Secondo il calendario cinese l’anno 2019 è quello del maiale, ma per i fan italiani questo verrà assolutamente ricordato come l’anno del Drago. Il rilancio del franchise di Toriyama attraverso Dragon Ball Super è finalmente compiuto con il rilascio del nuovo lungometraggio Dragon Ball Super: Broly, prodotto da Toei Animation e diretto dal talentuoso Tastuya Nagamine

Il successo è stato immediato e travolgente ed ha messo d’accordo critica e pubblico, ma cosa ha decretato tale consenso?

Un mix ben dosato di rispettoso fan service; personaggi nuovi e vecchi ben scritti e perfettamente contestualizzati; il tutto calato in una cornice tecnica ineccepibile, hanno creato il masterpiece che tutti i vecchi e nuovi fan di Dragon Ball aspettavano. 

Quindi, è tutto oro quello che luccica?

Certo che no, ma andiamo con ordine. 

La trama è collocata temporalmente dopo il Torneo del Potere e vede Goku e Vegeta desiderosi di combattere e migliorare le loro capacità di guerrieri. Infatti continuano ad allenarsi anche in vacanza al mare. 

Goku  parla a Whis  del desiderio di scoprire quali temibili avversari può incontrare dopo che il Torneo del Potere gli ha aperto gli occhi. L’occasione si mostra immediatamente quando incontrano un misterioso combattente saiyan di nome Broly tra le fila dell’esercito di Freezer.

Prima di arrivare a tutto ciò, un magnifico quanto straziante flashback sugli ultimi anni di gloria della razza saiyan e del Pianeta Vegeta, dà informazioni sulle origini di Goku, Vegeta e Broly.

I piccoli Broly, Goku e Vegeta

La struttura in due blocchi narrativi ha permesso di soddisfare il fandom di Dragon Ball Z e i nuovi adepti confluiti da Dragon Ball Super.  Le nuove origini dei saiyan canonizzano alcuni avvenimenti solo accennati nel manga e compiacciono i vecchi affezionati. Il film vero e proprio soddisfa abbondantemente le aspettative delle new entry del franchise. Infatti i personaggi hanno una caratterizzazione molto coerente all’evoluzione scandita da Dragon Ball Super

Ritroviamo un Freezer quasi macchiettistico, ma perfettamente in linea all’evoluzione caratteriale post Torneo del Potere. Lo stesso si può dire di Vegeta, il tenero/crudele Principe dei Saiyan. 

Veniamo al personaggio fulcro di tutta la pellicola: Broly, estrapolato dai precendenti lungometraggi di Z e qui riscritto e canonizzato. 

Del vecchio Super Saiyan Leggendario restano la forza e la presenza scenica, mentre il resto ci propone il cliché dell’antieroe sfortunato e furente dal cuore puro. Un incipit ben pensato, ma poco approfondito.

Gli spunti c’erano, soprattutto per sviluppare e comprendere il rapporto padre-figlio negli oltre quarant’anni di esilio su Vampa. Purtroppo il tutto viene jumpato in favore di elementi secondari, che mettono in luce aspetti del carattere di Broly già chiari nel corso della pellicola, un vero peccato! 

La scelta precisa è palese: si tratta di Dragon Ball, non di un lungometraggio Ghibli ed è giusto che si dia precedenza al combattimento puro a discapito dell’approfondimento psicologico dei protagonisti. 

Volendo soffermarci sull’aspetto tecnico della pellicola, c’è da sottolineare una fotografia cupa e crepuscolare nella parte introduttiva del film che prelude efficacemente alla fine imminente.

Bardack e Gine al saluto a Goku, con percezione dell’inizio della fine
Atmosfera crepuscolare sull’inquadratura di Freezer al suo arrivo sul pianeta Vegeta

Sul versante animazioni ( curate da Naohiro Shintani), gli elogi si sprecano. Combattimenti al fulmicotone; animazioni ipercinetiche; sperimentazioni cromatiche inaspettate; il tutto condito da una regia molto quadrata che non confonde mai l’azione, ma la esalta con tocchi di classe e inquadrature inaspettate. Piccolo disappunto per una leggera incoerenza in termini stilistici e di design ed un uso forse eccessivo della CGI in alcuni frangenti, ma si tratta di proverbiali peli nell’uovo. 

Piccole incoerenze sul design di Goku
Piccole incoerenze del design di Broly
Evidente CGI durante il combattimento
Evidente CGI durante il combattimento

Al netto di queste sbavature, Dragon Ball Super:Broly si dimostra essere un prodotto eccellente: il religioso silenzio in sala ed il coinvolgimento che ha saputo creare durante la nostra visione ci conferma quanto il successo sia meritato. 

Da questo punto in poi la strada è il salita: alzare l’asticella della qualità  aumenta anche le aspettative per i futuri archi narrativi già annunciati in Dragon Ball Super

Per ora noi fan ci appoggiamo volentieri a questa solida certezza senza già vacillare per un futuro incerto: un plauso a Toei Animation e a Nagamine, ma soprattutto al maestro Akira Toriyama!

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