NerdPool incontra Salvatore Vivenzio

Salvatore Vivenzio è uno scrittore, sceneggiatore e giornalista nato a Roma nel 1997. Tra le sue pubblicazioni troviamo i romanzi brevi “Radioactive” e “Awake”, i fumetti “Kristen”, “Gamble” e “La Veglia” per ALT!, le graphic novel “La Rabbia” e “Il Treno di Dalì” per Shockdom.
Nel 2022 fa il suo esordio come sceneggiatore in America e Canada con la graphic novel “No One Knows”, edita da Black Panel Press. Successivamente è co-creatore e sceneggiatore della mini-serie “Distorted” per l’editore americano Scout Comics, edita anche in Italia da Saldapress.
Collabora con Leviathan Labs per l’antologia Giallo. È stato il fondatore e coordinatore del collettivo “La Stanza” e ha curato il blog “Dead Man Walking” su Lo Spazio Bianco.

Innanzitutto Salvatore grazie di averci concesso questa intervista, cominciamo col presentarti ai lettori di NerdPool… raccontaci in breve chi sei:

Ciao a tutti e grazie per questo spazio! Mi chiamo Salvatore Vivenzio, sono uno sceneggiatore classe ’97 e ho iniziato a lavorare nel mondo dei fumetti a 18 anni grazie al collettivo di cui ero fondatore chiamato “La Stanza”. Dopo i tre lavori autoprodotti in collaborazione con ALT! ho realizzato due opere per Shockdom per poi affacciarmi sul mercato americano.

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Come sei arrivato a fare il tuo lavoro?

Mi è sempre piaciuto raccontare storie, o che qualcuno le raccontasse a me. Ho iniziato a scrivere da ragazzino ma la folgorazione con i fumetti è arrivata grazie alle Grandi Saghe Marvel, l’edizione da edicola. Su tutte le storie “Old Man Logan” e “Spider-man: Back in Black” mi hanno indotto a cominciare questa avventura. Essendo molto testardo ho deciso che l’avrei fatto anche io, e così è stato.

Tu leggi fumetti e se si quali?

Certo! Come potrei scriverli senza leggerli? Come detto poco più su, ho iniziato con le storie Marvel e Dc Comics, ma i miei gusti si sono molto adattati alla crescita e alla maturità. Sono un lettore onnivoro, dipende dai periodi, ma rispetto al passato reggo poco le letture fini a se stesse, ho bisogno che ciò che leggo mi comunichi qualcosa. Sono molto interessato alle opere di genere capaci di veicolare dei messaggi e sono molto attento agli autori italiani, secondo me spesso sottovalutati.

Hai introdotto nuove letture di recente?

Sì, cerco sempre di variare molto. Come dicevo sono davvero interessato agli autori italiani e ultimamente ho letto tanti bei fumetti nostrani, nessuna lagna, niente di palloso. Sono semplicemente bei fumetti raccontati con estro e maestria, per esempio “E poi muori” di Federica Ferraro, “Isole” di Lorenzo Palloni e “Gli Assediati” di Nardella e Bizzarri. Inoltre, sono vittima di un redivivo interesse per i manga, che leggevo da ragazzino. Credo che i giapponesi abbiano un’abilità incredibile nel racconto, molto fuori dagli schemi. Tra le ultime letture che mi hanno davvero scardinato ci sono sicuramente “Number 5” di Matsumoto e “Seventeen” di Yoshimoto. Poi ovviamente recupero tutto ciò che scrive Tom King, che è uno dei miei scrittori preferiti.

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Ora parliamo di Distorted, come è nata l’idea?

“DISTORTED” nasce da un periodo complicato della mia vita. In realtà tutte le mie storie nascono da periodi complicati della mia vita. Per quanto riguarda quest’ultima: avevo finito il liceo, avevo lasciato l’università, mi ero lasciato con la mia ex ragazza e mi sentivo come un treno senza i binari. Non sapevo dove stava andando a parare la mia vita. Così ho raccolto questo senso di perdizione insieme al mio costante sentirmi diverso e ho trovato una metafora interessante per parlarne. Ho sempre avuto voglia di raccontare la mia storia di supereroi ma non sarei mai riuscito a fare qualcosa di “canonico”, per me ogni storia deve essere tanto identitaria quanto universale.

Per il protagonista ti sei ispirato a qualche eroe dei fumetti?

A essere sincero, no. Ho guardato un po’ a “Chronicle” un film che avevo amato molto scritto da Max Landis e diretto da Josh Trank e poi ho cercato di concentrarmi su di me. Su ciò che volevo raccontare, su ciò che mi turbava. È uscito un ragazzino arrabbiato e un po’ antipatico che mi somigliava molto.

Qual è il tuo supereroe preferito e perché?

Spider-man, senza dubbio. Ho sempre amato l’idea di “supereroi con super problemi” introdotta da Stan Lee proprio per Peter Parker. Ho sempre adorato il suo essere sfigato, le sue sfortune, il suo non essere mai all’altezza dei propri poteri. Mi ci rivedevo molto.

Quanto è vasto l’universo narrativo di Distorted?

È immenso. Per me era più importante creare un IP, un marchio, qualcosa di espandibile all’infinito, più che concentrarmi su una singola storia. Volevo il mio universo e sono contento di quello che io e Gabriele, da indipendenti, siamo riusciti a creare. Per me si tratta di una serie che potrebbe tranquillamente essere “on going”, come le serie Marvel o Dc. Potrei scrivere di questi personaggi in eterno.

Distorted avrà un seguito?

“DISTORTED” ha un seguito. Ma non sappiamo se uscirà, purtroppo non dipende solo da noi.

Il tuo sogno nel cassetto lavorativamente parlando?

Difficile da dire, se dovessi essere pragmatico ti direi campare di questo, di storie, che nel nostro paese è praticamente un’utopia. Se dovessi parlare da autore forse sarebbe scrivere una storia di uno dei miei personaggi preferiti, magari Spider-Man o Daredevil. Ma è un sogno (quasi) impossibile.

Progetti futuri?

Sopravvivere! Non farsi divorare dalla macchina del fumetto. Continuare a scrivere tenendo chiaro l’obiettivo: esprimersi al meglio, raccontare la propria verità. Lavorare in Francia. Scrivere altre storie che possano piacere.

In attesa di scoprire quali saranno le prossime opere di Salvatore, lo ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato e per la sua infinita gentilezza e lo salutiamo!!!

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