Ecco la recensione del terzo DLC di Pillars of Eternity II della Obsidian Entertainment, The Forgotten Sanctum

A 3 anni di distanza dal predecessore, Pillars of Eternity II: Deadfire torna a sconvolgere le notti (e le giornate!) dei “ruolatori” di tutto il mondo. Non è certo una novità che il secondo titolo del filone RPG della Obsidian abbia, in pochi mesi, raccolto recensioni entusiastiche e premi nei maggiori concorsi per games.

La storia: Ritorno a Eora


“Insegui un dio redivivo per mare e per terra nel sequel del pluripremiato RPG Pillars of Eternity. Guida la tua nave lungo un pericoloso viaggio di scoperta attraverso la vasta regione inesplorata dell’arcipelago di Deadfire. Piega il mondo alla tua volontà mentre esplori le profondità delle sue infinite possibilità, incluse dettagliata personalizzazione del personaggio, completa libertà d’esplorazione, e più scelte d’impatto a ogni turno.”
(Steam)

Per chi si era già immerso nel capitolo precedente, non c’è bisogno di introduzione al mondo di Eora. Ma per chi ha deciso di esplorare Pillars of Eternity II: Deadfire non sa cosa dovrà aspettarsi.
Tecnicamente, il gioco è un puro RPG in cui viene racchiusa una storyline ben descritta, sviluppata e dettagliata. Tanto dettagliata che la struttura ed il gameplay sembrano così vasti da ricordare un Open World.
In questo seguito, l’anima RPG la fa ancora di più da padrone: dalla creazione del proprio personaggio alla meccanica di gioco che ricalca da vicino capisaldi dell’RPG come D&D.

La struttura

La nuova avventura dell’Osservatore parte da un naufragio e si ricongiunge direttamente alla fine del precedente capitolo della saga. L’Osservatore si era ritirato in un ameno maniero dalle cui fondamenta un bel giorno era emerso un enorme gigante di Adra (sostanza che ha un ruolo importante nell’universo della serie), la reincarnazione di un dio, che ha iniziato a seminare morte e distruzione. A chi il dovere di inseguirlo e capire la causa delle sue azioni?
Proprio durante l’inseguimento del dio fuggitivo, l’Osservatore fa naufragio nell’arcipelago di Deadfire.

Scambiato per un pirata, l’Osservatore dovrà far scelte. Esplorerà l’isola, le terre emerse, parlerà con tutti gli interlocutori con cui, la propria strada, si intreccerà. Scoprirà misteri, agguanterà oggetti, si rapporterà con le anime dei defunti fino al conseguimento di questa nuova avventura. Ma non sarà da solo. L’Osservatore, via via che si aggirerà per Eora e l’arcipelago Deadfire, incontrerà e formerà un gruppo di compagni d’avventura. Li aiuterà a migliorare le proprie peculiarità. Sarà un vero lavoro di gruppo nell’intento di uscirne vivi e vittoriosi insieme.
Pillars of Eternity II: Deadfire è un gioco di ruolo occidentale nel quale l’azione è inquadrata attraverso una familiarissima visuale isometrica che conduce un gruppo di eroi (cinque, non più sei) in battaglia.

Come il suo predecessore, si impone fin dall’inizio per una qualità della scrittura sicuramente sopra la media, attraverso la quale vengono delineati personaggi e raccontati eventi. La piacevolezza del gioco sta nella possibilità di poter risolvere le contese con la testa più che con le armi, tutto merito di una struttura narrativo-ludica finemente caratterizzata e sviluppata. Ma come ogni RPG che si meriti tale nome, ci saranno situazioni in cui non sarà possibile al giocatore esimersi dal combattimento. Si sviluppano abilità e potenzialità di personaggi estremamente versatili in combattimento, inquadrati in classi ben studiate e dalle tante opzioni come nei classici D&D e Pathfinder. Per quanto, nel corso della storia, si possa credere che la risoluzione dei combattimenti sia troppo semplice, basterà aumentare il livello di difficoltà per rimangiarsi la decisione presa!

The Forgotten Sanctum

Ma veniamo a noi. Col terzo DLC (oltre a quello gratuito) Obsidian chiude il cerchio narrativo di Pillars of Eternity II: Deadfire (almeno per ora!).

Rispetto ai due DLC precedenti, Beast of Winter e Seeker Slayer Survivor, The Forgotten Sanctum potrebbe sembrare bizzarro, a tratti oscuro, leggermente “fuori fuoco” a livello narrativo. Ed invece non è così. Pur essendo un “commiato-non commiato”, The Forgotten Sanctum spinge l’Osservatore sempre più in profondità nei misteri di Eora. Concede momenti di gelida suspance interrotti rapidamente da coinvolgenti e mai superflui dialoghi.

Da notare come, l’aggiunta di sidekick (Fassina), abbia giovato alla scorrevolezza dei dialoghi e, quindi, abbia alleggerito la giocabilità del titolo.

Le novità

Principalmente, in questo terzo DLC, viene presentato all’Osservatore un nuovo Dio: Wael. Anzi, una Dea. Divinità tentacolare (da qui una diretta seppur non ufficiale citazione ai mostri di Lovecraft) dio dei sogni, dei segreti, dei misteri e delle rivelazioni. La sua manifestazione fisica è un inquietante ammasso di occhi e tentacoli. I suoi progetti sono imperscrutabili persino per gli altri dei, i suoi seguaci. Si sfruttano tali input descrittivi e narrativi, per costruire un racconto significativo e coinvolgente. Una volontà, questa, degli sviluppatori, che, come nei due precedenti DLC, ha un unico nemico: il tempo/spazio.
Ogni DLC, infatti, aggiunge al gioco principale (si aggira sulle 40 ore di gioco effettivo), solo 4/5 ore di gioco, tempo in cui l’ampia storyline non riesce ad esprimere tutto il suo potenziale. Un vero peccato. Visti gli sforzi compiuti dal team creativo della Ossidian per migliorare un già ottimo livello narrativo apprezzato nel primo capitolo di Pillars of Eternity.

L’esperienza ruolistica

Ciò che non delude, ma anzi, aumenta l’appeal di The Forgotten Sanctum è, senza dubbio la struttura ruolistica.
Non dominata dal solo combattimento, ma dall’uso delle conoscenze accumulate fino a quel momento e agli stratagemmi derivati dalle proprie abilità.
Intere sezioni sono risolvibili senza sferrare un solo colpo. Sfruttano le peculiarità di un party che sicuramente è ben livellato, essendo infatti l’avventura accessibile solo nelle fasi finali della storia principale.

Alcune situazioni e enigmi hanno requisiti molto elevati, in termini di punti abilità in una determinata caratteristica. Quando si tratta di duellare, comunque, gli avversari non si tirano indietro. Alcuni degli scontri che, in maniera obbligatoria occorrerà affrontare, sono tra i più impegnativi di tutta la produzione, gioco principale compreso. Coinvolgendo la storia de Il Circolo degli Arcimaghi, la magia sarà spesso il miglior modo per risolverli a proprio favore. Difatti il Sistema non a caso consiglierà come membri del party Aloth e Fassina.

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