Dylan Dog 438: la città senza nome

Ritrovatosi in aperta campagna con la macchina in panne, Dylan, dopo essersi incamminato in una boscaglia, finisce in una città edificata in mezzo al nulla, al centro della quale si staglia la classica, imponente, forma iperboloide della torre di raffreddamento di una centrale atomica. L’incontro con i suoi bizzarri abitanti, affetti da cecità, contribuirà a prendere ancor più in contropiede l’Indagatore dell’Incubo…

E quindi eccoci giunti al fatidico momento: il ritorno in toto al Dylan che più classico non si può. Un ritorno da tempo annunciato dalla redazione quanto desiderato da una folta schiera di lettori. Dylan Dog ritorna al classico, e lo fa con una storia di Gabriella Contu che raccoglie a piene mani dall’immaginario cinematografico atomicofobico. Quel genere di racconti, che va da Mad Max a Godzilla, passando da Il dottor stranamore fino alla recente serie TV Chernobyl. Quella narrazione, cioè, che racconta di come andrebbero le cose in caso di disastri nucleari o eventi ad essi connessi.

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La storia utilizza le meccaniche classiche per catapultare il protagonista in questa città di cui nessuno conosce l’esistenza, tranne i suoi abitanti. Un gruppo di folli, devoti alla città che li ha resi ciechi. Tutto segue la narrazione classica delle storie dylaniate e, allo stesso modo, si conclude. Pur avendo un inizio davvero interessante la storia procede in maniera lineare senza troppi colpi di scena.

Menzione particolare va fatta per i disegni di Giorgio Santucci: di un altro pianeta. Il maestro del bianco e nero, dei chiaroscuri, delle ombre e dei contrasti bianco/nero ritorna in grande stile. Le sue tavole sono una delizia per gli occhi e la storia ne esce sicuramente impreziosita. L’albo decolla soprattutto grazie al tratto di Santucci, regalandoci una versione di Dylan Dog classica ma allo stesso tempo davvero dinamica e di forte impatto visivo. Alcune tavole, da sole, valgono il prezzo dell’albo.

Vedremo per le prossime storie come continuerà la riscoperta del “non nuovo non vecchio” Dylan Dog, fermandoci per adesso ad una albo nel complesso di buon livello. Interessante anche il ritorno al vecchio logo e ad un Horror Post inedita del tutto differente dalle precedenti, con ottimi spunti di approfondimento sul tema: materiale cinematografico e non sufficiente ad ingannare l’attesa per il prossimo mensile di cui riportiamo la bellissima copertina ad opera dei Cestaro Bros.

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