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L’Oscar Academy 2.0 parla italiano

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Dopo il tifone Weinstein, una vera rivoluzione  è in atto in seno all'Academy degli Oscar

Ogni anno, l’Academy prevede un numero di nuovi inviti per modificare e sviluppare sempre di più la selva dei giurati. Un modo per seguire, anno dopo anno, le tendenze culturali, sociali e artistiche mondiali.
Dal 2016 però il numero degli inviti è quasi triplicato: dai 683 del 2016, passando per i 774 del 2017, fino ad arrivare ai 928 del 2018.
Nel cuore di questa onda rivoluzionaria (ci inorgoglisce dirlo) ci sono anche quattro nomi di italici portenti cinematografici: Marco Bellocchio, Luca Guadagnino e le sorelle Alba e Alice Rohrwacher.

Del primo, vecchia guardia del cinema nostrano, ricordato per film come L’ora di religione (Vincitore del Nastro d’Argento nel 2002) e Buongiorno, notte (2003), non bisogna certo aggiungere molto se non la lista infinita di premi e riconoscimenti collezionati in 79 anni di vita.
Nemmeno le sorelle Rohrwacher hanno bisogno di presentazioni, basterebbe menzionare pellicole come La solitudine dei numeri primi (2010) per Alba Rohrwacher e Le meraviglie (2014) per Alice Rohrwacher.
Invece uno spazio speciale va riservato per il redivivo Luca Guadagnino. Ebbene, grazie alla vincita dell’Oscar come Miglior Sceneggiatura non originale, tutto il gotha della cinematografica e critica italiana ha (ri)scoperto il suo pupillo.
Gli stessi che lo hanno allontanato e bloccato  dopo che aveva diretto il film Melissa P (2005). Ci sono voluti al regista ben 4 anni per potersi risedere dietro la macchina da presa col lungometraggio Io sono l’amore.
Poi addirittura 6 anni e l’espatrio per poter almeno essere ricevuto da una casa di produzione.
Con l’abbandono dell’Italia, Guadagnino è tornato a lavorare, a fare il suo mestiere senza che venisse giudicato per scelte fatte nel passato. Senza pregiudizi.

La rinascita dell’Academy

Come per Guadagnino, così l’Academy cerca di risollevarsi, epurando tutto il marciume.
Una scelta non opzionabile per un gruppo che tesse le fila di innumerevoli carriere e vite. Un gruppo che nulla ha a che spartire con un’Accademia delle Arti.
Già prima degli scandali sessuali della scorsa estate, ben prima dei movimenti #metoo, #timeisup, l’Academy era stata additata come razzista e “Too White.
Per non parlare di tutti quegli attori e attrici che non hanno mai ottenuto l’ambita statuina (ne abbiamo parlato nei giorni scorsi).
Così, per riabilitarsi (ancora una volta), ha cacciato tutti coloro che sono stati accusati e rinviati a giudizio (Harvey Weinstein in primis) dalle fila dei suoi giurati.
Ha inviato il 49% dei nuovi inviti a donne e il 38% a persone di colore.
Così la rigida Academy tenta di risollevarsi, di cancellare le macchie che ormai hanno coperto il bel vestito dorato tramutandolo in nero cupo.
Ma tanto va bene così: basta l’ennesimo colpo di spugna per dimenticare e lasciarsi incantare dalla prossima fastosa cerimonia degli Oscar.
Per nostra fortuna, attrici del calibro di Meryl Streep, hanno la memoria lunga, tanto quanto la lingua e puntualmente ci ricorderanno tutti i peccati dell’Academy.

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Senza false ipocrisie, il mondo del cinema è un mondo aspro.
Un mondo in cui ci si può perdere, ma è anche il luogo in cui la magia di una storia su pellicola nasce.
Per questa magia vale la pena di tentare sperando di non imbattersi nell’ennesimo mostro divora-anime.

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FONTE:La Stampa

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