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Little Nightmares II: Recensione del sequel di Tarsier Studios!

Little Nightmares II riesce nell’intento di creare un titolo sostanzialmente più longevo del precedente, benché non sia particolarmente lungo. Grazie ad una serie di rompicapi ed enigmi ambientali decisamente più complessi, è difficile riuscire a giocarci in maniera fluida, destreggiandosi tra un livello e l’altro senza incepparsi in qualche grattacapo. Dal punto di vista grafico vi è un palese contrasto rispetto al primo capitolo dove un barlume di speranza, era in particolar modo rappresentato dalla luce gialla che caratterizzava ogni luogo visitato. Qui ci troviamo invece in un mondo cupo dove le ombre, dominando sulla luce, seminano tensione e turbamento, rendendo i paesaggi all’aperto particolarmente suggestivi. È impossibile non dare un riconoscimento al lavoro svolto dal punto di vista sonoro: vero motore di una trama raccontata in silenzio dove ogni eventualità di pericolo viene preannunciata da un’atmosfera d’incombente inquietudine. Il tema trattato è sempre più attuale: preparati ad affrontare le tue paure più recondite, mentre t’immergi in un mare di incubi che si riveleranno senz’alcun dubbio, familiari.

Finalmente sbarca Little Nightmares II: seguito del primo titolo del 2017, firmato Tarsier Studios e pubblicato da Bandai Namco!

Finalmente il seguito del primo capitolo, sbarca sulle console ormai di vecchia generazione, insieme alle versioni per Nintendo Switch e PC Steam. Con Little Nightmares II abbiamo un degno sequel del successo sfornato dal titolo del 2017, firmato Tarsier Studios e pubblicato da Bandai Namco.
Catapultati all’interno di questo nefasto mondo tramite un televisore, il nostro piccolo protagonista Mono, decide di esplorare la foresta nella quale si è risvegliato nel tentativo di tornare a casa. Giungendo alla baracca di un cacciatore, riesce ad intravedere dietro ad una porta una nostra vecchia conoscenza: si tratta di Six, la protagonista di Little Nightmares priva del suo caratteristico impermeabile giallo. Dopo averla seguita all’interno della casa, Six si troverà in un vicolo cieco per comprendere poi, che non volgiamo farle alcun male e che anzi, dovremo collaborare insieme per scappare da questo mondo. Ci troviamo dunque in un luogo cupo e misterioso dominato dagli Spettatori: esseri abominevoli i quali volti sono stati distorti e mutati a causa della loro dipendenza dai televisori.

Carino però con la testa di Mokujin di Tekken, non trovi?

Sii scaltro e non farti acciuffare!

Iniziamo a muovere i primi passi approcciandoci agli intuitivi comandi del gioco, percorrendo il tracciato lineare disegnato dagli alberi all’interno della foresta. La semplicità dei comandi rende come al solito, le cose sempre più intricate: più i comandi sono immediati, più il gioco tende a complicarci la vita!
Attenzione, non stiamo parlando di combinazioni complesse tra i comandi, ma di destreggiarsi accuratamente tra un tasto e l’altro per uscire incolume da determinate situazioni, talvolta spiacevoli.  Vi sono infatti alcune fasi dove la rapidità dei movimenti si rivela fondamentale, ma è proprio in questi casi che in un platform 3D dove ci si muove prevalentemente in maniera unilaterale (da destra a sinistra o dall’alto verso il basso e viceversa) la fluidità dei comandi tende ad inciampare! La precisione non è proprio il forte di Tarsier Studios dove purtroppo, soprattutto in alcune fasi stealth, la manovrabilità del nostro caro Mono lascia un po’ a desiderare. Ci riferiamo in particolar modo, alle fasi con la torcia (che recupereremo nel terzo capitolo della nostra avventura) dove l’impiego di quest’ultima non è di certo tra i più maneggevoli, specie quando ci ritroveremo circondati da nemici che potranno essere immobilizzati solo grazie alla luce della nostra cara e vecchia torcia.

Per un pelo!

Affidati al tuo istinto di sopravvivenza!

Una delle pochissime critiche alle quali era stato fortemente torchiato il primo gioco della serie, era senz’alcun dubbio la durata del gameplay la quale, sfavoriva la longevità! Non si può certo affermare che sia una delle caratteristiche sulle quali Tarsier Studios si sia soffermato per lo sviluppo di questo nuovo gioco ma di certo, le sue 6-8 ore di gameplay sono un ottimo passo in avanti per il team svedese. A tal proposito, è inevitabile fare riferimento ai trofei più “crudeli”, come quello ottenibile se si gioca l’intera avventura senza morire: infatti, se si evita di raccogliere tutti i cappelli, di trovare tutte le povere anime sparse per il mondo di gioco e soprattutto di bloccarsi in certi livelli, è addirittura possibile effettuare una speedrun dalla durata di 2:30/3:00 ore! Sebbene i collezionabili e la rigiocabilità non siano il fulcro di quello che s’intende quando si parla di un titolo longevo, è la difficoltà nel superare determinate sfide a rendere il compito arduo e talvolta frustrante.
Chi ama il genere sa benissimo che sono questo tipo di sfide a caratterizzare le avventure delineate dai platform-rompicapo, dove gli enigmi ambientali sono il cardine del gameplay. È proprio a causa della complessità degli enigmi ambientali che talvolta, ci si può perdere in un bicchier d’acqua, rimanendo anche per 10-15 minuti all’interno di una stanza senza riuscire a trovare la soluzione. Vi ritenete degli abili esploratori? Amate girare ogni angolo della mappa e sapete che nessun collezionabile potrà sfuggirvi? Non importa! Esplorate pure quanto volete ma la cosa fondamentale, sarà tenere gli occhi ben aperti.
Per l’appunto, ciò che tende a delineare la “cattiveria” di Little Nightmares II è il modo nel quale trasporta il giocatore all’interno del titolo, abituandolo a ragionare in un certo modo, per poi lasciarlo a riflettere e a tentare numerose soluzioni all’interno di stanze e ambienti particolarmente vasti, senza fine alcuno! Tutto è importante, non c’è nulla da sottovalutare ma è fondamentale tenere gli occhi bene aperti perché ci si può imbattere in luoghi privi di utilità, dove all’interno di un’enorme cameretta ad esempio, non dovremo far altro che raccogliere un oggetto che ci servirà in un’altra stanza (e non provare a scalare invano un’innumerevole mobilia per uscire). Sono questo tipo di cose che differenziano il nuovo capitolo da quello precedente, dove la complessità e la laboriosità degli enigmi ambientali, mettono alla prova la logica, il modo di ragionare e l’elasticità mentale del giocatore.

Dammi la mano, andrà tutto bene!

Non perdere la testa!

Ogni dettaglio, ogni luce ed ogni minimo particolare si rivelano fondamentali per risolvere l’enigma ambientale e passare alla stanza successiva! Molti luoghi tenderanno ad ingannarvi, lasciandovi il più delle volte all’interno di stanze inutili, prive di alcun fine, quando la soluzione si cela dietro ad un raggio di luce nascosto abilmente tra le mura.
È palese infatti che se c’è qualcosa che rende magistrale l’opera di Tarsier Studios, è il lavoro svolto con le luci. La prevalenza delle ombre sulle luci, rende il tutto più cupo e tetro, favorendo l’atmosfera horror servita su un piatto d’argento dalla presenza costante dell’inquietudine e del mistero. La visibilità è senz’alcun dubbio ostacolata a causa del predominio delle zone buie, a differenza del primo titolo dove tutto sembrava più luminescente. Ciò rende le fasi stealth nettamente più complesse e l’esplorazione altrettanto ardua, intralciando in questo modo la ricerca dei collezionabili più reconditi e celati tra le aree spettrali e l’arredamento decadente. La prevalenza delle ombre sulle luci dunque, sfavorisce una panoramica ambientale chiara a ben definita, costringendoci a muoverci in ogni angolo della stanza, senza sapere quali pericoli si celano a qualche passo da noi. Tuttavia non demordete dall’attuare una tattica efficace per superare un certo livello, in particolar modo nelle fasi di stealth! Qui la tempistica è fondamentale per raggirare i severissimi e i tetri boss di ogni capitolo i quali, possono essere superati in maniera non troppo ardua ma tuttavia pericolosa. In base all’approccio che useremo per ingannarli, il giusto tempismo sarà vitale poiché non è da escludere, la possibilità di essere visti all’ultimo secondo ed essere costretti a scappare per cercare il riparo più vicino ed efficace, lontano dagli occhi del nostro Spettatore.

Come il meme “bonjour”!

La cautela è fondamentale!

Sebbene dunque la grafica sia essenziale all’interno di un racconto che gioca in particolar modo sui contrasti di luci ed ombre, è altrettanto indispensabile l’impegno svolto dal team con il suono.
I due protagonisti di Little Nightmares II non dialogano tra loro, né esprimono frasi o pensieri: non lasciano per niente trasparire le loro emozioni ed affrontano quest’avventura con caparbietà e determinazione. Ogni situazione, ogni disavventura ed ogni pericolo viene raccontato grazie alle musiche. La trama è mossa in maniera esemplare dalla musica di sottofondo, messa in moto dai numerosissimi effetti sonori che trasmettono allo spettatore un mare di emozioni. Ansie, paure e pericoli sono anticipati da effetti sonori gestiti in maniera a dir poco sublime, rendendo ogni situazione ancor più degna di essere vissuta di quanto già non lo sia.

Che ricordi la sQuola!

Ricordi di’infanzia?

In definitiva, Little Nightmares II riporta il giocatore all’interno di quel mondo contorto e tenebroso che aveva già avuto modo di conoscere con il primo titolo della serie. Dal carattere decisamente più macabro e tetro, il sequel si pone l’obiettivo di mettere a dura prova il giocatore con enigmi ambientali decisamente più complessi ed ingannevoli e con fasi stealth che fino all’ultimo secondo, non lasciano mai tirare un sospiro di sollievo al nostro amico Mono. Il dominio delle luci sulle ombre si rivela fondamentale specie nell’esplorazione, favorendo l’incertezza e l’ignoto di ciò che si cela all’interno delle stanze nelle quali ci stiamo muovendo. Il lavoro eccellente svolto con gli effetti sonori consente al titolo di mettere in moto la trama, favorendo l’immedesimazione del giocatore all’interno di una storia dove i nostri protagonisti sembrano far di tutto pur di nascondere le loro emozioni, tuttavia trasmesse in maniera magistrale dal comparto sonoro.

E voi, che aspettative avete nei confronti di Little Nightmares II? Fatecelo sapere nei commenti mentre vi preparate ad affrontare le vostre paure più recondite, e continuate a seguirci su Nerdpool.it.

IL NOSTRO VOTO

Little Nightmares II riesce nell’intento di creare un titolo sostanzialmente più longevo del precedente, benché non sia particolarmente lungo. Grazie ad una serie di rompicapi ed enigmi ambientali decisamente più complessi, è difficile riuscire a giocarci in maniera fluida, destreggiandosi tra un livello e l’altro senza incepparsi in qualche grattacapo. Dal punto di vista grafico vi è un palese contrasto rispetto al primo capitolo dove un barlume di speranza, era in particolar modo rappresentato dalla luce gialla che caratterizzava ogni luogo visitato. Qui ci troviamo invece in un mondo cupo dove le ombre, dominando sulla luce, seminano tensione e turbamento, rendendo i paesaggi all’aperto particolarmente suggestivi. È impossibile non dare un riconoscimento al lavoro svolto dal punto di vista sonoro: vero motore di una trama raccontata in silenzio dove ogni eventualità di pericolo viene preannunciata da un’atmosfera d’incombente inquietudine. Il tema trattato è sempre più attuale: preparati ad affrontare le tue paure più recondite, mentre t’immergi in un mare di incubi che si riveleranno senz’alcun dubbio, familiari.
Grafica
7.8
Sonoro
8.6
Gameplay
7.4
Longevità
6.7

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