Heartstropper 2: la recensione della seconda stagione del seguitissimo teen drama

Dal 3 agosto la seconda stagione di Heartstropper è disponibile su Netflix. La serie inglese basata sulle graphic novel di Alice Oseman si è rivelata un grande successo, diventando il quinto show inglese più visto sulla piattaforma streaming. Fin dall’uscita della prima stagione nella primavera del 2022, i fan aspettavano con ansia questo momento. Dato in grande consenso riscosso, nel maggio dell’anno scorso la serie è stata rinnovata alla seconda e alla terza stagione. La storia si ambienta in un liceo inglese, dove Charlie Spring (Joe Locke) e i suoi amici affrontano le sfide tipiche dell’adolescenza. In particolare, il protagonista si innamora del suo compagno di banco, l’affascinante giocatore di rugby Nick Nelson (Kit Connor). Il teen drama diretto da Euros Lyn affronta molte tematiche queer, proponendo vari personaggi appartenenti alla comunità LGBTQIA+. Proprio come la prima stagione, anche la seconda conta otto episodi con una durata di circa mezz’ora. Nel cast ritroviamo Joe Locke, Kit Connor, William Gao, Yasmin Finney, Corinna Brown e Kizzy Edgell. Ecco la sinossi e il trailer della seconda stagione di Heartstropper:

Nick, Charlie e la banda ritornano mentre attraversano il prossimo capitolo della loro vita, dell’amore e dell’amicizia.

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Di seguito potete leggere la recensione senza spoiler della seconda stagione della serie.

La Paris Squad

Non c’è dubbio, il maggior punto di forza di Heartstropper sono i suoi personaggi. Charlie, Nick e i loro amici possono davvero essere definiti dei personaggi rotondi, completi nella loro psicologia. A differenza di molti altri teen drama in tendenza oggi, ad esempio Riverdale o Outer Banks, la serie racconta la gioventù in modo verosimile senza attribuirle imprese epiche e fantasiose. I protagonisti di Heartstropper si confrontano con i piccoli grandi problemi dell’adolescenza, con particolare attenzione alle tematiche queer. Nello specifico, vengono raccontati con estrema vividezza i personaggi facenti parte della “Paris Squad”, ovvero Charlie e il suo gruppo, che si attribuiscono questo soprannome durante una gita scolastica a Parigi.

Oltre al tema sentimentale e romantico, abbondantemente raccontato dalla serie, è interessante vedere come l’amicizia assuma un ruolo chiave. Uno dei dialoghi più toccanti della seconda stagione vede proprio protagonisti Charlie e Tao (William Gao). I due si sono sempre supportati fin dalle scuole elementari, contando l’uno sull’altro quando tutti i loro compagni li consideravano “strani”. Durante la gita a Parigi, emerge un retroscena inatteso sul loro passato, ma indipendentemente da ciò i due amici decidono di fare squadra in questo nuovo capitolo delle loro vite. In effetti, le dinamiche del loro gruppo stanno cambiando. Dopo anni di amicizia, Tao e Elle (Yasmin Finney) capiscono di provare dei sentimenti l’uno per l’altra. Mossi dal comprensibile timore di rovinare il loro rapporto, per un po’ di tempo i due giocano a carte coperte, creando uno degli archi narrativi più piacevoli ed empatici della serie. Nonostante siano lievemente più defilate, anche Darcy (Kizzy Edgell) e Tara (Corinna Brown) proseguono la loro storia in modo movimentato, ma senza sostanziali svolte.

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Nick e Charlie

Per quanto riguarda Charlie e Nick, la loro evoluzione procede in modo coerente alla prima stagione. Dopo essersi aperto con sua mamma, Nick desidera fare coming out come bisessuale con il resto della famiglia e con i vecchi amici. In questo senso, troverà vari ostacoli imprevisti: al di là dell’atteggiamento ostile di alcuni familiari e compagni, il ragazzo deve fare i conti con le esitazioni dettate dalla paura di essere visto diversamente. Risulta particolarmente interessante questo aspetto più introspettivo, portato eccellentemente in scena da Kit Connor. Dal canto suo, Charlie patisce ancora gli effetti del bullismo su base omofoba e vuole a tutti i costi proteggere Nick da una situazione simile. Se in apparenza sembra finalmente felice al fianco del ragazzo dei suoi sogni, scopriremo che cova una sofferenza non indifferente. Heartstropper si spinge fino a parlare di disturbi alimentari, ancora una volta lo fa con classe e delicatezza.

Nella seconda stagione, Nick e Charlie appaiono più affiatati che mai, desiderosi di uscire allo scoperto e non nascondersi più. Anche nelle vesti di sceneggiatrice, Alice Oseman rappresenta la loro storia d’amore con grande poesia, mostrando una coppia bella e credibile sotto tanti punti di vista. Alla lunga, le loro conversazioni e i loro appuntamenti rischiano di diventare ripetitivi e – come dicono i protagonisti stessi – “melensi”. Tuttavia, questo contribuisce sicuramente a creare l’idea di quotidianità della loro relazione. Anche se si perde in parte l’effetto di novità della prima stagione, scopriamo nuovi assetti di Nick e Charlie vedendoli come una coppia ormai consolidata. Joe Locke e Kit Connor hanno una buona chimica sullo schermo, anche i loro modi a volte impacciati assumono un senso nell’ottica della naturalezza e delle verosimiglianza.

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Nick Nelson

La rappresentazione LGBTQIA+

Come già accennato, Heartstropper si focalizza su molte tematiche inerenti alla comunità LGBTQIA+. La serie fa della rappresentanza un vero punto di forza, proponendo un gran numero di personaggi dichiaratamente queer. Risulta particolarmente apprezzabile la naturalezza con cui vengono raccontate varie relazioni omosessuali, in primis la storia tra Charlie e Nick. Distinguendosi da molti altri teen drama, Heartstropper sceglie come suoi protagonisti personaggi omosessuali, bisessuali e transgender, lasciando loro il giusto spazio per esprimere la propria identità, non limitando la loro presenza a semplici comprimari. In linea con le graphic novel di Alice Oseman e con la prima stagione, la rappresentazione LGBT si adegua alla giovane età dei protagonisti, per la maggior parte adolescenti, contraddistinguendosi soprattuto per la delicatezza e la semplicità.

Inoltre, grazie al personaggio di Isaac (Tobie Donovan) viene data voce a un ramo della comunità queer spesso dimenticato dal cinema. Non vi anticipiamo altro al riguardo, ma sicuramente questa trama meriterà di essere approfondita nella terza stagione. Al contrario, nonostante gli ottimi propositi, la serie corre talvolta il rischio di perdere verosimiglianza nell’inserire troppi personaggi queer in contesti circoscritti, come quello del liceo. Ad esempio, l’omosessualità dei due insegnati dei ragazzi, il signor Ajayi e il signor Farouk, risulta abbastanza una forzatura. Semplicemente, non si tratta di un elemento che aggiunge qualcosa alla trama, anzi sembra quasi ridondante.

La carenza di azione e l’atmosfera “perfetta”

Uno dei difetti principali della seconda stagione di Heartstropper è proprio la scarsa azione che la caratterizza. Assistiamo a pochissimi snodi significativi per quanto riguarda la trama, che è perlopiù prevedibile. I protagonisti stanno vivendo la fine dell’anno scolastico, tra gli esami conclusivi e la gita a Parigi. Nel frattempo, cercano di barcamenarsi tra le loro famiglie e la loro vita sentimentale. Se volessimo fare un bilancio tra la situazione all’inizio della stagione e quella finale, non risconteremmo sostanziali differenze, se non consideriamo quelle evoluzioni già annunciate dalla prima stagione, come il coming out di Nick e la relazione tra Tao e Elle. Da una parte, ciò rende la narrazione delle routine del gruppo di liceali più credibile, facendo un po’ eco alle serie degli anni ’90. Anche se sostanzialmente non avvengono effettive svolte, quello che davvero importa è il modo con cui i protagonisti affrontano le piccole o grandi sfide. Tuttavia, la carenza di azione rende la serie meno accattivante, soprattutto per gli spettatori moderni che amano la modalità binge watching.

La linearità della trama procede fino al finale di stagione, dal titolo “Perfect“. Probabilmente, un colpo di scena avrebbe chiuso la stagione con maggiore suspence, ma in ogni caso i fan non resteranno delusi dalla conclusione della seconda stagione. Al di là di questo, però, una frase pronunciata da Charlie in “Perfect” riassume perfettamente lo spirito della serie. Anche nel suo secondo capitolo, Heartstropper può fare affidamento sull’atmosfera calorosa che riesce a creare. La fotografia contribuisce a costruire un clima lievemente onirico, in cui pure la scenografia pop e l’aspetto dei personaggi giocano la loro parte. Le origini legate alle graphic novel appaiono evidenti, soprattutto quando degli elementi di animazione come le iconiche foglioline o le saette simbolo dell’innamoramento appaiono sullo schermo. Ciò rappresenta davvero una cifra stilistica della serie, che la rende originale e riconoscibile.

I personaggi secondari

Se i protagonisti della serie vengono definiti con grande attenzione, il discorso si fa più variegato per quanto concerne i comprimari. La breve durata degli episodi li rende più incisivi e leggeri, ma non sempre permette di approfondire altri personaggi al di fuori del nucleo dei protagonisti, ovvero Charlie, Nick, Elle e Tao. Il primo personaggio a meritare più attenzione è sicuramente Isaac, che a differenza dei suoi amici non ha mai veramente avuto modo di esprimersi. Altri comprimari potrebbero ottenere una maggiore introspezione nella terza stagione, allontanandosi da una visone un po’ stereotipata. In particolare, il fratello di Nick, David (Jack Barton), appare come il classico bullo insensibile, ma sarebbe interessante scoprire qualcosa di più e conoscere meglio il suo rapporto con Nick. Anche la sorella di Charlie, Tori (Jenny Walser), pur essendo un personaggio molto presente, non ha mai ottenuto lo spazio per essere approfondita. Per ora, si è limitata ad apparire come una ragazza schiva, dallo stile dark. Al contrario, la seconda stagione di Heartstropper ha mostrato Ben (Sebastian Croft) sotto una nuova luce. Senza cadere nel buonismo, ha indagato altre interessanti sfaccettature dell’arrogante bullo che infastidiva Charlie nella prima stagione.

Le graphic novel all’origine

Nel complesso, quindi, la serie conferma la sua solidità con il suo secondo capitolo, creando degli episodi appassionanti e piacevoli da vedere. Il retaggio delle graphic novel si nota ancora una volta nei dialoghi, spesso troppo didascalici nel linguaggio della serie TV. I personaggi, infatti, esprimono sentimenti, tormenti e riflessioni esprimendoli a voce, quando sarebbe stato più scorrevole intuirli vedendoli in qualche modo rappresentati sullo schermo. Questo avviene sovente nelle conversazioni tra Nick e Charlie, portando i due a esplicitare alcuni pensieri per renderli più chiari al pubblico. Forse però l’esempio più lampante è proprio il dialogo tra Charlie e Ben nella parte finale della serie, ma non aggiungiamo altro per evitare spoiler. Tutto sommato, anche questa modalità di dialoghi vagamente macchinosa contribuisce all’unicità della serie. Heartstropper è sicuramente uno show di carattere, dal gusto inglese, orgoglioso delle sue origini legate alle graphic novel e dei suoi personaggi ordinariamente fuori dal comune.

La seconda stagione di Heartstropper è ora in streaming su Netflix.

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Dopo il grande successo della prima stagione, il secondo capitolo di Heartstropper si dimostra all'altezza delle aspettative. La serie continua a costruire dei personaggi interessanti e completi, come Nick e Charlie, inserendoli in un'atmosfera calorosa che rivendica le sue origini legate alle graphic novel. Nonostante alcuni difetti, tra cui la prevedibilità e i pochi snodi narrativi, i nuovi episodi risultano estremamente piacevoli, contraddistinguendosi per la loro delicatezza. Infine, è lodevole l'attenzione posta nella rappresentazione della comunità queer. Heartstropper 2: la recensione della seconda stagione del seguitissimo teen drama