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NerdPool.it Incontra Stefano Bersola e Pietro Ubaldi

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Poco tempo fa durante la manifestazione Genova Comics and Games ho avuto la possibilità di intervistare due personaggi certamente noti a tutti gli amanti degli anime, o se preferite, cartoni animati giapponesi. Due grandi professionisti dalla carriera differente che il destino ha fatto incontrare. Stiamo parlando del cantante Stefano Bersola, interprete di sigle iconiche quali Lamù e City Hunter. E del doppiatore Pietro Ubaldi che ha prestato la voce a tantissimi personaggi tra cui Doraemon e Dr. Slump.

Sotto a chi tocca…inizia Pietro Ubaldi!

Nerdpool: Com’è iniziato il lavoro da doppiatore? Come mai hai scelto questa professione?

Pietro Ubaldi: Ho sempre amato giocare con la voce, ridere e scherzare per sembrare più simpatico. Però avevo un destino segnato da ingegnere. Mio nonno faceva motori marini e quindi ho fatto il liceo scientifico durante il quale ho cominciato a fare teatro amatoriale. Anche se mi sono iscritto all’Università di ingegneria ho poi intrapreso la carriera teatrale. Ho fatto l’attore di prosa, in quel periodo avevo dei giorni da dedicare al doppiaggio.

Proprio in quel periodo a Milano gli studi di doppiaggio si erano ampliati, prima la maggior parte del lavoro era a Roma. Ovviamente molti lavori erano per Mediaset e le cose che erano da doppiare di più erano i cartoni animati. Ho scoperto quindi di avere un’attitudine per il caratterista. Da li ho cominciato, ho smesso di fare teatro e mi sono dedicato quasi esclusivamente al doppiaggio, professione che porto avanti da quasi quarant’anni.

Un personaggio che ti diverti a doppiare?

PU: Mi diverte tutto il lavoro in generale. Mi piace doppiare, andare nelle sale di doppiaggio e incontrare i miei colleghi. Essendo un caratterista mi capitano spesso personaggi comici e devo dire che danno grande soddisfazione. Anche perché fare doppiaggio è un po’ terapeutico, butti fuori tutte le energie che hai, usi l’immaginazione. Un personaggio potrebbe essere Patrick Star di Sponge Bob è molto buffo, però ce ne sono tanti

Un personaggio che invece non ami doppiare?

PU: Ma non so, i cattivi sono anche antipatici a volte. Devo dire che forse le persone  che mi conoscono mi reputano simpatico allora un po’ di simpatia ce la metto sempre dentro i personaggi, anche quando non lo sono. E comunque mentre lavoro mi piace tutto quello che faccio, mi deve piacere per forza perché mi devo immedesimare in quello. È vero ci sono personaggi con cui faccio più fatica come quelli noiosi, quelli che sono sempre monocorda come quelli delle soap-opera.

C’è invece un attore che ti piacerebbe doppiare?

PU: Ho meno esperienza con gli umani e con i film. L’ho cominciata ad avere in maniera più profonda quando ho cominciato a doppiare la saga Pirati dei Caraibi. In quel caso, un attore come Geoffrey Rush (Capitan Barbossa), premio oscar, mi sarebbe piaciuto doppiarlo sempre. Mi è stato detto che è morto il doppiatore di Morgan Freeman e che sarei adatto per lui. Altri mi dicono che mi vedrebbero come voce di Pippo, che per uno che fa cartoni, Disney è un traguardo. Ce ne sono tanti di desideri.

Invece, qual è il tuo rapporto con la musica?

PU: Mi piace cantare, dà molta libertà e molta gioia. Ho fatto tanto tempo fa canto lirico, perché mi piaceva, cantare mi è sempre piaciuto. Poi ho imparato il Voicecraft, un metodo americano, vado ancora adesso a lezione da un’insegnate che ha creato una sua scuola e un suo metodo. Mi fa cantare Pop. Per lavoro invece ho cantato in qualche sigla di Cristina D’Avena e due da solo. David Gnomo e Geronimo Stilton.

Torneresti a lavorare in teatro?

PU: Al teatro tornerei sicuramente per una cosa che potesse far divertire ed entusiasmare. L’anno scorso mi è capitato di fare una cosa in teatro. Mi è stato chiesto da un collega attore e regista, mi ha fatto fare una parte e mi sono molto divertito. Purtroppo non ha avuto seguito ma può essere che ricapiti in futuro.

E poi è il turno di Stefano Bersola!

NerdPool: Com’è iniziata la tua passione per la musica?

Stefano Bersola: Sono nato in un contesto in cui si respirava musica. Mai mamma è stata una delle prime DJ donna negli anni ’70. Inoltre quando sono nato c’era già mia sorella che cantava. Mia sorella, Jenny B. ha fatto una gran carriera qui in Italia nel mondo della musica, ha vinto Sanremo nel 2000, ha fatto diverse Hit internazionali. Quindi questa passione che si aggirava per la casa mi ha portato a scegliere questo lavoro.

Come sei stato scelto per cantare la sigla di City Hunter?

SB: Yamato Video cercava un cantante che interpretasse la sigla, hanno fatto dei provini. Io ho partecipato al provino anche se il Presidente di Yamato Video, Fabrizio Ferrario mi aveva già visto in un locale con una band. Diciamo che è stato un secondo incontro. Il provino è andato bene e da lì mi hanno chiamato per incidere in sala City Hunter. Da lì sono nate tutte le altre.

Com’è stato tornare a interpretare la sigla di City Hunter, questa volta la versione italiana dell’opening originale giapponese?

SB: Io sono nato con City Hunter, ritornanci con la sigla storica Get Wild, che è una delle capostipite delle sigle giapponesi, è un’emozione indescrivibile. Arrivarci è stato difficile perché, sul mio canale youtube avevo realizzato una versione amatoriale della sigla. Questa versione è piaciuta molto a Dynit, che mi ha proposto di tenerla visto che per il nuovo film di City Hunter, era previsto il ritorno del cast di voci originali. Ovviamente io ho accettato di buon grado la cosa ma da li è iniziato un iter molto lungo.

Hanno dovuto mandare il testo italiano alla Sunrise del film (casa di produzione del film) ma non è stato accettato. Poi c’è stata un’intermediazione con Massimo Soumarè che era in contatto con l’autrice di Get Wild: Mitsuko Komuro. A loro volta hanno mandato un testo che però non entrava nella metrica e quindi risultava incantabile. Alla fine siamo riusciti con la collaborazione di entrambe le parti, in particolare dell’autrice. Attraverso questa collaborazione, con l’aiuto di Alessia Cimini, è nato il testo italiano di Get Wild approvato anche da Sunrise.

È vero che questa versione è stata apprezzata anche in Giappone?

SB: Il percorso è stato lungo, è durato qualche mese ma ha avuto un risvolto inaspettato. All’inizio si pensava solo di fare la versione italiana di Get Wild. Poi però c’è stata la collaborazione e approvazione da parte dell’autrice tanto che in Giappone la versione italiana è amatissima. Sotto il video del canale youtube ci sono quasi più commenti giapponesi che italiani. La stessa Mitsuko Komuro l’ha condivisa sul suo account twitter creando una grande risonanza. Per me è una grande soddisfazione sentir dire dall’autrice che è contenta del lavoro che è stato fatto e ne è entusiasta.

Invece, com’è nata la collaborazione tra te e Pietro?

SB: Io e Pietro ci siamo conosciuti a Lucca Comics & Games del 2014. Per la precisione durante il Live “Sigle da ‘90”. Un concerto ideato da RadioAnimati durante il quale artisti di quell’epoca si esibivano con le loro canzoni. Quindi oltre a me c’era Pietro, i Manga Boys, Enzo Draghi ecc… e questo è stato il nostro primo incontro. Da lì poi abbiamo instaurato un rapporto di amicizia (abitiamo anche vicini) che dura nel tempo. Quando sono stato nuovamente coinvolto da Lucca Comics & Games e sapendo della passione di Pietro per il canto l’ho trascinato con me in questa avventura. Da lì è nato uno spettacolo firmato da Lucca Comics & Games dal titolo “Un viaggio d’anime” che comprendeva un coro di 12 voci. Poi il progetto è continuato abbiamo deciso di chiamarlo “Anime Live“, con qualche ospite ogni tanto ma lo zoccolo duro siamo io e Pietro.

Ringrazio tantissimo per la disponibilità e la simpatia! Qui sotto ci sono tutte le pagine social sia di Stefano Bersola che di Pietro Ubaldi. Vi consiglio di seguirle per scoprire quali sono i prossimo eventi presso cui potrete ascoltarli.

Inoltre ricordatevi di iscrivervi al Canale Youtube di Stefano in cui potete ascoltare tutti i suoi pezzi e rimanere aggiornati sulle novità.

Stefano Bersola:

Pietro Ubaldi

E se vi foste persi la recensione del film di City Hunter: Private Eyes in cui c’è la versione di Get Wild cantata da Stefano la trovate QUI.

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