Cosa significa avere trent’anni e cercare di avviarsi alla “vita adulta”, quella che tutti si aspettano da noi? Che sacrifici costa seguire le regole del gioco che la società impone? Ce lo racconta Enrico Trevisiol nel suo romanzo Un eroe dei nostri tempi, pubblicato nel 2025 da Accento Edizioni.

Trama
Come si fa a trovare il proprio posto nel mondo? È questo che si domanda Pietro, giovane uomo di trentatré anni. Pietro si sente ingabbiato tra aspettative e realtà, schiacciato da tutti i possibili scenari che la vita potrebbe aprirgli davanti, se solo li scegliesse. Pietro vive una vita normalissima, che rispecchia quasi perfettamente le aspettative che la società vorrebbe per un uomo della sua età: ha un buon lavoro stabile come copywriter in un’azienda e un secondo lavoro, per arrotondare, come parcheggiatore in una discoteca, ha una relazione stabile e di lunga durata con Camilla, fa volontariato presso un’associazione che salva migranti nel Mediterraneo, fa compagnia al nonno tutti i sabati mattina con una colazione fuori… L’unica pecca in questo quadretto perfetto è che vive ancora con i suoi, ma anche a questo Pietro sta ponendo il rimedio adatto per accontentare le pretese della società nei confronti di un trentenne: sta infatti cercando la casa perfetta da acquistare con Camilla.
Pietro non ha dubbi sul fatto che questa vita, in fondo, gli vada bene; eppure, ogni volta che nella tranquillità e nella sua comoda esistenza si insinua un problema, pur piccolo che sia, Pietro un po’ vacilla. Il licenziamento di un caro collega, un litigio di gelosia con Camilla, nuove possibilità con il volontariato, un piccolo problema di salute sono tutte piccole crepe che intaccano le sicurezze di Pietro.
Ma alla fine, che scelte poterà avanti Pietro? Quelle apparentemente facili, che rispondono perfettamente alle aspettative di tutti, perché Pietro non è altro che “un eroe dei nostri tempi”, un eroe moderno e comune che affronta la vita adulta. E, diciamolo, sono forse anche scelte un po’ di comodo, ma dopotutto sua madre lo ripete continuamente: lui è nato in casa, è un pigro di natura.
“Quando mi dicono che a trentatré anni forse è il caso che penso al mio futuro, voglio dire, è se poi hanno ragione loro? Son qui che mi angoscio, mi sento di un solo, ma gli altri? Quelli che han la casa, e la macchina, e la famiglia, col cane, queste domande qui se le sono fatte anche loro? Oppure son solo io, son solo io? Forse son solo io, non lo so.”
Recensione
Pietro impara che ogni scelta fatta implica automaticamente il rifiuto implicito di un’altra; ma allora come fare a prendere le decisioni con leggerezza? Cosa è giusto scegliere tra un lavoro stabile che non ci rende pienamente soddisfatti e uno, magari meno sicuro, ma che offre un maggior senso di realizzazione? Come si fa a decidere di andare lontano per un viaggio, quando questo significa allontanarsi per un lungo periodo dall’amore appena ritrovato? Come si può decidere di acquistare una casa con la leggerezza e la rapidità che vorrebbero imporre le agenzie immobiliari?
Pietro è davvero “un eroe dei nostri tempi”, come dice il titolo del romanzo, perché vive le insicurezze che tutti viviamo e affronta aspettative che tutti ci troviamo ad affrontare. Leggere la storia di Pietro permette a tutti di sentirsi meno soli, meno sbagliati, e legittima i dubbi che attraversano o hanno attraversato la mente di molti. Come ci viene insegnato, viaggiamo verso la vita adulta e verso quel modello preimpostato di famiglia-casa-lavoro, che può spaventare perché imposto dall’alto, da una struttura superiore che è la società, per cui ci sembra di non aver mai scelto effettivamente di volere questa vita, ma di aver accettato che le cose stiano così e basta. Eppure Pietro, con tutte le sue insicurezze verso il futuro e le sue contraddizioni, mostra come una vita del genere vale la pena, se vissuta con la persona giusta accanto.
Alcune situazioni vissute da Pietro possono non essere totalmente condivisibili e lui non risulta sempre maturo come ci si aspetterebbe da un uomo alla sua età, ma anche questo fa parte del gioco e del messaggio che Enrico Trevisiol vuol trasmettere al suo lettore: non ci sono scelte giuste o sbagliate, ci sono scelte giuste o sbagliate in un dato momento per chi le vive e solo per lui.
Trevisiol scrive in uno stile molto particolare, che all’inizio della lettura mi ha quasi un po’ infastidita; una volta abituatami però questo linguaggio ha avuto il suo effetto, poiché è un modo di esprimersi che permette di sentirsi quasi in confidenza con il protagonista, che racconta in prima persona. Con l’uso di espressioni colloquiali, una sintassi volutamente non sempre del tutto corretta e uno slang che rimanda a un dialetto del nord Italia, sembra quasi di star tenendo una lunga conversazione con un amico, che ci racconta alcuni momenti della sua vita e pensieri in tutta onestà e senza troppo star attento ad esprimersi come davanti a una giuria.
Potete trovare il libro QUI.
“Mi pare che è tutta la vita che seguo le istruzioni e faccio le cose come si deve e come fan tutti, ho un lavoro col contratto e la morosa e i passatempi miei, ma allora cos’ho? Ho chiesto a mio padre cos’è questa sensazione di sbagliare tutto, che non ne faccio una giusta ultimamente. […] Rispondeva che sarebbe comodo seguire sempre quello che ci dicono gli altri, una cosa senza dubbio rassicurante, ma che a fare a quel modo non sai mai quello che vuoi davvero. E poi la questione delle istruzioni lo faceva ridere, come se esistessero davvero delle istruzioni. Secondo mio padre nella vita non lo sai mai se stai facendo la cosa giusta, e la paura è normale, mano male che c’è anzi.”
L’autore
Enrico Trevisiol è nato a Venezia nel 1991 e, proprio come il protagonista di Un eroe dei nostri tempi, lavora come copywriter. Questo libro è il suo primo romanzo.


