Doom: la storia del gioco che ha cambiato il mondo – RetroPool

La storia di come un singolo gioco ha segnato un'intera epoca, creando di fatto un nuovo genere prima solo abbozzato.

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Il mondo dei videogiochi nei suoi oltre 50 anni di storia ha vissuto diversi “momenti chiave”, in cui qualche produzione particolare o qualche tipologia di hardware ha creato dei veri fenomeni generazionali che hanno cambiato in toto o in parte l’intera industria videoludica. Da Super Mario a Zelda passando per titoli più recenti quali GTA o Dark Souls, solo per citarne alcuni, sono tantissimi gli esempi che si possono fare di produzioni che hanno settato nuovi standard per il loro genere di appartenenza, o, a volte, lo hanno proprio creato o quasi, come nel caso di Doom. Poche volte nella storia si è visto un solo gioco capace di smuovere così tanto l’intero mondo, dando vita ad un genere che prima stentava a prendere una sua direzione netta, ovvero quello degli FPS (First Person Shooter).

Doom

Il brutale, sanguinoso e frenetico shooter creato da id Software e pubblicato per la prima volta nel dicembre del 1993 ha dato i natali ad una delle saghe più amate della storia, arrivata fino ai giorni nostri, e noi di NerdPool vogliamo rendergli omaggio a pochissima distanza dal 30esimo anniversario di quest’opera che dire storica è ormai quasi riduttivo. Siete pronti a ripercorrere la genesi del più famoso titolo creato da John Carmack, John Romero e soci?

Di Demoni e stazioni spaziali

Doom non è stata la prima esperienza di id Software nel mondo degli shooter in prima persona, avendo infatti il team lavorato in precedenza a Wolfenstein 3D/Spear of Destiny, revival in tre dimensioni di una vecchia IP degli anni ’80 a base di nazisti e labirintiche sale del famigerato Castle Wolfenstein. Sebbene le tecnologie impiegate fossero molto acerbe si poteva già notare lo stile del team, nonostante i ritmi dell’azione fossero molto più compassati rispetto alla ben nota velocità dell’azione che avremmo poi visto in Doom.

Doom

L’evoluzione tecnologica, o forse dovremmo chiamarla rivoluzione, fu opera principalmente di John Carmack, vero appassionato di tecnologia del gruppo, il quale riuscì a compiere imprese considerate quasi irrealizzabili per i mezzi dell’epoca. Basti pensare a come riuscì ad introdurre anni prima un concetto che su PC sembrava impossibile da riprodurre, una cosa che oggi diamo per scontata come lo scrolling orizzontale dell’inquadratura nei platform 2D, su PC semplicemente non esisteva prima che Carmack riuscisse a implementarlo, in quello che era a tutti gli effetti un porting del primo Super Mario, ovviamente mai commercializzato in quanto fu un mero esercizio di stile.

Fu proprio lui a creare la prima versione dell’idTech, il motore grafico che muove i primi due storici capitoli del franchise. Caratterizzati da un’estetica horror sci-fi, in cui zombi e creature demoniache di varia natura (anche cibernetica) combattono contro il nostro Doomguy (o Doom Slayer come rinominato canonicamente in seguito), un marine spaziale armato di tutto punto. Al nostro John si affiancava un altro John, Romero, a formare la coppia che per tutti ha lasciato un segno indelebile nella storia dei videogiochi (in pochi ricordano il terzo membro fondatore di id Software, Tom Hall, il quale lasciò la software house qualche mese prima del lancio del primo Doom).

Lo shooter del popolo

Uno degli aspetti fondamentali nel successo di Doom fu la sua modalità di rilascio, con l’utilizzo della distribuzione gratuita sotto forma di shareware. Lo shareware era di fatto una porzione piuttosto ampia del titolo completo, in questo caso il primo episodio intero dei tre facenti parte del gioco (divenuti poi quattro con l’uscita della riedizione The Ultimate Doom), rilasciata completamente gratis a chiunque lo richiedesse. Se il gioco piaceva spettava poi all’acquirente ordinare ad id Software il gioco completo, pagandolo il dovuto per ottenere anche gli episodi mancanti.

Doom

Un sistema che diede al gioco di Carmack e soci una visibilità notevolissima, unito alla qualità davvero fuori scala del titolo, vero mostro di tecnologia e giocabilità, grazie al motore di Carmack, al design intricato e intelligente delle mappe create da Romero e al mix unico di atmosfere horror sci-fi, musiche e sound-design incalzanti. Doom era giocato praticamente da chiunque avesse un PC all’epoca, e non mancarono in seguito porting e riedizioni su praticamente qualsiasi piattaforma presente e futura, dal 32X del Sega Mega Drive passando al Super Nintendo, Atari Jaguar, PlayStation, Game Boy Advance e praticamente ogni piattaforma Microsoft, Sony e Nintendo delle generazioni successive fino ai giorni nostri, dove troviamo conversioni in Unity Engine tutto sommato ben fatte e comprensive di mod e add-on vari, un altro aspetto che ha decretato l’inesauribile successo del gioco.

Fu infatti per una precisa scelta del team che i file contenenti le mappe dei livelli furono mantenuti separati dal resto del software, i famosi .wad, in modo che chiunque con un semplice tool potesse creare i propri livelli personalizzati, mod e total conversion, da poter giocare e condividere con la community. Tutt’ora la fervente comunità di appassionati che da ormai oltre 30 anni crea e pubblica nuovi contenuti per i primi due Doom non accenna nemmeno lontanamente a smettere, compreso lo stesso John Romero (da decenni lontano da id Software), il quale ha recentemente pubblicato il suo nuovo set di livelli Sigil 2, sequel del precedente Sigil pubblicato qualche anno fa per festeggiare i 25 anni della saga. Doom è davvero un gioco del popolo, Doom è di tutti, Doom è per tutti.

30 anni come se non ne fosse passato nemmeno uno

La straordinaria storia di Doom e dell’impronta indelebile lasciata nel mondo del gaming, degli shooter in particolare, è ormai leggendaria, con tantissimi titoli usciti dopo di lui a cercare di copiare o quantomeno omaggiare la strada tracciata dall’opera più famosa di id Software. Opera che prosegue fino ai giorni nostri, con lo straordinario Doom Eternal come ultimo baluardo della saga, uscito ormai quasi quattro anni fa. Certo, il genere ne ha fatta di strada, molti titoli nel tempo sono riusciti a emergere e a catturare l’attenzione della massa, e al contempo non sempre tutti gli episodi originali del franchise sono stati in grado di rivaleggiare con opere più moderne e stratificate, ma Doom resterà sempre marchiato a fuoco nei cuori di chi ha seguito, anche a distanza di anni, la storia di questo magnifico mondo.

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