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Nerd Pool intervista Valentino “Imriel” Notari

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In occasione dell’uscita del suo romanzo Cosplay Girl edito da Mondadori, abbiamo potuto parlare con Valentino Notari. Il famoso cosplayer noto anche con il nickname Imriel ci ha parlato di questo suo primo romanzo, del mondo del cosplay, fiere e tanto altro. Scopritelo in questa nostra intervista!

Ciao Valentino e benvenuto su Nerd Pool! Ti ringraziamo per questa intervista e iniziamo con una domanda facile: chi è Valentino Notari? Presentati al nostro pubblico!

Ma grazie a voi per l’invito e ciao a tutta la redazione e i lettori! Direi che la parola più adatta per descrivermi è geek. Da sempre sono appassionato di cultura pop in ogni sua forma, da quella giapponese a quella occidentale. Adoro vivere e raccontare storie e da quasi vent’anni sono un cosplayer.

Sei un cosplayer ma adesso anche uno scrittore! Ti va di presentarci a parole tue il tuo romanzo Cosplay Girl?

Cosplay Girl è la fusione delle mie due più grandi passioni, direi che è la sintesi di queste mie due anime creative che per anni hanno coesistito, sfiorandosi a più riprese ma senza mai incontrarsi. Il romanzo è la celebrazione di un matrimonio nel mio cuore, quello fra il cosplay e la scrittura, ma è soprattutto l’occasione per il nostro ambiente di venire raccontato dall’interno e rappresentato da una storia che si incentri al cento per cento sulle sue dinamiche e le persone che ne fanno parte.

Allo stesso tempo, però, si tratta anche della storia di una ragazza, una come tante, con un passato difficile e un rapporto complicato con se stessa e il proprio corpo. E’ la vicenda di riscatto ed empowerment di una persona che tenta disperatamente di guarire dalle ferite che la lacerano da dentro e che, proprio grazie al cosplay e alle persone che ha conosciuto nella community, riuscirà a risollevarsi e trovare la forza di amarsi.

Valentino Notari
Cosplay Girl

Cosa ti ha spinto a scrivere questa storia che mette al centro un mondo poco trattato nella narrativa? Avevi già scritto altro prima di questo romanzo? Perché non parrebbe la tua prima esperienza, è scritto molto bene!

Innanzitutto, grazie di cuore! Ho voluto scrivere Cosplay Girl proprio perché ritengo che il mondo del cosplay sia straordinario e nasconda in sé non solo la possibilità di raccontare delle belle storie, ma soprattutto celi una profondità emotiva e psicologica unica e di cui si conosce molto poco. E’ il mio mondo, è divertente, è colorato, ma ha anche i suoi lati oscuri. Personalmente, lo amo con tutto me stesso e aver avuto la chance di raccontarlo a un pubblico ampio è una responsabilità e un onore che sento molto. 

Prima di questo progetto ho lavorato a una storia fantasy, che vide anche la luce un po’ di tempo fa con un piccolo editore, ma fu un’esperienza autoconclusiva e che non mi lasciò soddisfatto. Il mio sogno è sempre stato fare lo scrittore di professione e negli anni ho lavorato molto per affinare il mio stile e costruirmi gli strumenti giusti per tentare la strada della grande editoria. Conoscere il mio agente, Francesco Gungui, è stato il punto di svolta. E ora spero di non fermarmi più e continuare a migliorare, ma soprattutto a scrivere e raccontare le decine di storie che mi si affollano nella testa fin da quando andavo al liceo.

Credi che il tuo romanzo possa essere apprezzato anche da chi conosce poco o nulla del mondo cosplay, oltre a non essere nerd in senso ampio? Credi, anzi, che possa avvicinare le persone a questo mondo guardato a volte con pregiudizio?

E’ una mia grande speranza. Nello scrivere il romanzo, ho cercato in ogni modo di renderlo comprensibile e godibile anche per chi di cosplay e cultura pop sa poco e niente. In fondo, il vero focus della storia sono i suoi personaggi, i loro sogni, le loro paure e le loro esperienze, tematiche che esulano dalla conoscenza del mondo del cosplay. E allo stesso tempo, l’ambientazione in cui le vicende si svolgono è fondamentale e mi auguro di essere riuscito a presentarla al meglio, a renderla magica anche per chi si affacciasse a questo meraviglioso hobby attraverso le mie pagine, o per chi ci avesse avuto a che fare solo superficialmente e volesse approfondire.

Chi o cosa ti ha ispirato nel creare il personaggio della protagonista Alice? C’è qualcosa di autobiografico in lei?

C’è molto di autobiografico in lei, ma anche elementi completamente inventati. Condividiamo un passato di bullismo e autolesionismo, anche se per cause diverse, e come lei io sono sempre stato un po’ una testa calda. Oltre, ovviamente, alla passione per il cosplay e ai nostri gusti in materia di cultura pop. Anche io ho conosciuto l’amore della mia vita in fiera e ho partecipato con lei alle selezioni del World Cosplay Summit con un’esibizione di Pokèmon. Insomma, esistono parecchie analogie, ma per tanti versi Alice è un personaggio molto differente dal suo autore. Ad esempio nel suo background, legato all’Abruzzo terremotato, mentre io sono nato e cresciuto a Roma.

Valentino Notari

Il tuo romanzo presenta sia momenti divertenti e folli, come le avventure che Alice e Federica vivono, ma anche argomenti molto seri, come l’autolesionismo, il bullismo anche online, il terremoto, la presa di coscienza della propria sessualità. C’è qualche messaggio che vorresti lasciare ai lettori che si riconoscono in Alice e in ciò che prova e affronta nel corso della storia?

Tenete duro. Tenete duro e cercate l’appoggio di amici pronti a sostenervi, perché “le nubi nere di Mordor” fanno meno paura quando le si affronta fianco a fianco a un gruppo di compagni. E voglio condividere anche un insegnamento, che mi fu dato da una persona quando avevo diciotto anni e non passava giorno in cui non sentissi il bisogno di affondarmi una lama nel braccio: trovate il modo di amare voi stessi. Anche in minima parte, anche solo per qualche minuto, prendetevi del tempo per apprezzare qualcosa di voi. Quando mi fu detto, io non ci credetti granché. Era un periodo in cui non ero molto disposto ad ascoltare, ma qualche mese dopo ci ripensai. La mia vita era migliorata e capii che quell’incontro, quasi inconsciamente, mi aveva segnato. Vi auguro tutta la felicità possibile.

Parliamo un attimo di cosplay: come è iniziata questa tua passione?

E’ iniziata mentre ero al liceo e facevo parte di un fan club di Star Wars. Andai al Romics per la prima volta assieme a loro, vestito da Obi-Wan Kenobi, e non sapevo nemmeno che ciò che stavo facendo si chiamasse cosplay. Lì ho incontrato decine di persone che interpretavano personaggi di manga, anime e videogiochi che amavo e la mia vita cambiò per sempre. Ho cominciato a mettermi sotto per imparare le basi del cucito e a frequentare quanti più eventi possibile, anche lontani dalla mia città, dove ho conosciuto amici che ancora oggi considero come familiari. Se è stata la passione per la cultura pop ad avvicinarmi al cosplay, è stato il suo lato umano a farmene innamorare per sempre.

Al World Cosplay Summit al quale Alice sogna di partecipare tu ci sei stato come rappresentante del Team Italy. Raccontaci qualcosa di questa esperienza che tanti appassionati di cosplay sognano per davvero.

Il WCS è un’esperienza indimenticabile, la più bella che abbia provato come cosplayer. In pochi giorni si stringono legami meravigliosi, il tempo sembra quasi cristalizzato mentre si è a Nagoya. Ci sono decine di eventi prima della finale mondiale vera e propria e la competizione passa rapidamente in secondo piano, nonostante la posta in gioco sia alta. C’è un clima di amicizia e supporto unico. Ricordo che la sera prima della semifinale ad un ragazzo del team brasiliano si ruppe la spada e noi altri partecipanti passammo quasi tutta la notte in bianco nella loro camera ad aggiustarla tutti assieme, trasformando quell’imprevisto in una festa. Si provano emozioni potenti e profonde, che ti segnano per la vita.

Con molte persone che abbiamo conosciuto lì, io e la mia compagna ci sentiamo praticamente tutti i giorni e capita spesso di viaggiare per migliaia di chilometri solo per rivedersi a qualche evento o anche solo per incontrarsi fuori fiera. Una delle cose che mi sono ripromesso di fare una volta finita la pandemia è quella di tornare al WCS da spettatore. Ci sono eventi appositi per gli “alumni” (ex-rappresentanti) e sarebbe una meravigliosa occasione per riabbracciare tanti amici che non vedo dal 2016.

Vedendo il tuo profilo Instagram vediamo che fai cosplay di personaggi molto diversi e di entrambi i sessi. Sei dell’idea che il cosplay dovrebbe essere libero e quindi ognuno dovrebbe interpretare il personaggio che vuole senza badare al genere, al colore, al fisico? Cosa consigli a chi si sente insicuro di buttarsi?

Assolutamente. Sono un grande sostenitore del motto: “Cosplay is for everyone!” Capisco bene l’insicurezza e la paura, io per primo ho dovuto vincerle per arrivare a fare personaggi femminili, ad esempio, o personaggi con un fisico molto diverso dal mio. Purtroppo, anche nei migliori ambienti esistono le mele marce e per un cosplayer, esporsi significa anche il rischio di commenti colmi di cattiveria. Il mio consiglio è di fare piccoli passi e farlo quando ce la si sente. Io ci ho messo molto tempo a convincermi, ma quando ho trovato la forza è stato molto liberatorio. E in caso siate vittime di bullismo, non abbiate paura a chiedere aiuto. Ci sono decine di pagine online pronte a sostenere chi subisce attacchi del genere e vedrete che in tanti correranno a sostenervi. Scrivete anche a me, anzi, sarei lieto di dare una mano.

Valentino Notari
Cosplay Girl
Cosplay di Valentino Notari, Foto di Daisy Cosplay

Dicci uno dei tuoi cosplay preferiti e uno che hai in programma di fare in futuro!

Ultimamente, sono in super fissa con Ymir de L’Attacco dei Giganti. La adoro e mi sono divertito un mondo a interpretarla. Non vedo l’ora che la mia ragazza mi faccia da Historia per fare un set di coppia! Invece, il mio prossimo progetto grosso è un’armatura, quella di Arthas da Heroes of the Storm, che spero di terminare entro la fine dell’estate. Sarà il primo costume che porterò in gara, quando si potrà riprendere a competere. Mi manca moltissimo salire sul palco e ho l’esibizione praticamente già pronta.

A cosplayers e non solo mancano le fiere di fumetti, il Romics e Lucca Comics che nel tuo romanzo racconti in epoca pre-covid che suscita un po’ di malinconia. Ti va di condividere con noi un ricordo di una qualche fiera del passato?

In effetti, mi ha colpito molto ricevere commenti di molti lettori che mi hanno confessato di essersi commossi nella scena in cui Alice arriva a Lucca, perché quelle pagine le ho scritte prima che iniziasse la pandemia. Condivido la loro malinconia, provo una profonda nostalgia delle fiere, anche delle parti più stressanti. Un ricordo bellissimo che ho riguarda la mia ultima Festa dell’Unicorno, quando con la mia ragazza abbiamo portato Legolas e Frodo e ci siamo ritrovati alle due del mattino a ballare musica bardina in pieno stile Hobbit in cima alla cittadella della città, trangugiando idromele con decine di altri cosplayer. E’ stato divertentissimo!

Infine dicci: è più facile scrivere un romanzo o fare un costume da zero?

Bella questa! Sono entrambi degli sforzi creativi notevoli, e hanno anche dei punti in comune, come il rischio di impantanarsi o il modo che hanno di assorbirti completamente mentre lavori. Non saprei dare una vera risposta, sinceramente. Diciamo che scrivere ha qualche piccolo vantaggio, per esempio lo si può fare ovunque, basta avere un portatile o un quaderno. Mentre beh, per il cosplay occorrono spazio e attrezzature.

Grazie per essere stato con noi e aver risposto alle nostre domande!

E’ stato un piacere!

Valentino Notari
Cosplay di Valentino Notari; Foto di DaisyCosplay

Recensiremo nei prossimi giorni il romanzo Cosplay Girl di Valentino Notari quindi continuate a seguirci! Intanto vi consigliamo il fumetto Into the Net dove la protagonista è una cosplayer alle prese con tante difficoltà. Diteci se vi è piaciuta questa intervista, e se avete già letto Cosplay Girl e se seguite Valentino e i suoi cosplay! Continuate a seguire Nerd Pool per essere sempre aggiornati su anime e manga e non solo!

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