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Scarlett Johansson rinuncia a “Rub & Tug”

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Introduzione

La maggior parte delle lotte intraprese dalla comunità LGBT+ sono molto importanti e nel corso degli anni hanno portato a tante conquiste e traguardi significanti.
Ci sono poi polemiche che portano solo “odio” e distacco delle persone nei confronti di questa comunità.
È questo il caso di “Rub & Tug“, film al quale Scarlett Johansson ha dovuto rifiutare per colpa dei continui insulti.

Il film

Pittsburgh, Pennsylvania, anni ’70, Dante Tex” Gill si trasforma in uno dei più temibili criminali americani, che è arrivato a sfidare la mafia.

Nata donna nel 1931, si sposò nelle Hawaii con Cynthia Bruno. Il matrimonio non durò molto e dopo questo Tex iniziò a gestire un grosso giro di prostitute mascherandolo come centro massaggi.

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Lo strapotere accumulato da Tex non andò giù alla mafia. Gli attentati a lui e ai suoi dipendenti non l’hanno però fermato, dando inizio ad una guerra senza quartiere.

Molto generoso con le sue prostitute preferite e molto “rispettato” nella sua città.

Nel 1984 l’Internal Revenue Service (IRS), cioè l’agenzia esattoriale americana, lo arrestò per via di una discrepanza tra quanto dichiarato e la vita condotta.

Tex è morto nel 2003 all’età di 72 anni.

Le polemiche

Come già successo per la locandina di Dragon Trainer 3, la comunità LGBT+ si è scagliata contro la Johansson che era stata scelta per interpretare tale ruolo.

L’attrice era già stato al centro di diverse polemiche per la sua interpretazione di Mira Killian in Ghost in the Shell, a causa delle politiche di whitewashing della produzione.

In un primo momento l’attrice aveva interpretato le migliaia di critiche ricevute come una continuazione di queste polemiche.
In soccorso all’attrice era intervenuto il suo agente, provocando più danni che altro. Il rappresentante della Johansson avrebbe infatti detto, riprendendo le parole dell’attrice stessa, di guardare ad altri attori che hanno già interpretato ruoli del sesso opposto rispetto al proprio, come per esempio Jared Leto.

Com’è finito il tutto

Il 15 luglio, l’attrice ha ufficialmente rinunciato al suo ruolo in un comunicato alla rivista Out:

Alla luce delle questioni etiche che sono state sollevate in merito alla mia scelta di interpretare Dante Tex Gill, ho deciso di ritirare la mia partecipazione al progetto. Nella nostra cultura la comprensione delle persone transgender continua ad avanzare e ho imparato molto da loro da quando mi sono espressa per la prima volta su questa faccenda: mi sono resa conto di non essere stata sensibile. Ho una grande ammirazione per la comunità trans e sono grata del fatto che il dibattito sull’inclusività a Hollywood vada avanti.

Nel comunicato però la Johansson ha dichiarato che le sarebbe piaciuto interpretare un ruolo così intrigante.
Ha infatti continuato dicendo:

Secondo la Gay & Lesbian Alliance Against Defamation (GLAAD), i personaggi appartenenti alla comunità LGBTQ+ sono diminuiti del 40 per cento nel 2017 rispetto all’anno precedente e nessun personaggio trans è stato rappresentato nei film delle case di produzione più grosse. Anche se mi sarebbe piaciuto molto avere l’opportunità di mettere in scena la storia di Dante e della sua transizione, ho capito perché secondo molte persone dovrebbe essere rappresentato da un uomo transgender e sono grata del fatto che questo dibattito, sebbene controverso, abbia scatenato una conversazione più ampia sulla diversità e sulla rappresentazione nei film. Credo che tutti gli artisti debbano essere considerati allo stesso modo e in modo equo.

Conclusioni

Come già detto in un altro mio articolo (Soldado), per una qualsiasi persona appartenente ad una qual si voglia minoranza, sia questa etnica, religiosa o sessuale, è difficile farsi spazio a Hollywood.

La questione, come evidenziato dalla stessa Johansson, è sicuramente importante; la riduzione degli attori facenti parti della comunità LBGT+, non è un punto da tralasciare.

Questa rinuncia però non è detto che sia una vittoria. Non è detto, infatti, che il ruolo verrà dato a un attore/attrice facente parte della comunità, e cosa si farà allora?

 

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