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NerdPool > Blog > Videogiochi > Death or Treat, la recensione dell’opera Saona Studios
Videogiochi

Death or Treat, la recensione dell’opera Saona Studios

Vittorio Larry Larovere
12 Maggio 2023
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8 Min
death or treat
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Arriva anche per Saona Studios il momento dell’esordio. Death or Treat è il titolo del prodotto che li lancia sul palco dei videogiochi. Saranno stati sufficientemente abili nel dimostrare le loro capacità in questo gioco Rogue-lite? Scopritelo in questa nostra spaventosa recensione!

Gli scherzetti mortali di Saona Studios

Le premesse con cui gli sviluppatori ci catapultano nel mondo di gioco sono parodisticamente semplici e l’obiettivo è chiaro fin da subito: sconfiggere il super cattivo che ha schiavizzato tutti con la sua tecnologia. Nella città di Hallowtown niente è più come prima. Una misteriosa droga distribuita dalla super potenza di Faceboo! risucchia la voglia di vivere degli abitanti, schiavizzandoli ai social media. Scary, un fantasmino proprietario di un minimarket di paese, s’imbarcherà in un’avventura “mortale” per capovolgere la situazione e sconfiggere il proprietario della società: Clark Fackerberg. Con le sue tre divisioni, Riptok, DarkChat e DevilTube, la società di Faceboo è un palese riferimento alle nostre reali che fanno da sfondo alla quotidianità.

death or treat faceboo!

La struttura del gioco è piuttosto semplice: ogni società è divisa in livelli che si ricreano proceduralmente alla nostra morte. Ogni “settore” è composto da una gamma di nemici e di trappole che si fanno via, via sempre più sfidanti e potenti. Si passa infatti da zucche antropomorfe che non vi ostacoleranno quasi nemmeno stando fermi ad attenderli a diavoli che vi faranno passare le pene dell’inferno con il loro scudo impenetrabile.

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L’avventura si dipana in una decina di ore (se siete abili anche molto meno, data la ristretta quantità di settori disponibili). Infatti, come ogni Rogue-like, virtualmente si può concludere il gioco alla prima run senza dover mai tornare ad Hallowtown, che funge da hub centrale in cui fare ritorno ogni volta che esaurirete i punti ferita.

Ciò che la morte ha da offrire

Parlando proprio di Hallowtown: troverete questo punto di partenza inizialmente devastato dagli eventi antecedenti alla storia principale. Un luogo deserto, pieno di edifici abbandonati che un tempo fungevano da negozi. Ad accogliervi, pronto per la partenza, ci sarà solo il vostro assistente. Questa situazione cambierà molto velocemente (forse troppo), dato che nel giro di pochissime run avrete raccolto abbastanza risorse per ricostruire ogni cosa. La quantità di negozi si conta sulle dita di una mano e ognuno adempie a uno scopo ben preciso: aumento degli slot delle risorse che potrete portare con voi oltre la morte, costruzione di armi via via più forti, caratteristiche come vita e rigenerazione della stessa, creazione di risorse e migliorare abilità.

A proposito di queste ultime, purtroppo il gioco offre una gamma assai limitata. Saranno infatti tre, disponibili fin da subito. Ne potrete selezionare solo una per ogni run, che potrà essere migliorata in potenza e velocità ovviamente al costo di qualche risorsa. Sono strumenti molto potenti che potrebbero aiutarvi in situazioni assai poco piacevoli. Vi consigliamo di conseguenza di investire parte del vostro tempo per recuperare risorse utili al loro potenziamento.

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Per quanto riguarda le armi invece, il gioco offre tre archetipi differenti: leggere, pesanti e a distanza. Si passa da spade ad asce, da pungoli avvelenati a motoseghe fino ad armi leggendarie che faranno davvero tanti danni ai vostri avversari. Purtroppo, anche qui, la selezione di una o dell’altra arma (a parte per quelle a distanza, che forse sono un paio) non varierà il set di attacchi o il tipo di combo che potrete fare. Fin dall’inizio dell’avventura viene infatti dichiarato che potrete eseguire un attacco leggero, un attacco pesante, una sciabolata e un colpo dall’alto. Avrebbe fatto forse piacere ritrovare concatenazioni di attacchi più complessi ma niente da fare.

Al sopraggiungere di ogni morte, porterete con voi le caramelle ottenute – la valuta del gioco – e tante risorse quante ve lo permettono gli slot sbloccati. Invece, al completamento di ogni settore con conseguente sconfitta del boss corrispondente, vi verrà chiesto se preferite tornare ad Hallowtown con un dono di qualche pugno di caramelle (mai abbastanza) o di proseguire nell’avventura con il conseguente sblocco di uno slot risorse extra.

L’altro lato della tecnica

Death or Treat offre dei livelli ed elementi di scenario squisitamente disegnati a mano. Saona Studios si è dilettata nell’illustrare trappole e nemici con una tecnica cartoon, pulita e mai grossolana. Forse i primi blocchi di livelli vi sembreranno molto simili tra di loro, ma nella seconda parte dell’esperienza la vostra vista godrà di scenari molto più ispirati e caratteristici, grazie forse a una palette cromatica più spinta.

Il gioco soffre di alcuni bug tecnici e di un’ottimizzazione non esattamente al top, ma confidiamo che parte della “colpa” risieda nel fatto che abbiamo giocato a una versione non definitiva che preannuncia molto probabilmente una patch in arrivo qualche ora dopo il momento del lancio. Per fare un esempio, non è difficile imbattersi in caricamenti che risultano letteralmente infiniti tra un livello e un altro, o di nemici che si bloccano a ripetere la stessa mossa senza possibilità di “salvarli” da quel loop se non rispedendoli al Creatore.

I movimenti di Scary sono strani (spero perdoniate il termine rozzo, ma non viene in mente un altro modo per descriverli). Il fantasmino risulta leggero ai nostri comandi ma, al tempo stesso, troppo poco lento e mai sufficientemente scattante per un tipo di gioco che dovrebbe vederci schizzare di qui e di là a scuoiare nemici e toglier loro la vita – che già hanno perduto.

In conclusione, Death or Treat brilla visivamente grazie alle abili mani dei suoi creatori nel saper illustrare un aldilà pregevolmente disegnato. Purtroppo, pecca nella varietà di elementi (abilità, armi e power up) e di un comparto tecnico non esattamente al top, che va a limitare un’esperienza che dovrebbe essere, almeno secondo i canoni del genere, più frenetica e dedita al caos della distruzione. Speriamo di rivedere Saona Studios impegnata in un prodotto più profondo nelle meccaniche ma di non più basso livello qualitativo.

Grazie per la vostra attenzione! Speriamo che questa analisi completa di Death or Treat vi abbia soddisfatto. Vi ricordiamo di scrivere i vostri pareri nei commenti! Per ulteriori aggiornamenti su questo e su molti altri argomenti nerd, invece, vi rimandiamo al nostro sito Nerdpool.it!

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