Hunger: la recensione del nuovo film thailandese su Netflix

Da sabato 8 aprile, è uscito un nuovo film thailandese su Netflix. Hunger è un dramma a sfondo sociale diretto da Sitisiri Mongkolsiri, con una sceneggiatura di Kongdej Jataranrasmee. Ambientato nelle cucine dove la giovane protagonista lavora, il film presenta un’atmosfera carica di tensione e di suspence. E’ stato classificato come destinato a un pubblico di +16 per alcune scene di violenza e di suicidio. Il cast include Chutimon Chuengcharoensukying, Nopachai Jayanama, Kenneth Wone e Gunn Svasti Na Ayudhya. Il film dura 145 minuti ed al momento si può vedere in lingua originali, con sottotitoli. Di seguito trovate la sinossi e il trailer di Hunger:

Una cuoca di talento specializzata in street food si spinge oltre il limite dopo avere accettato si seguire una formazione sotto la guida di un famigerato e inflessibile chef.

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Ecco la recensione senza spoiler del film:

La fotografia vivida

L’aspetto che maggiormente colpisce è senza dubbio la fotografia di Hunger: molte inquadrature mostrano gli chef in cucina, mostrando i particolare il loro modo di lavorare. Davvero ricorrente è l’immagine della padella sui fornelli, illuminata dalla fiamma rossa del fuoco, con un interessante contrasto di colori. Inoltre, risultano molto suggestive anche le inquadrature che rappresentano gli chef mentre affettano la carne o le verdure; i movimenti velocissimi e la il coltello rimandano subito ad un clima di violenza che caratterizza parte del film. In generale, questi dettagli – insieme all’illuminazione fredda delle cucine – trasmettono un grande senso di ansia, probabilmente proprio quella provata dalla protagonista quando esegue gli ordini dello chef.

Il colore rosso è protagonista in Hunger. Non solo legato al mondo della cucina, il rosso intenso segna anche il filone brutale del film dedicato alla lotta sociale e alle violente ingiustizie. La protagonista proviene da un ceto sociale povero, tanto è che sviluppa le sue doti da cuoca lavorando in un piccolo locale di noodles. La sua partecipazione al team Hunger rappresenta un riscatto sociale per lei e per questo motivo si impegna con tutta sé stessa per dimostrare il suo valore allo Chef Paul. Tuttavia, tale ascesa sociale viene ostacolata e alcuni drammatici eventi segnano la trama. Questo aspetto coinvolge davvero il pubblico con la sua emotività e con l’autenticità della denuncia.

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Due ore abbondanti di durata

Il film dura ben due ore e dieci minuti: la sua trama – per quanto impattante – è abbastanza lineare, quindi probabilmente questa durata risulta eccessiva. A partire circa dalla metà della produzione, le scene si ripetono in modo simile, così come le situazioni in cui si trovano i personaggi. Tale problema rende Hunger meno incisivo; alla lunga l’attenzione degli spettatori viene meno, forse per la mancanza di sostanziali svolte. La stessa tensione, che all’inizio colpisce con gli inflessibili modi dello Chef Paul, con il proseguire del film perde il suo impatto, in quanto diventa un cliché abituale. A volte, si può prevedere con facilità come questi momenti si concluderanno.

Il riscatto della protagonista

Hunger racconta il riscatto di una ragazza di umili origini, reso possibile dalla sua determinazione, senza retorica. Al contrario, ci vengono addirittura mostrati i compromessi – talvolta brutali – con cui i giovani chef devono fare i conti per ottenere il successo. Lo Chef Paul non è un mentore tradizionale: il suo fare arrogante e severo lo rende spiacevole agli occhi degli altri personaggi e del pubblico. Dietro alla maschera di inflessibilità, vediamo appena accennato un personaggio più complesso. In ogni caso, il suo comportamento aggressivo di tanto in tanto lo classifica piuttosto tra i cattivi. Il personaggio incarna l’idea che il cibo corrisponde allo stato sociale: i piatti raffinati che preparano i protagonisti sono più che prelibatezze culinarie, sono uno status simbol delle persone ricche. Questo pensiero unisce con originalità le due anime del film, quella sociale e quella legata alla cucina.

I poveri mangiano per porre fine alla loro fame. Ma quando hai più che abbastanza da mangiare, la tua fame non finisce.

Chef Paul

L’interpretazione di Chutimon Chuengcharoensukying nel ruolo della giovane protagonista risulta credibile, soprattutto nelle scene in cui la ragazza è segnata dalla tensione. Nopachai Jayanama interpreta lo Chef Paul con precisione, senza grande spazio per l’interpretazione, il suo volto impassibile caratterizza l’atmosfera tesa di Hunger. Molto suggestive sono anche le scenografie, ad esempio i lussuosi banchetti in cui si riuniscono le classi ricche. Lo sfarzo dei costumi e degli ambienti, insieme alle elaborate coreografie, contrasta fortemente con l’ambiente austero della cucina e con gli spazi disordinati destinati ai più poveri.

Hunger è ora disponibile su Netflix.

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Hunger racconta una storia esemplare, ricca di suspence e di onestà, rasentante quasi la brutalità. Con una fotografia impattante e una scenografia coinvolgente, il film perde in parte la sua efficacia per i tempi troppo diluiti. Spaziando dalla lotta sociale alla tenacia per realizzare la propria vocazione, Hunger propone una trama coesa e capace di far riflettere, con un'interessante matrice orientale che porta con sé nuovi punti di vista sul cinema e su i suoi contenuti.Hunger: la recensione del nuovo film thailandese su Netflix