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Kiss Me First – Recensione della serie tv di Netflix

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Kiss Me First è sbarcata su Netflix il 30 giugno. È la nuova serie per adolescenti, dal creatore di Skins, Brian Elsley. A metà tra il genere fantasy e il thriller la serie ha debuttato nel Regno Unito lo scorso 2 Aprile su Channel 4.

Il trailer:

Kiss Me First – La Trama

Kiss me First è un adattamento dell’omonimo libro di Lottie Moggach, narra la storia di Leila Evans (Tallulah Haddon) che, dopo la morte della madre, si rifugia in Azana, una realtà virtuale dove i giocatori costruiscono un loro Avatar per fuggire dalla vita reale.
Leila, sola e senza amici, davanti al computer e con il visore diventa Shadowfax e per qualche momento cancella la ragazza fragile, timida e insicura.

Leila Evans (interpretata da Tallulah Haddon)

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Trascinata dalla sua curiosità sul quel nuovo mondo, Leila cerca di scoprire cosa si nasconda in quei luoghi. Lì incontrerà Mania, vero nome “Tess” (Simona Brown), una ragazza affascinante e un po’ turbolenta che la porta a conoscere un gruppo chiamato Red Pill (un chiaro riferimento ed omaggio a Matrix) che si nasconde dentro Azana. Leila è un personaggio disperato e ferito, esattamente come tutti gli altri giovani reclutati dal leader Adrian.

Leila come “Alice”, ma nel futuro tecnologico

La protagonista vede in Red Pill un luogo affascinante e consolatorio, che la porta lontano dal mondo grigio e reale dove chi è debole e soffre viene messo da parte e umiliato.
Vede in Adrian un leader che richiama i suoi “adepti” e li guida a compiere ogni tipo di azione, un leader che accudisce, che accarezza e abbraccia i suoi sottoposti.
Poco dopo diventa chiaro che il gruppo, Adrian e Azana non sono quel paradiso che credeva, ma in loro si nasconde qualcosa di oscuro. Quando Leila e Tess finalmente si conoscono, sia nel gioco che, nella realtà, il castello e le bugie create dal gioco cominciano a sgretolarsi.
Leila viene immersa in un nuovo mondo in stile Black Mirror. Dove le due realtà cominciano a scontrarsi, e la protagonista vuole conoscere e capire entrambe, e come siano collegate tra loro.

Azana, è un rifugio per ragazzi soli, feriti ed abbandonati. Ragazzi che non vogliono più vivere nel mondo reale, che vogliono ricrearsi una vita in un finto paradiso. Ma nel gioco nessuno è al sicuro. E quando i giocatori cominciano a sparire sia dal gioco che dalla vita reale, Leila è l’unica che vuole tornare a vivere una vita vera. L’unica che vuole comprendere l’anomalia del sistema per cercare di trovare e sconfiggere il colpevole della fine di tanti altri ragazzi.

Gli avatar Shadowfax e Mania

Una serie attuale e una visione del futuro

Kiss me first affronta temi importanti e molto attuali come, la privacy, la depressione, una società che emargina i più deboli. La serie contiene parecchi spunti molto interessanti tra cui la solitudine dell’essere umano e una distorta e cupa visione del futuro tecnologico, nessuno dei quali viene però sviluppato abbastanza durante la serie. L’idea di base potrebbe anche andar bene, ma nel creare Azana non è stato dato alla realtà virtuale niente che la definisca davvero. Gli avatar senza una vera e propria personalità e una giocabilità inesistente. Non c’è mai un momento in cui il gioco diventa solo divertimento.

Non viene approfondito, inoltre, l’interesse di Tess per Leila e il loro rapporto. Buono il modo di rappresentare una realtà in vige una società fredda e senza ideali. Ma la realtà virtuale di Azana e soprattutto Red Pills sono un enorme punto interrogativo, di cui non si comprende molto il senso. Senza dimenticare lo strano comportamento del coinquilino di Leila e il suo interesse per la ragazza che si mostra a fasi alterne ma non viene mai spiegato.

La serie vorrebbe avere una forte carica drammatica, una sua pesantezza nel raccontare temi profondi e attuali. Ma tutto ciò si perde con una leggerezza nella trama, e l’errore sta proprio nel fatto di voler raccontare troppe cose, senza analizzarne sul serio neanche una.

Leila Evans - il suo avatar Shadowfax
Shadowfax

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