Su Netflix c’è un film che sta sorprendendo e non poco, trovandosi nella top 10 della piattaforma streaming, ovvero The Great Flood. In molti si saranno fatti fermare dalla visione in lingua originale, perché la pellicola è in coreano con i sottotitoli in italiano. Il film parte subito forte, gettandoci nel mezzo della vicenda e degli avvenimenti della pellicola.
Il film gira tutto intorno ad An-na, che deve cercare di salvare suo figlio, Shin Ja-in, da un grande allagamento che potrebbe rappresentare l’ultimo giorno anche per l’intera umanità. Una corsa contro il tempo che vede la determinazione di una donna cercare di vincere anche contro gli eventi naturali ed implacabili come potrebbe essere un grande allagamento.
In pillole
- La narrazione serrata favorisce la visione che vi appassionerà inquadratura dopo inquadratura.
- L’impatto visivo ed il pericolo sempre costante dell’onda in procinto di abbattersi sul palazzo, è sempre motivo di ansia per i protagonisti e per gli spettatori.
- Lo snodo a metà della pellicola è quanto di più inaspettato si possa pensare, ma che rende più interessante il film.
- Un finale articolato, sicuramente non un’idea originale, ma che nel complesso del film funziona alla perfezione e che si adatta benissimo con l’attualità
Adrenalina ed azione continua, il segreto di The Great Flood

Il punto di forza del film è sicuramente il ritmo serrato, che parte in media stress, già al centro dell’azione e della tragedia. L’onda si sta per abbattere sul palazzo e An-na deve cercare di portare in salvo suo figlio, che soffre anche di una malattia particolare. Una corsa contro il tempo e contro ogni previsione per evitare di annegare e riuscire di conseguenza a salvare le sorti dell’umanità.
The Great Flood ha anche un importante messaggio ambientalista, argomento che viene troppo spesso messo da parte, soprattutto la questione che riguarda lo scioglimento dei ghiacciai. La fuga di An-na viene seguita da vicino con diversi piani sequenza che ci fanno entrare nel vivo dell’azione, e percepire il dolore e la preoccupazione che ha per suo figlio.
La svolta nella trama che cambia le carte in gioco

Quando pensavamo di aver capito come sarebbe potuto continuare il film, ecco che The Great Flood cambia volto, sviluppandosi in una maniera quasi sorprendente. Sicuramente la scelta narrativa non è una novità, ma nel piano del film è certamente una cambio radicale. Ed è proprio questa scelta che rende la pellicola ancora più immersiva, perché arrivati a metà della visione si vuole capire quale sarà il punto del racconto e come si espanderà la storia.
Questa scelta interessante ci accompagna fino ad un finale un po’ articolato, ma che nel complesso ha reso perfettamente l’idea del messaggio del film, adattandosi ai tempo nei quali viviamo. Tecnologia, ambiente ed Intelligenze Artificiale, sono temi portanti per un Korean Movie che sta galleggiando nel top 10 di Netflix dei film più visti. Il finale è quello che sta facendo più parlare del film, e per questo cercheremo di spiegarlo nel miglior modo possibile facendo degli spoiler in queste righe.
Un finale articolato, ma che cambia la lettura del film

Durante il loro viaggio adrenalinico, viene rivelato che An-na lavora come ricercatrice di intelligenza artificiale presso il Darwin Center, un’organizzazione di ricerca spaziale che mira a prevenire l’estinzione umana attraverso tecnologie collegate all’intelligenza artificiale. Nello specifico, An-na è stata responsabile dell’Emotion Engine, un esperimento dedicato a scoprire come trasmettere emozioni, sentimenti e pensieri autentici agli esseri umani sintetici.
Come parte del suo lavoro sul Motore Emozionale, le è stato dato un neonato sintetico, Ja-in, con il compito di crescerlo affinché provasse le stesse emozioni di un bambino autentico. Durante i loro cinque anni insieme, An-na lo ha cresciuto come se fosse suo figlio umano, con lo stesso amore e la stessa dedizione.
Hee-jo spiega di essere stato mandato a salvarla, poiché il suo unico collega è morto durante l’alluvione. An-na viene infine salvata da un elicottero e scopre che anche il resto del pianeta sarebbe stato colpito dall’asteroide. Hee-jo la informa che i colleghi ricercatori del Darwin Center hanno completato la creazione di corpi umani dotati di vera intelligenza e capacità riproduttive, ma mancano loro le sue competenze emotive.
Una realtà virtuale per sviluppare le emozioni

In una sconvolgente svolta degli eventi, si scopre che la vera An-na è morta dopo essere stata salvata dall’appartamento. L’astronave che la trasportava al Darwin Center nello spazio si è scontrata con frammenti di asteroidi. Prima di morire, la vera An-na chiede ai ricercatori di usare le sue emozioni passate per trasmetterle in un corpo sintetico, così da continuare il suo lavoro di creazione di autentiche emozioni umane nei robot.
Sul finale viene rivelato che, per proteggere il futuro dell’esistenza umana, An-na ha vissuto in una simulazione virtuale creata dall’intelligenza artificiale per perfezionare il modo in cui gli esseri umani sintetici possono provare emozioni autentiche e come queste emozioni alterano il corso dell’umanità. Come ricercatrice, An-na determina che non esiste emozione più grande di quelle che una madre prova per il proprio figlio e lo mette alla prova nell’esperimento. Visti i risvolti sci-fi della trama, una domanda in particolare attanaglia gli spettatori: il diluvio ed il meteorite, erano reali?
NO! Tutto l’evento catastrofico visto sullo schermo non è stato reale, bensì una simulazione generata per allenare le emozioni. Si scopre che An-na ha partecipato all’esperimento per 21.499 giorni consecutivi, ovvero quasi 60 anni. Ogni volta, le viene assegnato il compito di trovare Ja-in nel mezzo della devastante alluvione e di sbloccare diverse parti della sua memoria, proprio come farebbe una madre nella vita reale.
Ja-in viene salvato da An-na o è solo un’altra simulazione?

Alla fine, An-na sblocca una nuova parte della sua memoria e finalmente localizza Ja-in in un armadio al 30° piano dell’appartamento dove gli aveva detto di nascondersi nel primo scenario. Un flashback mostra An-na che dice a Ja-in di “aspettarla” nell’armadio, ma non ricorda nulla fino all’ultimo scenario.
L’ultima scena mostra An-na che tiene in braccio Ja-in mentre tornano sulla Terra a bordo di un razzo. Osservando il pianeta, sembra che gran parte del mondo sia ricoperto d’acqua e che si uniranno definitivamente alla popolazione. Nonostante si sia capito che la maggior parte di quello che avevamo visto sia una simulazione, non ci viene spiegato se la madre e il figlio si siano riuniti dopo che lei lo ha finalmente ritrovato, il film si conclude comunque con un importante punto interrogativo.
Non viene mai rivelato del tutto se l’An-na inviata sulla Terra con Ja-in sia la donna originale a cui sono stati trasmessi i ricordi o se sia l’essere umano sintetico creato attraverso migliaia di esperimenti.


