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Artemis Fowl: la recensione del nuovo film Disney+; l’importante era iniziare?

Artemis Fowl è un prodotto insufficiente. E' un film manieristico, noioso, antico nella realizzazione e nello sviluppo, nullo dal punto di vista artistico. Qualcosina si salva, in generale qualche scena non è male, qualche spunto è anche interessante, la premessa della trama funziona abbastanza. A qualcuno potrebbe anche piacere, magari cercando un film leggero e soprassedendo su quasi tutto. Ma, in generale, è un film che dal punto di vista puramente cinematografico non raggiunge neanche la mediocrità.

È stata lunga la strada per l’arrivo di un film su Artemis Fowl. Le prime tracce di un adattamento cinematografico della famosa saga di libri per ragazzi di Eoin Colfer risalgono ai primi anni 2000. Dopo varie peripezie, nel 2013 Disney decise di produrre un film ispirato ai primi due romanzi della serie. Oggi, 7 anni dopo, Artemis Fowl arriva, pubblicato direttamente su Disney+. Eccovi la nostra recensione.

ATTENZIONE! L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER!

Punto di partenza

Artemis Fowl è un film brutto. Lo dico subito, senza remore, perché è la frase che più di tutte, semplicemente, riassume quanto si vede in circa 1 ora e 35 minuti. È un film antico, derivativo, noioso e completamente privo di mordente, il cui unico, piccolo, pregio sta tutto in ciò che ha scritto nei libri Colfer. E persino lì, appena la sceneggiatura decide di allontanarsi dai libri originali, naufraga completamente.

Diretto da Kenneth Branagh, il film narra la storia di Artemis Fowl II (Ferdia Show), piccolo genio di 12 anni appassionato della mitologia celtica di goblin e fate grazie all’influenza del padre. Questi, Artemis Fowl I (Colin Farrell) è un magnate e commerciante d’arte, sempre in giro per il mondo a caccia di manufatti rari e preziosi. La premessa del film sta tutta qui: i miti non sono solo leggende, il mondo fatato esiste davvero, risiede nel sottosuolo, al centro della Terra, e vive lontano dall’umanità dopo un’accordo di pace stilato secoli prima.

Uno di questi esseri magici, chiamati Fatati, vuole, però, ribellarsi allo status quo, che costringe il suo popolo a vivere sottoterra mentre gli umani prosperano in superficie. Questo folletto malvagio, chiamato Opal Koboi, rapisce, così, il padre di Artemis, reo di tenere nascosto l’Aculos, una potente arma, necessaria per dichiarare guerra agli umani. Se il giovane Artemis vorrà, quindi, rivedere il padre, dovrà procurarsi l’Aculos e donarlo a Opal Koboi.

Ecco, senza fare nessun tipo di spoiler, ora potete pensare al tipo di conclusione più banale possibile per il film e c’è un’altissima probabilità che ci abbiate preso. Chiaro, va tenuto in conto il target a cui punta Artemis Fowl, che è quello di bambini/ragazzi. Ma ciò che traspare è che, indipendentemente dal target di riferimento, questo film sembra solo ed esclusivamente esistere come punto di partenza della saga. È come se servisse solo per definire velocemente il setting, i personaggi e le situazioni per quelli che saranno poi i film successivi.

I personaggi

Raramente mi sono trovato davanti in un film di questa tipologia ad un personaggio principale così poco caratterizzato. Artemis Fowl viene presentato come un piccolo genio, talmente avanti per la sua età da ritenere superfluo l’insegnamento scolastico. Benissimo, è assolutamente il personaggio creato da Eoin Colfer. Peccato che le uniche tracce del genio di Artemis si fermino qui, alla descrizione iniziale fatta dal narratore. Il piano di Artemis per liberare il padre (che nel libro è la dimostrazione principale del genio del ragazzo) è qui mal raccontato, disordinato, confusionario. Non si capisce davvero che ciò che succede faccia parte di uno schema pianificato, se non per Artemis che dice al suo maggiordomo/guardia del corpo Leale (Nonso Anozie): “segui il piano!”.

E Artemis rimane questo qui, non si evolve mai durante il film, non presenta la benché minima traccia di caratterizzazione, né fa qualcosa per creare empatia con lo spettatore. Il problema è che questa mancanza di caratterizzazione è visibile in praticamente tutti i personaggi. Tanto che, persino quello che alla fine dovrebbe essere un momento commovente, non colpisce minimamente. Anzi, addirittura annoia. Le uniche performance attoriali che si salvano sono: quella di Colin Farrell che, però, ha pochissimo screen time, dato il suo rapimento iniziale; quella di Lara McDonnell, nei panni dell’agente della polizia dei Fatati, Spinella Tappo. Quest’ultima si rivela uno dei pochi personaggi davvero interessanti, nonché l’unica in grado di subire un minimo di evoluzione nell’arco del film.

Il personaggio che più mi addolora veder rovinato così, però, è Bombarda Sterro (Josh Gad). Si tratta di un nano del mondo Fatato, famoso per le sue scorribande illegali per tutto il pianeta, grazie ad una caratteristica peculiare: con la sua enorme mascella può scavare enormi tunnel mangiando letteralmente la terra ed espellendola dal didietro. È un personaggio naturalmente ironico, parodistico, perfettamente azzeccato in un contesto simile. Ecco, persino un personaggio così non funziona minimamente. Perché è banale, anche lui mal caratterizzato, estremamente derivativo (è una fusione tra Hagrid di Harry Potter e Gimli del Signore degli Anelli) e, in definitiva, insulso. Eppure, lui è addirittura il narratore di tutta la storia.

Due parole vanno spese anche per il super cattivo del film: Opal Koboi. Parla una sola volta delle sue motivazioni in tutto il film, non spiega mai chi è o cosa fa, ma viene introdotto come un “essere potente”. Certo, mantenere un alone di mistero su un cattivo che molto probabilmente ci ritroveremo nei seguiti di Artemis Fowl è importante. Peccato che, anche qui, persino una figura misteriosa va caratterizzata nel modo giusto. Lo spettatore deve provare un qualche tipo di sentimento nei confronti dell’antagonista, non semplice indifferenza.

Manierismo fatato

Il disastro vero, però, è sul lato artistico. Artemis Fowl non ha davvero niente di originale, ed è davvero incredibile se consideriamo che questo film introduce un’intera popolazione magica che vive sottoterra. Quando, nella prima mezz’ora, viene mostrata la città di Cantuccio, capitale del mondo fatato, il design del setting e della popolazione si rivela completamente anonimo. Dopo poco, non rimane nulla, non c’è niente di originale lato design. È tutto estremamente derivativo e sembra un misto tra Harry Potter e il Signore degli Anelli. Persino i costumi sono anonimi, banali, così come le armi e, in generale, l’intera attrezzatura in dotazione alla LEP, la Libera Eroica Polizia che si occupa di mantenere l’ordine nel mondo fatato e proteggere il segreto della loro esistenza dagli umani.

Il misto di tecnologia e magia utilizzato dai Fatati è banale, già visto e, anche, a tratti, incomprensibile. Non ci sono dettagli su che tipo di magia sia, su come la usino. Anzi, il film si limita ad accennare qualche piccola cosa allo spettatore, ma niente di più. E sarebbe anche accettabile avere qualche dettaglio in meno, se almeno si fosse in presenza di un background ben definito. Ma ciò non avviene e il risultato è avere davanti agli occhi un intero mondo fatato insulso e vuoto.

Tutto, dalla sceneggiatura al lato artistico, sembra suggerire che sia stato tagliato metà film e sia stato lasciato solo un riassunto fondamentale di un’ora e mezza, giusto per raccontare una storiella. E il problema è che si può magari soprassedere sulle scene di azione banali e ricche di slow motion, o su una trama appena abbozzata. Ma vedere una totale incapacità di fornire originalità ad un universo magico creato da zero è davvero imperdonabile.

Tiriamo le somme

Artemis Fowl è un prodotto insufficiente. È un film manieristico, noioso, antico nella realizzazione e nello sviluppo, nullo dal punto di vista artistico. Qualcosina si salva, in generale qualche scena non è male, qualche spunto è anche interessante, la premessa della trama funziona abbastanza. A qualcuno potrebbe anche piacere, magari cercando un film leggero e soprassedendo su quasi tutto. Ma, in generale, è un film che dal punto di vista puramente cinematografico non raggiunge neanche la mediocrità.

E viene anche un po’ il sospetto che, alla fine, sia andata meglio così alla Disney, che, a causa della pandemia, lo ha rilasciato direttamente su Disney+, senza passare per i cinema. Difficilmente gli incassi sarebbero stati soddisfacenti. Sulla piattaforma di streaming, invece, compreso in un catalogo che attira a prescindere potrebbe racimolare un buon quantitativo di spettatori. E questo magari porterà un sequel che comincerà a correggere i tanti errori commessi da questo primo Artemis Fowl.

Vi lascio con il trailer ufficiale del film:

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Artemis Fowl è un prodotto insufficiente. E' un film manieristico, noioso, antico nella realizzazione e nello sviluppo, nullo dal punto di vista artistico. Qualcosina si salva, in generale qualche scena non è male, qualche spunto è anche interessante, la premessa della trama funziona abbastanza. A qualcuno potrebbe anche piacere, magari cercando un film leggero e soprassedendo su quasi tutto. Ma, in generale, è un film che dal punto di vista puramente cinematografico non raggiunge neanche la mediocrità.
Artemis Fowl
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1 commento

  1. Recensione azzeccatissima, un orrore di film. Appena finito e non ho capito una mazza…una confusione incredibile, tutto fatto in fretta senza la minima accortezza. Non classificabile per quanto mi riguarda, perché il problema non è tanto che è brutto…ma è proprio insulso.

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