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La casa di carta: i motivi del successo della serie Netflix!

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L’arrivo della quarta parte della serie La casa di carta (trovate qui la nostra recensione) è stato accolto con un entusiasmo fuori scala da parte di quasi tutta la community Netflix. La serie spagnola, ideata da Alex Pina, ha fatto breccia nel cuore degli appassionati sin dal primo momento del suo arrivo sulla piattaforma di streaming.

E questo nonostante la prima stagione, trasmessa originariamente sul canale spagnolo Antenna 3, non avesse avuto subito grandissimo successo in patria. Fu Netflix che, dopo averla acquistata, riorganizzò la stagione diminuendo la durata dei singoli episodi e dividendola in due parti, creando quella fortunatissima ricetta che ha letteralmente sbancato.

Alla luce di un successo costante, la cui portata si percepisce ad ogni uscita della stagione successiva, è lecito chiedersi: ma quali sono i motivi per cui così tanta gente ama questa particolarissima serie? Alcuni sono banali magari, altri molto meno, perché fanno breccia su quel sentimento rivoluzionario di ribellione che accomuna qualsiasi individuo, qualsiasi classe sociale, qualsiasi periodo storico. Ci proponiamo di vederne assieme alcuni e di provare a studiare quali sono stati gli ingredienti di questo piatto considerato così diffusamente prelibato.

1 – Il genere

Sembrerà banale, e l’ho anticipato prima, ma il primo grande motivo del successo della serie è il genere di appartenenza. La modalità di distribuzione di Netflix, che prevede il caricamento dell’intera stagione di una serie in un’unica soluzione, è perfetta per un racconto drammatico e pieno di azione. Una rapina, ostaggi, una sfida di intelletti tra un intelligentissimo professore / capo della banda e le migliori menti della polizia spagnola. È un incipit accattivante, intrigante e, in amalgama con gli altri elementi della trama, riesce a funzionare a meraviglia.

2 – La banda

Il secondo motivo del successo de La casa di carta è facilmente riconducibile ai personaggi. Ancora, sembra scontato, ma una buona serie deve partire per forza da una base di personaggi carismatici, riconoscibili e variegati. Se poi questi fanno parte di una banda, la scelta dei caratteri diventa fondamentale. Rimane un problema, però. Normalmente il più grande ostacolo nella perfetta identificazione tra personaggi e spettatore sta nei nomi.

Più nomi ci sono da ricordare, e più complessi questi sono, tanto più sarà lungo il processo di conoscenza profonda di tutti i personaggi da parte dello spettatore medio. Certo, qualcuno imparerà a conoscerli da subito, ma lo spettatore medio, in assenza di strategie specifiche sui nomi, comincia a conoscere prima quel personaggio che più gli crea empatia. È una prassi comune e si studia molto soprattutto in ambito cinematografico, dove il tempo a disposizione per creare empatia tra spettatore e personaggi è poco.

Beh, La casa di carta risolve questo dilemma con facilità. Con il pretesto dell’identità segreta per la rapina, associa ad ogni membro della banda una città e lo fa azzeccando alla grande la combinazione. È così che chiunque conosce al volo Denver, giovane e impetuoso, così come Mosca, pacato e saggio, o Berlino, imperscrutabile leader. O ancora Nairobi, con il suo carattere dirompente, o Palermo, artista imprevedibile. Sembra tutto casuale, o fortuito, ma la forza della serie risiede in quanto sia letteralmente perfetta la meccanica nome città – personaggio. Crea subito personaggi iconici, li offre allo spettatore già nella prima puntata e quando c’è da aggiungerne altri, ci vuole pochissimo a memorizzare anche loro.

3 – La Revolución esterna

Ecco, un po’ tutti sappiamo come La casa di carta abbia utilizzato la canzone “Bella ciao”. A qualcuno l’utilizzo commerciale di una canzone così significativa per la resistenza partigiana non è piaciuto. La realtà, però, è che questo è uno dei grandi punti di rottura della serie. Richiama, infatti, quel sentimento rivoluzionario che, come detto prima, accomuna tutti, indipendentemente dall’età o dalla sfera sociale. Ma c’è molto di più, dietro.

Tutto parte dalla Spagna di questi ultimi anni, dove la classe medio-bassa si trova in condizioni sempre più di estrema povertà. La Spagna è in difficoltà economiche da tempo e ciò ha creato un sentimento di profonda rivalsa della popolazione più in crisi nei confronti del governo. Lo Stato è visto come autoritario e distante, le figure ai piani alti sono costantemente tutelate, davanti a tutto, mentre il popolo si sente in continua sofferenza.

E se, leggendo quanto scritto ora, avete sentito una somiglianza tra la situazione politica spagnola e quella italiana, non c’è niente di strano. È un sentimento comune, ciclico nella storia, che ha scatenato tanto focolai leggendari di rivoluzioni quanto sanguinarie repressioni. Il fuoco della rivoluzione, della ribellione, dell’attacco al potere è un topos quanto mai diffuso dovunque, nel film, nelle serie, nei libri. E non è un caso che la serie abbia tanto successo proprio in Italia e in Spagna.

4 – La Revolución interna

La casa di carta, però, aggiunge a questo la concretezza dei propri personaggi, di un racconto socio-politico vero, concreto, tangibile. Non solo, perché la ribellione è un sentimento che si può trovare sia nei più maturi (e, spesso, coincide con la sfera politica sopra menzionata) sia nei più giovani. E in quest’ultimo caso coinvolge qualsiasi aspetto della vita. Lì si inseriscono figure come Rio e Tokyo che manifestano la necessità giovanile di ribellarsi alla vita e all’autorità.

C’è un personaggio per ogni tipologia di ribellione/rivoluzione e tutto è costruito come un albero. C’è la banda, il grande tronco centrale, che sbeffeggia il governo spagnolo rubandogli in faccia e assicurandosi l’adorazione del popolo, alla disperata ricerca di un lume di speranza. E, poi, ci sono tutti i rami che si diramano man mano.

Lisbona è donna distrutta dalla monotonia di una vita passata a servire un ideale di giustizia di facciata, attratta dal fuoco del cambiamento. Il Professore è l’intellettuale che irrompe contro una società che lo ha allontanato e relegato a libero, inutile, pensatore. Berlino e Palermo sono gli artisti, le figure Romantiche, i poeti maledetti della serie, ribelli contro tutto e tutti ma fedeli alla componente più passionale della vita.

5 – Il bianco e il nero

Non è facile in una serie creare sfumature e contrasti. È più semplice realizzare dicotomie, bianco e nero, buoni e cattivi. Ecco, in questa serie non esiste nessuno che è buono o cattivo. Si tifa facilmente per la banda e, poi, banalmente, si realizza che alla fine sono criminali che mettono in pericolo innocenti per fare soldi. Eppure, la serie riesce a trasmettere questo sentimento da “Robin Hood” con efficacia magistrale. Rubare ai ricchi, per dare ai poveri, il leitmotiv delle prime due stagioni.

È giusto? O sbagliato? Non c’è risposta e non è necessaria, perché l’interrogativo non ce lo si pone. Non importa se ciò che fa la banda è giusto, non importa di quali sono davvero le motivazioni dei personaggi, perché è tutto alla fine subordinato al racconto, al quadro dipinto dalla sceneggiatura. E questo funziona davvero, consentendo di soprassedere a qualche evidente buco di sceneggiatura, sollevando un po’ di sana sospensione dell’incredulità. Anzi, chiamiamola licenza poetica, per far felice Berlino.

Ingranaggi che girano

Quanto detto finora non indica assolutamente che La casa di carta sia una serie perfetta, anzi. Può legittimamente piacere, come no e ciò vale ovviamente per qualsiasi cosa. È semplicemente l’esempio di un meccanismo funzionante nonostante tutto. Ha problemi di trama enormi, buchi nella sceneggiatura incomprensibili, numerosi difetti nella caratterizzazione di personaggi al di fuori della banda, situazioni al limite dell’assurdo. Eppure funziona e abbiamo visto insieme quali sono alcuni dei motivi che creano un ingranaggio che, nonostante tutto, gira come si deve.

Una serie che riesca a coinvolgere un pubblico di qualsiasi età, facendo parlare di sé sotto una miriade di ambiti, rimane a prescindere una rarità. E più varietà c’è nel media, più prodotti di diversa tipologia sono a disposizione dello spettatore, meglio è per tutti.

Se volete sapere cosa ne pensiamo della quarta stagione de La casa di carta, trovate di seguito la nostra recensione:

Ricordiamo che è stato già confermato che la serie continuerà con una quinta stagione! Seguiteci per altre novità su La casa di carta e altre serie Netflix.

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