Tra le numerose storie del duo Loeb-Sale, una delle più apprezzate è Superman: Stagioni, edito recentemente anche nel formato economico DC pocket da Panini Comics. In una storia autoconclusiva in quattro numeri (con l’aggiunta nell’edizione pocket di alcune ministorie successive che completano il tutto) i due tratteggiano un’immagine del personaggio che si unisce ad altre grandi narrazioni dedicate all’azzurrone (come Superman All-Star di Morrison e Quitely) in cui, oltre all’aspetto prettamente “super”, a spiccare è proprio la parte umana del personaggio (come detto dallo stesso Loeb nell’intervista che abbiamo fatto nel 2024!), che erroneamente in alcuni casi non viene considerata il perno su cui ruota tutto.

Primavera & estate
Con una struttura fortemente simbolica in cui alle varie stagioni vanno associati diversi momenti della vita di Clark, le prime due stagioni sono quelle più serene e spensierate: primavera ed estate. Nei primi due capitoli c’è la vera e propria ascesa di Superman, partendo dall’adolescenza a Smallville, con la scoperta dei suoi poteri e delle sue origini fino all’arrivo a Metropolis. Nella prima metà c’è la crescita esponenziale del personaggio da semplice adolescente a eroe, il tutto privilegiando un aspetto estremamente umano: nonostante la rappresentazione imponente di Clark (che ai tempi fu definito da parte della critica “un pollice con gli occhi”), qui un vero e proprio gigante buono, è proprio in questa parte che matura il desiderio di spendersi per la comunità e di fare di più con i doni che ha ricevuto. Lo stacco tra la vita rurale di Smallville e quella urbana che comincia con Metropolis è il passaggio dalla primavera, stagione in cui metaforicamente Clark matura ed entra nell’età adulta, all’estate, stagione in cui Superman si rivela al mondo e comincia a mettere i bastoni tra le ruote a Lex Luthor. Durante questo secondo capitolo si esplorano diversi temi: in primis quello della giustizia, con Superman che “alza la cresta” nei confronti di Luthor sfidandolo come mai nessuno aveva fatto prima; si esplora anche la portata che ha l’intervento di Superman sulla società, con una lettura a tratti quasi messianica (per certi versi ripresa da Zack Snyder col suo Man of Steel, seppur con una resa un po’ fuori dai binari) e infine, si tocca il risvolto della medaglia, ossia il costo da pagare per essere sempre presente come supereroe in una città frenetica come Metropolis. Se Superman si mostra spavaldo e sicuro di sé, al contrario Clark si sente solo e non integrato, approfittando dei momenti liberi per tornare a Smallville e riconnettersi alle sue radici, ricercando quei contatti, familiari e sociali in generale, che di fatto ancora non è riuscito a trovare a Metropolis.
I primi due capitoli giocano quindi su questa contrapposizione Smallville/Metropolis rendendo la prima il luogo a cui Clark tende quando ha bisogno di sentirsi a casa, mentre la seconda resta, per lo meno in questa fase iniziale, il luogo di lavoro e in cui può rendersi più utile come Superman, anche grazie alla presenza di Luthor e ai suoi piani per la “conquista” di Metropolis, intesi qui come piani per guadagnarsi il favore della città e assurgere a presenza salvifica (ruolo che nell’ottica Luthoriana è stata usurpato da Superman).

Autunno & inverno
Continuando questa lettura simbolica, com’è facile intuire autunno e inverno rappresentano la parabola discendente di Superman: qui, infatti, Luthor comincia la sua campagna per colpirlo nel vivo e spezzarlo moralmente. Se nei capitoli precedenti la rivalità Superman/Luthor è in divenire e si focalizza anche su una certa volontà di entrambi di spiccare e risaltare agli occhi di Lois Lane (seppur qui troviamo un Clark legato ancora al suo amore adolescenziale, Lana Lang), il focus si sposta adesso interamente sulla città di Metropolis: Superman è diventato, senza alcuno sforzo, il simbolo della città a discapito di Luthor, che comincia ad architettare un piano proprio per screditarlo agli occhi della città. La nuova minaccia ordita da Lex ha come esito finale la salvezza di Metropolis e allo stesso tempo lo “smascheramento” di Superman: in un tema classico nei comics americani come quello della sacralità della vita, Superman si ritrova impotente ad assistere alla morte di una donna che era risultata pivotale nella salvezza della città, in una scena emotivamente forte in cui la volontà di Superman di allontanarsi e smarcarsi da Luthor viene punita con questa morte sulla coscienza dell’eroe. Questo momento segna il passaggio all’ultima stagione, l’inverno, in cui Clark torna a Smallville rifiutando città e costume. Un po’ come l’inverno che, dopo il suo zenit di temperature fredde comincia a cedere il passo all’arrivo della primavera, anche qui troviamo Clark che, inizialmente demoralizzato e afflitto, troverà ancora una volta nel nucleo familiare e negli affetti più vicini la forza di riprendersi e di rimettersi in gioco: fallire è un’opzione, ma rialzarsi e cercare di fare sempre la cosa giusta è un imperativo a cui Clark decide di non rinunciare più. Il risultato è la conclusione di questa parabola, che a lettura finita può benissimo rivelarsi per quello che è: un cerchio, dove il punto di partenza, ossia la bontà, l’amore per il prossimo e la propensione alla giustizia, ritornano più forti di prima.
Superman: stagioni (nonostante il titolo originali “for all seasons” renda meglio a mio parere con un “per tutte le stagioni” come a intendere un Superman per ogni momento) è una delle storie più belle e affascinanti di Superman proprio per questa doppia narrazione, tra avventura classica e simbolismo (in realtà mai troppo velato) che racchiude l’evoluzione e la crescita del personaggio facendo risaltare il suo nucleo essenziale, di supereroe estremamente potente ma che fa del cuore il suo vero punto di forza.

Dopo le stagioni
A completare il DC Pocket in questione troviamo tre storie brevi, sempre scritte da Jeph Loeb e disegnate da Tim Sale, che aggiungono piccoli tasselli al già grande affresco umano di Superman: nella prima, appena due pagine, viene raccontato un primo incontro da ragazzi tra Superman e Batman (e sulle diverse infanzie che li hanno contraddistinti); la seconda racconta del ballo liceale di Clark e di come la sua visione sia sempre a ricercare la bontà e l’umanità in tutto e tutti; la terza e più straziante è invece “la storia di Sam”.
In questa breve storia si vive l’amicizia scolastica tra Clark e Sam, ragazzo che si ritrova ad affrontare un male che nemmeno Superman è in grado di sconfiggere: il cancro. La storia, straziante su più fronti, fa dell’umanità dei suoi protagonisti il suo punto di forza ed è in realtà un omaggio a Sam Loeb, figlio dello sceneggiatore Jeph prematuramente scomparso a 17 anni, e con una promettente carriera da sceneggiatore come il padre.
L’arte delle stagioni
In chiusura, merita due parole l’immenso lavoro artistico compiuto da Tim Sale in questo volume. Superman è infatti rappresentato in modo massiccio e statuario, ma con un necessario distinguo: se infatti si considerano gli altri lavori di Sale, come Il lungo Halloween e Vittoria Oscura, si può notare come il supereroe di riferimento in quei casi, Batman, sia letteralmente una montagna di muscoli, con un’imponenza tale (contrapposta agli altri personaggi) da evidenziare non solo la fisicità, ma anche gli sforzi che implicitamente il personaggio ha compiuto per raggiungere quei livelli. Nel caso di Superman invece, l’imponenza del personaggio è resa da Sale con una naturalezza del tratto che trasmette ben altro messaggio: il Superman di Sale sembra imponente quasi suo malgrado, con una statura tanto morale quanto fisica che risultano naturali e innate, ottenute senza sforzo perché insite nel personaggio. Superman: Stagioni è una di quelle storie ormai classiche perché riesce, con una naturalezza estrema, a parlare direttamente al cuore dei lettori, tramite il cuore di un grande personaggio come il boy-scout d’America.



