Gothic Classic – recensione di un grande classico tornato su Switch

Il leggendario GDR di Piranha Bytes torna su Nintendo Switch in attesa del remake, è l'occasione giusta per riscoprirlo?

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Correva il 2001 quando Piranha Bytes, software house tedesca semi-sconosciuta, offriva al mondo la dimostrazione che anche l’Europa poteva dire la sua nel mondo dei GDR occidentali pubblicando quel Gothic che sarebbe divenuto negli anni un vero e proprio cult, un GDR open world che al netto dei difetti di gioventù seppe davvero conquistare una schiera di appassionati estimatori del progetto, in un periodo in cui si osava e sperimentava molto nella “nuova” concezione di gioco a mondo aperto in 3D. Ora grazie a Gothic Classic su Switch è possibile riscoprire un’opera a suo tempo straordinaria che ancora oggi ha qualcosa a insegnare al mondo videoludico.

Il gioco ai tempi del suo rilascio, pur ottenendo un buon riscontro di pubblico e critica, venne ben presto offuscato da un progetto dalla portata decisamente maggiore, quel The Elder Scrolls: Morrowind di Bethesda che meno di un anno dopo fu qualcosa di mai visto all’epoca nel mondo dei giochi di ruolo action. Nonostante le maggiori attenzioni (in parte sicuramente meritate) rivolte al colossal della software house americana però Gothic non finì nel dimenticatoio, rimasto per anni nel cuore egli appassionati anche grazie a dei buoni sequel realizzati dallo studio tedesco, tanto da ottenere il via libera per un vero e proprio remake in sviluppo presso THQ Nordic, attuale detentrice dell’IP, e una riedizione del titolo originale per Nintendo Switch, ottimizzata sia tecnicamente che dal punto di vista del sistema di controllo e di gestione di alcune meccaniche di gameplay. Abbiamo provato per voi questa riedizione ed ecco le nostre impressioni, come sempre made in NerdPool!

Benvenuti, o bentornati, a Myrtana

Gothic Classic è ambientato nel regno di Myrtana, più precisamente sull’isola di Khorinis ove è situata la Colonia che farà da sfondo alle avventure del nostro protagonista. La Colonia è infatti stata voluta da Re Rhobar II in un periodo di guerra contro gli orchi, i quali hanno invaso il regno. L’isola su cui è situata la Colonia è ricca di un misterioso materiale magico, necessario all’esercito del Re per contrastare l’avanzata del nemico, quindi in tale luogo vengono mandati i prigionieri e i criminali del regno allo scopo di estrarre il prezioso materiale per conto di Rhobar II.

Gothic Classic

Il nostro alter-ego è quindi proprio uno di questi prigionieri: di lui non si conosce ne il nome ne il motivo per cui si ritrovi suo malgrado sull’isola (non è nemmeno possibile cambiare sesso, razza o aspetto del nostro PG), sappiamo solo che siamo stati portati oltre la barriera della Colonia e di lì a poco saremo chiamati a decidere in quale delle tre fazioni che compongono il tessuto sociale della Colonia vorremo schierarci. Da lì in poi comincerà la nostra epica storia, che da semplice prigioniero ci porterà a diventare un eroe e a vivere grandi avventure.

Sebbene l’incipit non sia troppo originale o elaborato, risulta efficace come introduzione ad un mondo piuttosto variegato e decisamente ampio in cui poter svolgere diversi compiti, vivere avventure e approfondire la conoscenza degli abitanti dell’isola, il tutto sorretto dalla storica traduzione italiana dei sottotitoli (scordatevi il doppiaggio italiano in un open world del 2001).

Un gameplay svecchiato ma non troppo

La più grande sfida nell’adattare un titolo come questo su un hardware moderno è sicuramente quella di adattare il sistema di controllo e alcune meccaniche di gameplay poco rifinite all’epoca, e in questo Gothic Classic riesce quasi completamente nell’intento. Lo schema di comandi ed il sistema stesso di controllo è stato rivisto e adattato all’utilizzo dei moderni pad, siano essi i joy-con o joypad più tradizionali, riuscendo nell’ardua impresa di ammodernare un sistema di controllo davvero macchinoso anche al tempo della prima release. Anche la gestione dei menu e dell’inventario è stata migliorata per renderla più facilmente fruibile, eliminando la vista “a cascata” dell’originale in favore di una rappresentazione degli oggetti in nostro possesso più funzionale e intuitiva.

Gothic Classic

Le note dolenti arrivano però dal combat system, che come tutte le altre meccaniche di gameplay principali non è stato toccato per mantenere ad ogni modo feeling e spirito della release originale. I combattimenti appaiono quindi oggi molto imprecisi e difficoltosi da gestire, anche e il nuovo schema di comandi cerca come può di dare una mano al giocatore, ma non aspettatevi miracoli, l’esperienza rimane spigolosa come un tempo, anche se mai troppo frustrante o ingiocabile sia chiaro.

Dal punto di vista tecnico il lavoro svolto è più che buono, il gioco è trasposto davvero bene sulla console ibrida di casa Nintendo, adattato a dovere al formato dello schermo a 16:9 e alla risoluzione ottimale sia in modalità portatile che collegata alla TV, e sul fronte delle prestazioni il gioco gira solidamente a 60fps in ogni situazione, cosa facilmente intuibile data la grafica datata di 22 anni fa e l’hardware ben più prestante di Switch rispetto ai PC dell’epoca, ma è bene segnalarlo poiché non sono mancate anche delusioni sotto questo punto di vista in altre operazioni simili, come ad esempio Neverwinter Nights, gioco del 2002 quindi comparabile a Gothic, ma che gira davvero male sulla console Nintendo.

Gothic Classic è un'operazione molto ben riuscita, un porting fatto a dovere che riesce a svecchiare per quanto più possibile gli aspetti che ad oggi sarebbero più critici, come la gestione dei controlli e altri elementi fin troppo grezzi nell'opera originale, ma che non modifica in alcun modo il gameplay puro per offrire l'esperienza originale, nel bene e nel male. Tecnicamente fa il suo sporco lavoro, offrendo le prestazioni giuste ed un aumento di risoluzione necessario, certo la grafica oggi è quello che è e chi non mastica retrogaming potrebbe storcere il naso, ma in attesa del remake consigliamo a tutti gli amanti dei GDR open world di dargli una chance, sarete sorpresi dalla qualità di un'opera così storica e importante per il genere.
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