NerdPool.it ha incontrato per voi Lorenzo Palloni, scrittore, disegnatore, sceneggiatore e mente dietro Instantly Elsewhere, il volume pubblicato da Shockdom di cui vi abbiamo già parlato diffusamente

Dovremo parlare di Instantly Elsewhere, che è il volume che ho appena letto e che ho recensito qui, ma ci arriveremo.
E si dovrebbe anche parlare del fatto che nel 2016 al premio Carlo Boscarato sei stato premiato come miglior sceneggiatore italiano, ma vorrei fossi tu a presentarti ai nostri lettori.
Chi è Lorenzo Palloni, “bello come il componente di una boy band che poi diventa un solo singer di grande valore”?

“Ecco, già solo il fatto di citare la bio buffa scritta da Trinchero ti fa guadagnare punti. Sempre complesso presentarsi, quindi sfodero il massimo della sincerità e vediamo che ne esce fuori: sono un trentunenne che fa fumetti da tutta la vita, li fa tutto il giorno, tutti i giorni della settimana, e li farà finché non sarà cibo per i vermi.
Sono un po’ maniaco del controllo, un po’ intrigato dal caso, cerco di coniugare queste due tensioni nel raccontare storie, che è per me uno dei grandi piaceri della vita.”

Già così suona benissimo direi!

“Ho cominciato a disegnare sui banchi di scuola, come tutti; ho iniziato a leggere libri noir per adulti a sette anni, e la necessità del racconto è venuta da sé. Già dal primo tema in prima elementare sapevo che avrei fatto la Scuola di Comics di Firenze e che sarei diventato un fumettista. Così è stato, anche perché non c’è spinta migliore di non avere altra scelta. Ora sono membro fondatore di un collettivo di cui sono orgoglioso, insegno in un paio di scuole, e soprattutto pubblico molti libri come scrittore, come disegnatore e come autore unico, perché a quanto pare le idee non mi mancano e sembra che alcune di queste piacciano ad editori e lettori.

“Amo e prediligo le storie di genere e come permettono di investigare la realtà nei suoi concetti base, elementari, e trarne un insegnamento.

Lorenzo Palloni
Emma Wrong

Poi sì, ho vinto un premio Boscarato nel 2016 per “The Corner” che ho preso più come un incitamento che come un premio per il libro in sè. Lavoro sia per il mercato italiano che francese e punterò a non smettere. È più o meno tutto, mi pare.”

Hai citato il collettivo, quanto è stato importante, per la tua formazione, creare, crescere e “vivere” nel Collettivo MAMMAIUTO?

“Totale, fondamentale, vitale. Non sarei nulla di ciò che sono senza Mammaiuto e il costante, impietoso confronto con i membri professionisti del collettivo, con i miei amici. Ma non saprei neanche raccontare senza i calci in culo dei sei fondatori che mi hanno voluto con loro quasi all’ultimo momento; non avrei scoperto una dimensione leggera del Fare; non avrei conosciuto esseri umani incredibili con cui condivido gran parte della mia vita, dentro e fuori dal fumetto.

“Basta pensare che da Arezzo, mia città natale che amo, sono scappato a La Spezia per aprire lo Studio Traccia, il primo studio Mammaiuto, e il mio coinquilino è un membro del collettivo. Questo è quanto mi fido della mia famiglia dei fumetti: abbastanza da scommettere il mio presente.
Non saprei scrivere, non saprei disegnare, non avrei un dimensione professionale degna di questo nome, né una morbidezza mentale, che è fondamentale per questo lavoro tanto quanto la spinta, né mi divertirei così tanto.
È esaustiva come risposta?”

Direi di si, conferma il fatto che Mammaiuto sia una delle più dinamiche e solide realtà nel fumetto italiano.

Torniamo al fumetto che hai pubblicato Shockdom.
Da dove nasce l’idea di questa storia di fantascienza? Una storia che ha il sapore della fantascienza classica americana degli anni ’60 e che si chiude con una lunga postfazione scritta (si, ti evito di dover palare dei rimandi a Watchmen).

“IEW, come mi piace chiamare INSTANTLY ELSEWHERE, nasce dall’esigenza di capire che io non sono il mio lavoro. Come tutti gli scemi, non mi rapporto con me stesso in modo normale, e devo fare i libri per confrontarmi con certe realtà e dirmi certe cose. Devo sbatterci il naso, sulle cose, scrivendo e vivendole. Ci sono altre esigenze più pratiche alla base di IEW, e una delle quali era trovare una storia che Martoz e solo Martoz potesse disegnare.

“Solo lui, non doveva poter essere interpretata come una storia canonica, ma come un intreccio armonico di realtà e scrittura, dove le creature fantastiche che escono dalla testa del protagonista Owen Theobart avessero lo stesso peso del Reale in cui si manifestano. Owen scrive sempre e dovunque, non può smettere, perché quello che non ingabbia su carta diventa verità empirica: un’altra cosa che accomuna me e Martoz, la totale abnegazione alla nostra professione, la (fallacissima) consapevolezza che ognuno di noi è fondamentale per questo mondo.

“Poi sì, è una storia che ci ha permesso di farcire tutto con citazioni, idee bislacche: in un mondo dove tutto è possibile, perché fermarsi?”

Hai parlato di Alessandro come unico artista che potesse disegnare IEW per quello che è in realtà. Bene, quindi come è nata la collaborazione con un artista dal tratto così particolare com’è Martoz? Avete collaborato anche al concept della storia?

“Ho conosciuto Ale in un festival dove hanno provato ad ucciderci mettendoci a dormire in una casa senza riscaldamento e senza acqua calda. Nel cuore del Piemonte. In pieno inverno. Ma siamo sopravvissuti e ho scoperto un grande essere umano, e un grande amico, oltre che una mente confusamente concentrata.

“Ale non vede le cose come le vediamo noi, era di questo che avevo bisogno per IEW, e in generale per la mia formazione: trovare persone che mi mettessero di fronte a problemi ed esigenze che canonicamente non ci sono; trovare un segno unico che mi spingesse a scrivere una storia unica.

Ogni paletto che ti metti è uno stimolo, e quell’ossessivo compulsivo di enorme talento che è Martoz mette necessariamente molti paletti.

“È una delle collaborazioni più proficue che abbia mai portato avanti, nata dal vedere in mostra le prime tavole di Remi Tot In Stunt (MalEdizioni, 2015), continuata con lo sboccio di idee sempre più pazze, e che proseguirà presto con nuove storie.

Questa è una gran bella notizia! Eccoci quindi a parlare dei tuoi progetti per il futuro. Cosa bolle in pentola?

“Sto lavorando a due storie per privati, una delle quali è un adattamento di un progetto scientifico per il Dipartimento di Ecodinamica dell’Università degli Studi di Siena; dell’altro non penso di poter parlare, ahimè. Ma posso dirti che sono in attesa di risposte da editori francesi, e da qualche italiano per capire se tutti i libri che mi stanno pubblicando oltralpe siano importabili nel mio paese natale, in particolare “L’Île” (uscito in Francia per Sarbacane nel 2016) e “Emma Wrong” (uscito poche settimane fa in libreria per Akileos, e già ha ottimi riscontri).

“Poi sto disegnando il libro “Il premio”, sui testi di Samuel Daveti, e lavorando a diverse storie brevi per Mammaiuto. E poi sto seguendo una quindicina di progetti da sceneggiatore, attualmente in cerca di editore. Mi gasa molto il fatto che per il Napoli Comicon uscirà una nuova edizione a colori e piena di extra di “Esatto”, una mia serie Mammaiuto, con il nuovo titolo “La Lupa”, per Saldapress; e durante l’autunno/inverno prossimi Sarbacane pubblicherà “The Desolation Club” con Vittoria Macioci in due volumi.
C’è tanto altro, ma direi che ti ho annoiato abbastanza.”

Noi non ci annoiamo mai quando si parla di quello che ci piace, e a questo proposito, visto che l’hai citato tu, e nella speranza di vederlo presto tradotto in italiano, parlaci di “Emma Wrong”, questa tua ultima fatica, uscita sul mercato francese qualche settimana fa.

“Emma Wrong” è un progetto che ha almeno quattro anni, mi è venuto in mente in un momento di crisi affettiva in cui volevo capire se l’amore è una cosa che esiste, un bisogno primario biologico, o se siamo noi che lo immaginiamo negli altri, un’auto-illusione, per farci andare avanti. Emma era già lì, non so come spiegare.

“È uno dei personaggi che mi è subito calzato a pennello: un’immigrata cinese nell’America degli anni ’50, una ex “bond girl” delusa e cocciuta, che non accetta il rifiuto dell’amore della sua vita (Michael Olderson, una Spia con la S maiuscola). Da lì è stata tutta discesa: una spia cambia continuamente volto, e piazzarla in mezzo ad altre decine di persone in un motel del Nevada a pochi giorni del primo test nucleare su suolo Americano (un evento storico) ha permesso alla storia di scriversi da sé: una spy/love story in cui il colpevole da scoprire è l’amore della vita di Emma, in mezzo a facce sconosciute e (forse) nemiche, perché dove c’è un agente segreto ce n’è almeno un’altro.

Ho provato a disegnarlo io, ma il mio segno era troppo duro, ci voleva qualcosa di forte e accattivante, ma non mi aspettavo che Laura Guglielmo riuscisse a darle quella dolce potenza che poi effettivamente è venuta fuori.”

“Akileos, piccola ma capillare casa editrice francese, si è subito dimostrata entusiasta e gli ultimi due anni li abbiamo passati con Laura a fare uno dei libri di cui sono più orgoglioso. E non smetterò mai di ringraziare Laura per la passione e la professionalità messa nel raccontare “Emma”. Credo che riusciremo a breve a portarlo anche nel mercato italiano. Abbiamo qualcuno interessato, ma niente di ufficiale al momento. In Francia sta andando benone, l’editore è entusiasta e le recensioni sono tutte super positive. Siamo molto contenti.”

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