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Esce domani il numero 332 della serie Nathan Never intitolato Etherea, illustrato dal cagliaritano Guido Masala, che ritorna in Bonelli dopo una pausa di dieci anni.
Lo abbiamo incontrato per voi.

Ciao Guido, abbiamo potuto ammirare le pagine della tua ultima fatica, e siamo rimasti sbalorditi. Raccontaci del tuo esordio nel mondo del fumetto.

“Dobbiamo tornare indietro di 25 anni. Naturalmente mi riferisco alla mia prima pubblicazione professionale avvenuta nel 1994: il terzo (e ultimo) albetto di Legs Weaver allegato allo speciale di Nathan Never su testi di Antonio Serra. In realtà si trattava di una sorta di numero zero che introduceva la serie spin-off che vedeva protagonista la collega del più famoso Agente Speciale Alfa.”

Ricordiamo quell’esordio, fu un albo interamente made in Sardinia, era l’allegato allo “Speciale Nathan Never n. 4: Legs Weaver – Arriva Legs!” scritto da Antonio Serra, disegnato da te e con la copertina di Mario Atzori.
Una combo mai più ripetuta.

“Altri tempi. Contemporaneamente ero a lavoro sul il mio primo albo di 94 pagine per la serie regolare scritto da Michele Medda. Ho quindi realizzato degli albi sia per Nathan che per Legs fino al 2003, anno in cui ho deciso di prendermi una pausa durata quasi 10 anni. Ero sfinito. Questo è un mestiere che assorbe molte ore ed energie. In quel momento della mia vita ho preso la decisione d’occuparmi di tutt’altro seppur sempre nel campo della comunicazione e della creatività. Nel 2012 sono tornato a collaborare con la Sergio Bonelli Editore in qualità di matitista sempre per la stessa serie, affiancando il collega, che ahimè ci ha lasciato, Giacomo Pueroni. A lui ho voluto dedicare l’albo in uscita questo mese.”

Il booktrailer dedicato all’albo “Etherea” realizzato dallo stesso Masala.

Quello che possiamo vedere poco sopra è il booktrailer che Guido ha realizzato per il suo albo di Nathan.
Come ti è venuta quest’idea e come lo hai realizzato?

“In realtà credo che il fascino del fumetto stia nel simulare il movimento all’interno di un contesto statico. Questa è anche la grande differenza con il cinema o la televisione. La scansione del tempo fra una vignetta e l’altra: quello spazio bianco nel quale sembra non ci sia nulla ma dove in realtà si nasconde il mistero dello storytelling. La sequenza delle immagini che si sviluppa riquadro dopo riquadro, vignetta dopo vignetta. Perciò ho pensato ad un prodotto che creasse gli stessi parametri di comunicazione. Oggi si usa realizzare dei booktrailer animati, creando effetti speciali come per sopperire a un limite.” ci racconta Guido.

“È vero il fumetto non ha movimento reale, ma per me questa è una risorsa, non un limite. Nel booktrailer di Etherea ho cercato di non tradire la peculiarità del fumetto. Si va avanti con le scene come se si stesse sfogliando velocemente l’albo.”

Una bella sfida, quindi.

“La sfida è stata quella di valorizzare le qualità del mezzo a disposizione evitando di farlo sembrare ciò che non è.
Il fumetto è fumetto, non un cartone animato. Ho creato quindi una sorta di storyboard che ho consegnato a LuMas, il montatore. Credo poi che la musica di Büromaschinen (nome che in realtà nasconde l’identità del fumettista LRNZ) crei sinergia con le immagini nonostante non sia nata per questo progetto. L’ordine dei fatti non è sempre cronologico per evitare spoiler ma poi si arriva ugualmente al climax nella parte finale. Spero che questo trailer piaccia soprattutto per la sua autenticità, la stessa che ho usato per realizzare tutto l’albo.”

Un Nathan Never dal tratto molto contaminato questo tuo “nuovo esordio” sulla serie ufficiale. Una cura quasi maniacale nei disegni, nei dettagli, un lavoro certosino in un albo originariamente previsto in uscita nel 2017.
Quanto tempo ti ci è voluto per realizzarlo?

“Non realizzavo interamente un albo da moltissimo tempo. Intendo matite e china. Si potrebbe definire, effettivamente, un nuovo esordio dato che, sia l’impegno profuso che la maturata esperienza, sono elementi non ancora del tutto emersi nelle precedenti prove ma che qui finalmente trovano, spero, collocazione in ogni pagina. La cura maniacale ha sempre un po’ caratterizzato i miei lavori perché anche nella vita tendo ad essere fissato con i dettagli in ogni cosa. Questo mi porta ad essere lento nella produzione diventando l’incubo di chi mi sceneggia e, giustamente, vorrebbe vedere l’albo pubblicato il prima possibile. Stavolta la brutta esperienza è capitata a Giorgio Salati che ha dovuto attendere due anni e mezzo (ride – n.d r.): lui è un talentoso sceneggiatore Disney che collabora anche con Tunué.”

Dove arriva ad un approccio poetico notevole ma sempre non realistico, come in “Brina e la banda del sole felino”.

“È in questa prova che si è misurato, per la prima volta, con una scrittura bonelliana, arrivando ad un risultato ricercato e d’autore.
Nella sua storia ho percepito da subito le potenzialità per un’interessante space opera che potevo trattare quasi come fosse una fiction su carta. Ho perciò da prima realizzato degli studi sulla caratterizzazione dei personaggi e delle divise (diverse ma coerenti), progettato la parte del mecha-design sulle astronavi e l’interno degli ambienti (anche in questo caso stando attento ad ottenere una certa omogeneità stilistica pur diversificando gli spazi). Un’operazione ambiziosa che mi sentivo di intraprendere. Ho dato importanza alla recitazione dei personaggi, ai meccanismi narrativo sequenziali spingendo su una particolare scelta delle inquadrature che aiutasse il lettore a sentirsi coinvolto in ogni scena. Un po’ come capita anche a me quando ho fra le mani una graphic novel americana o un manga.”

L’influenza della scuola nipponica è abbastanza evidente nella tua opera, quali sono stati, e sono oggi, i tuoi fumetti e anime preferiti?

Sono nato nella prima metà degli anni ’70 e ho assistito alla prima mitica ondata di serie anime che arrivarono dal sol levante fra il 1978 e il 1984. La mia, come chi è nato nello stesso periodo, si potrebbe definire la “generazione Goldrake”. Una nazione di piccoli ragazzi, oggi ultra quarantenni, folgorati dalle sigle televisive e dai cartoni tratti dal prolifico mondo di Go Nagai, dai grandiosi robottoni della Sunrise come “Zambot”, “Daitarn 3” e “Trider G7”, ma anche dalle fantastiche serie di Leiji Matsumoto come “Yamato” (per noi dell’epoca, “Star Blazers”) e “Capitan Harlock” oltre che dai magnifici supereroi Tatsunoko come “Kyashan”, “Polimar” e “Tekkaman”. Questo per citare i più famosi senza naturalmente dimenticare “Lupin III”, “L’uomo tigre”, “Rocky Joe”, “Yattaman”, “Il fantastico mondo di Paul”, “Arale” e “Lamù”. La tentazione sarebbe quella di nominarli tutti! (ride – n.d r.)”

“Probabilmente, potrei vincere il Guinness per il maggior numero di serie viste rispetto ad altri miei coetanei. All’epoca, mi attiravano anche quelle tratte da romanzi europei e dirette magistralmente da Isao Takahata come “Heidi” o “Marco”. Ma difficilmente poteva sfuggirmi qualsiasi prodotto nipponico (anche di dubbio interesse e qualità). Inoltre, non di rado potevano interessarmi ottime serie tipicamente femminili come “Candy Candy”, “Lady Oscar” o di maghette tipo “Creamy” e “Magica Emy”. Dopo che però, con “Holly e Benji”, diventammo tutti calciatori improvvisati, arrivarono “Ken il guerriero”, la prima serie di “Dragon Ball” (pre Mediaset) e “Maison Ikkoku” a suggellare la fine di quel meraviglioso periodo.
Ma credo che, per tutti noi, la serie Cult con la “C” maiuscola è stata e sempre sarà “Conan il ragazzo del futuro”.”

Sapevo che questa domanda avrebbe dato la stura ad un fiume di ricordi e citazioni, è un male comune della nostra generazione (ridiamo ambedue – n.d.r.), ma nel tuo caso sembra che quel periodo abbia realmente tracciato una strada per il futuro.

La mia febbre di cartoni giapponesi è continuata fino a quando tutto questo è sfociato nel desiderio di voler, in qualche modo, far parte di quel mondo. Anche per quest’ultimo numero di Nathan, che esce domani, confesso di essermi ispirato a saghe come “Gundam” e “Macross”. All’inizio degli anni 2000 arrivarono anche le stupefacenti “Cowboy Bebop” ed “Evangelion” mentre quella che più mi ha colpito di recente si intitola “Psycopass”. Nel bagaglio generazionale di noi ex “Goonies” acquisiti ci sono anche i telefilm come “Megaloman” o “Guerra fra Galassie”. Quest’ultima altro non era che la versione povera ed asiatica del ben più rappresentativo IV episodio di Star Wars (per noi semplicemente Guerre Stellari). Ma ancora ricordo serie americane poliziesche (Colombo, Starsky e Hutch), d’azione (Ralph Supermaxieroe, A Team, Supercar, Manimal, Street Hawk) e sci-fi fra le quali la storica “Spazio 1999”.”

Non tutte invecchiate bene, ahimè, specie Manimal…

“Forse per alcune di queste il tempo è stato ingeneroso e oggi risultano ingenue e superate, ma avevano quell’artigianalità che ancora colpisce per quanto fosse autentica, come certe sitcom familiari e i film dei primi anni ’80. Così, il Muppet Show, i disegni animati della Marvel ispirati alla “Silver Age” (Thor, Hulk, Capitan America e Iron Man), gli episodi di Spider-Man con la meravigliosa opening e i cartoni di Hanna e Barbera che grazie alla maestria di Alex Toth (Space Ghost, Gli Erculoidi, Shazzan, Hercules e quelli contenuti nello show dei Banana Splits) mi facevano sognare.”

Quindi un influenza “nerd” a 360°, non solo manga e anime.

“Mi ha influenzato tanto il cinema quanto i tanti fumetti letti: quelli italiani della Bonelli, del duo Magnus e Bunker, le avventure di Pratt, quelle del Corriere dei Piccoli (stampato su carta da quotidiano con i gadget), del Giornalino e, da adolescente, le riviste Comic Art e l’Eternata facendomi esplorare il mondo del fumetto d’autore. I fumetti americani pubblicati dall’Editoriale Corno erano un classico così come, anni dopo, i cartonati del fumetto francese. Ovviamente ho collezionato tanti e tanti manga nel corso di questi ultimi trent’anni, anche prima che uscissero in Italia, grazie ad uno stretto giro di conoscenze che faceva girare del materiale ancora inedito e, per questo, più curioso e accattivante.”

Guido Masala
Un’altra pagina dell’albo in uscita domani in anteprima per i lettori di NerdPool.
© Sergio Bonelli Editore

Come abbiamo già annunciato ai nostri lettori in questo articolo, tu fai parte del progetto Fumè, la nuova scuola di fumetto di Cagliari. Parlaci delle ragioni che ti hanno spinto a far parte di questo collettivo.

“Da tempo Massimo Dall’Oglio, che oggi svolge il ruolo di insegnante e direttore didattico, voleva coinvolgere me e altri professionisti isolani in un progetto particolare. Non una scuola con il banale obbiettivo di fare concorrenza a ciò che già esiste nella città di Cagliari, ma una vera e propria realtà che arrivasse all’essenza del linguaggio fumetto. Bruno Olivieri, Daniela Orrù, Daniela Serri, Sara Dal Cortivo, Daniele Mocci e Andrea Pau hanno condiviso lo stesso sogno e insieme alla direzione progettuale di Cinzia Dall’Oglio e il fondamentale supporto del Consorzio Camù, la cui presenza ha permesso che tutto questo diventasse qualcosa di concreto, abbiamo creato Fumé.

Un’iniziativa lodevole, senza dubbio che ancora mancava nel panorama delle scuole del fumetto. È ancora possibile iscriversi ai corsi?

“Le iscrizioni sono ancora aperte e nel sito della scuola si può trovare una descrizione dettagliata dei corsi oltre che un numero di telefono per maggiori dettagli. Le lezioni inizieranno a Febbraio e si terranno all’ExMa di Cagliari. Cercheremo di spiegare a chi si iscriverà quali sono le logiche del fumetto, il linguaggio, il tipo di narrazione. Una scuola ideata anche per chi non sa disegnare, ma che vuole conoscere la metrica del fumetto.”

La cover di Nathan Never 332 “Etherea”, in uscita domani 17 gennaio 2019.
© Sergio Bonelli Editore.

Progetti per il futuro?

“Attualmente sto lavorando con Michele Medda a una nuova storia dell’Agente Speciale Alfa dal tutolo provvisorio “Mr Perfect”. In futuro ci sono tante idee e progetti che vorrei portare a compimento. Ma nel nostro settore, soprattutto di questi tempi, bisogna procedere passo dopo passo senza lasciarsi trasportare troppo dall’entusiasmo. L’importante è che chi svolge questo mestiere faccia di tutto affinché le persone non dimentichino l’importanza del media fumetto e di quanto lo stesso abbia ancora molto da dire. Incrociamo le dita.”

Noi le incrociamo per te e con te, grazie di questa interessante chiacchierata. Con voi lettori appuntamento a domani per la recensione di Nathan Never 332, “Etherea”.

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