nuova vita, con la consapevolezza che vale davvero la pena di viverla.

“La morte non è paura, è soltanto un sollievo. E il non poter vivere è sconforto, è una lotta che si perde”

Recensione

Considerato il capolavoro del premio Nobel spagnolo Camilo José de Cela, quest’opera uscì per la prima volta nel 1943, riscuotendo l’acclamazione della critica. Dopo oltre 70 anni, la casa editrice italiana Utopia ha deciso di ripubblicare le sue opere in una nuova edizione.

E’ difficile dare una definizione precisa di “Padiglione di riposo”: è in primis un romanzo, ma anche un diario, un resoconto di vita e un raccolta di lettere. Ogni capitolo è scritto da un paziente che parla in prima persona. La lettura è un viaggio attraverso i loro pensieri, preoccupazioni, speranze e sogni. Non sappiamo i loro nomi, come sono d’aspetto o l’età. Abbiamo solo brevi informazioni che loro stessi volutamente ci danno, in questo modo riusciamo a creare una mini identità di ogni malato. L’attaccamento alla vita è tanto presente, sebbene molti pensieri siano pessimisti. La speranza è, come si soul dire, l’ultima a morire e questo lo si percepisce leggendo tra le righe.

La realtà, però, è molto diversa: la società li considera dei problemi e li ha messi in strutture isolate da tutto. La loro colpa è stata quella di non essere stati abbastanza forti da contrastare la malattia, per tanto vengono puniti con l’annientamento della loro identità. Molti amici o familiari hanno deciso di non comunicare più con loro e lo si percepisce nelle parole di alcuni pazienti che vorrebbero essere ricordati. Per tanto, i malati si ricostruiscono una nuova vita all’interno del sanatorio, anche se sanno che non sarà lunga. Questo sentimento di caducità è ben descritto dall’autore, che critica aspramente la crudeltà della società. Per Cela la vera tortura non sono i trattamenti sanitari, bensì l’indifferenza delle persone.

La lettura di questo libro è molto complessa e a tratti è difficile capire chi sta narrando o di chi si sta parlando. Alla fine del romanzo, ci si può ritrovare con un enorme punto di domanda: cosa mi ha trasmesso questo libro? E’ difficile rispondere subito al quesito perché ci si ritrova in un turbinio di sentimenti che ti coinvolgono e ti fanno riflettere molto. Io stessa non ho ancora saputo rispondere a pieno alla domanda.

Il mio consiglio è leggerlo in modo tale che possiate farvi una vostra idea sulla vicenda e di rispondere al quesito.

Il libro potete trovarlo qui

Autore

Camilo José de Cela y Trulock (1916-2002) è stato uno scritto spagnolo, esponente della Generazione del ’36 e membro dell’Accademia Reale Spagnola. Autore di romanzi di culto, la sua fama internazionale gli valse onorificenze e premi in tutto il mondo. Nel 1989 ricevette il premio Nobel per la letteratura per la sua “prosa ricca e intensa, che con pietà composta offre una visione nitida della vulnerabilità dell’uomo“. Le sue opere sono in fase di pubblicazione in Italia da parte della casa editrice Utopia.

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