Vice - L'uomo nell'ombra

Il 2019 è iniziato da pochi giorni, e quale modo migliore di inaugurare l’anno, se non con una nuova rubrica dedicata al cinema? Nasce così Recensione dal buio della sala, un modo tutto nostro per recensire le pellicole cinematografiche più attese. Ringraziamo Giuseppe Chiaramonte per aver messo a disposizione la sua conoscenza ed il suo tempo per questa rubrica. Iniziamo con il botto, eccovi la recensione di Vice – L’uomo nell’ombra, l’ultima fatica di Christian Bale.

Partiamo direttamente dal trailer

Ci siete?

Ecco, il nuovo film di Adam McKay ha questo spirito. Frizzante, divertente e allo stesso tempo inquietante per la storia che racconta.

La figura di Dick Cheney è una di quelle che, come cita il sottotitolo italiano, ha agito nell’ombra per anni e per anni ha fatto un po’ il bello e il cattivo tempo, maneggando le redini di uno dei governi più potenti al mondo.
“Ma come fa a essere divertente?” vi starete chiedendo. C’è la mano di Adam McKay.

Avete presente La Grande Scommessa? No!? Andate a fare i compiti e guardate un film clamoroso per costruzione narrativa, ritmo e montaggio e idee geniali.
Ecco, Vice è un po’ la riproposizione di quell’idea di cinema che cerca di spiegare qualcosa di oscuro e complicato con un linguaggio chiaro a tutti. E lo fa con un grande stile, con delle trovate geniali e assolutamente divertenti.

Per certi versi, Vice si spinge anche oltre la formula di La Grande Scommessa e come il film di allora fa una profonda riflessione sull’essere umano comune che c’è in ognuno di noi, anche dietro all’uomo apparentemente più potente del mondo.

Vice è (anche) una profonda riflessione sulla famiglia e sul contrasto tra il desiderio di felicità dato dalle relazioni più intime e l’ambizione sempre più alta di stare al potere.

McKay, ci mette del suo, insieme a sua maestà il montatore Hank Corwin – che realizza ancora un lavoro egregio – e riempie la ricostruzione della vita di Dick Cheney di inserti documentaristici che raccontano le conseguenze delle scelte del politico sulla popolazione. Racconta i cambiamenti storici attraverso riferimenti alla cultura pop che per forza di cose vengono sconvolte dalla Storia.

La figura di Dick Cheney risulta quindi fondata su due facce: quella del burattinaio assetato di potere e quella del padre di famiglia, ma soprattutto di un marito devoto che forse è ancora più potente di lui. Anzi, lo è.
Il film è di per sé una dimostrazione pirotecnica di cinema e di come la variazione anche folle in uno schema narrativo classico può essere funzionale ai fini del racconto.

Per non parlare poi del gigante Christian Bale, trasformato fisicamente per l’ennesima volta e da una grandissima prova attoriale affiancato da una inquietante Amy Adams (personaggio chiave del film e della vita di Cheney) e un camaleontico Sam Rockwell.

Confesso solo una cosa: io ho capito solo la metà del film, perché la proiezione è stata in lingua originale senza sottotitoli, ma la forza delle immagini e la creatività del montaggio hanno riempito ogni buco.

Il 2019 comincia già con un filmone e fossi in voi non me lo lascerei scappare.

Vice - Christian Bale
Qui sopra: guardate quanto è realistica la mia pelata!

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