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Dragon’s Dogma: la recensione del nuovo anime Netflix!

Dragon's Dogma è un anime eccellente, ben ritmato, con una premessa intrigante e un racconto ricco di allegorie sorprendenti. È una serie matura, costruita in modo encomiabile e piena di personaggi memorabili. Ha qualche scivolone, soprattutto nelle animazioni e nella legnosità di alcune scene, ma propone un feeling da videogioco innovativo e gradevole che esalta i combattimenti e i mostri/boss.

Il 17 Settembre arriva su Netflix l’anime Dragon’s Dogma, ispirato all’omonimo videogioco Capcom. Si tratta di un prodotto maturo, particolare e sorprendente che attinge dai top del genere in modo fresco e pulito. Eccovi la nostra recensione!

Arisen

Il protagonista di Dragon’s Dogma è Ethan, un guerriero che vede la propria moglie e il proprio villaggio sterminati per mano di un Drago. Questi, mangiando il cuore di Ethan, lo trasforma in un Arisen, un rinato senza cuore il cui unico scopo è vendicarsi del mostro che gli ha rovinato la vita. Al suo fianco c’è Hannah, definita “La Pedina”, una donna misteriosa che ha il compito di accompagnare Ethan nel suo viaggio di vendetta.

Apparentemente, la trama di Dragon’s Dogma è scontata, tipica. E questo non solo per chi ha giocato il videogioco a cui la serie è ispirata, ma in generale proprio per chi è avvezzo a questo genere di anime. Da Berserk ad Attack on Titan, anime in cui la premessa è simile, così come sotto certi aspetti l’ambientazione. Lo sviluppo di Dragon’s Dogma, però, è quasi encomiabile. Le 7 puntate di cui la serie è composta sono dedicate ognuna ad uno dei 7 peccati capitali. Ethan diventa, così, il protagonista di un vero e proprio viaggio di formazione, che pare quasi come una salita del Purgatorio e invece diventa una progressiva discesa negli Inferi. Ma su questo ci torneremo più avanti.

Resta il fatto che la trama funziona, non è pesante e costituisce un racconto avvincente e splendidamente cupo. I personaggi sono ben caratterizzati, tutti avvolti nei loro tragici destini legati al peccato che la loro natura gli impone. Dragon’s Dogma è un racconto crudele, un’epopea di ineluttabilità avvolta attorno ad una tipica ambientazione dark fantasy. Certo, a tratti l’incedere è spigoloso, alcune puntate ci mettono un po’ a carburare e ci sono personaggi che non riescono a farsi inquadrare subito. Ma, alla fine, il tutto si dipana sempre in modo gradevole, soprattutto grazie alle creature mostruose che popolano il mondo dell’anime.

Un feeling da videogioco

La verà novità che distingue Dragon’s Dogma dal resto è il suo innovativo feeling da videogioco. Gli episodi sono strutturati esattamente come le quest di un gioco di ruolo, ognuno legato ad uno specifico contesto e con un preciso boss finale, che è poi il mostro di turno. Il parallelismo dell’anime con il videogioco è davvero gradevole, perché rappresenta una novità a tutti gli effetti. I combattimenti diventano più concreti, ben ritmati grazie ai tempi tipici dei giochi a turni. Ci sono tutti i boss più conosciuti del gioco originale, compresi il Ciclope, il Grifone e l’Idra.

Certo, non tutto è perfetto. Le animazioni non sono sempre buone, a volte certe scene sembrano un po’ legnose e alcune transizioni sono troppo brusche. A tratti, sembra ci sia stato un taglio di alcune scene per adeguare la durata delle puntate. È solo una sensazione, ma in alcuni punti, soprattutto durante i combattimenti, spezza un po’ l’azione, creando anche un leggero fastidio. Niente di eccessivamente penalizzante, ma in un anime che ha avuto così tanta cura nei dettagli questi errori risaltano.

Una nota negativa anche per il doppiaggio: quello in italiano è veramente pessimo, troppo desincronizzato con i personaggi e con cadenze e toni completamente sbagliati. Fortunatamente, quello in lingua originale, che sarebbe l’inglese, è eccellente. Se potete, vedetelo così, anche a costo di utilizzare i sottotitoli. Ne vale davvero la pena e tutto guadagna più mordente e pathos. Le musiche sono di ottima fattura, contribuendo a creare quella sensazione di cupo e tenebroso fondamentale per il racconto.

La profezia del veltro

Dragon’s Dogma è una storia di violenza, di istinti, di destino. Una storia di natura e di profezie, come si confà ad un racconto ambientato in un mondo così mostruoso e carnale. Quello di Ethan inizia come un viaggio di redenzione e di vendetta, alla ricerca del Drago, il Lucifero dell’Inferno dell’anime. Conoscere, vivere, affrontare i 7 peccati capitali, ognuno personificato nel personaggio protagonista dell’episodio di turno sembra costituire un processo di lenta formazione di Ethan in vista del suo confronto con il male più grande. Il tutto appare come un progressivo processo di liberazione che, nell’immaginario religioso, può coincidere con l’ascesa, la purificazione dai mali in vista di un Paradiso di beatitudine.

Ma Dragon’s Dogma ribalta tutto: quello di Ethan non è un viaggio di formazione, ma una macabra e tenebrosa discesa negli Inferi, dove tutto diventa più putrido e violento man mano che si avanza. Ethan è un Dante rabbioso e iracondo, che ha perso la sua Beatrice e vuole punire il mostro che gliel’ha tolta. Al suo fianco c’è la Pedina, una bionda “Virgilio” guida e protettrice del protagonista. Il simbolismo e le allegorie invadono l’universo della serie e il tutto è palesemente voluto.

Al posto di “Amor vincit omnia“, qui è “Natura vincit omnia“. L’uomo è preda dei propri istinti, ogni creatura è guidata dalla propria, ineluttabile, natura e non c’è niente che si possa fare per cambiare le cose. Dragon’s Dogma racconta esattamente questo e lo fa a modo suo, tra una tragedia e l’altra, prima fra tutte quella del suo protagonista. Il finale della serie è, così, il coronamento della discesa verso il basso e della relativa ascesa infernale, l’autentica realizzazione del percorso impostato.

Conclusioni

Dragon’s Dogma è un anime eccellente, ben ritmato, con una premessa intrigante e un racconto ricco di allegorie sorprendenti. È una serie matura, costruita in modo encomiabile e piena di personaggi memorabili. Ha qualche scivolone, soprattutto nelle animazioni e nella legnosità di alcune scene, ma propone un feeling da videogioco innovativo e gradevole che esalta i combattimenti e i mostri/boss.

È, però, un racconto perfettamente chiuso. Una storia che si apre e si richiude a cerchio (come, poi, è dovere di un’opera così marcatamente medievale). Spero, quindi, che Netflix non decida di continuare la trama ma, eventualmente, cerchi al massimo di espanderne l’universo con racconti diversi, o di contorno.

Se volete saperne di più sul rilascio di Dragon’s Dogma, vi rimando all’articolo dedicato:

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Dragon's Dogma è un anime eccellente, ben ritmato, con una premessa intrigante e un racconto ricco di allegorie sorprendenti. È una serie matura, costruita in modo encomiabile e piena di personaggi memorabili. Ha qualche scivolone, soprattutto nelle animazioni e nella legnosità di alcune scene, ma propone un feeling da videogioco innovativo e gradevole che esalta i combattimenti e i mostri/boss.
Dragon's Dogma
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